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Figli dell'incesto. Sì al riconoscimento
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È legge il provvedimento sul riconoscimento dei figli naturali, che però con una modifica introdotta dal Senato e ratificata ieri dalla Camera, di fatto normalizza l’incesto, consentendo la possibilità del riconoscimento da parte del genitore che ha perpetrato la violenza all’origine della nuova vita. I voti sono stati 366 a favore, 31 i contrari, 58 gli astenuti.

Tutti i gruppi hanno dichiarato voto favorevole nello scrutinio finale, ma un drappello trasversale di parlamentari è intervenuto per esprimere, anche a nome di altri colleghi, un "no" in dissenso. Per il Pdl Alfredo Mantovano, Renato Farina, Fabio Garagnani. Nell’Udc Luisa Capitanio Santolini e Paola Binetti nell’annunciare la loro opposizione all’attuale testo, hanno evidenziato però il consenso all’articolato così come uscito in prima lettura da Montecitorio.

La pregiudiziale di costituzionalità è stata ritirata da Federico Palomba di Idv, che ha confermato però le sue critiche, cioè lo svuotamento delle competenze dal Tribunale dei minori e la possibilità che in caso di incesto «il padre abusante possa unilateralmente compiere un’ulteriore violenza» con il riconoscimento di genitorialità.

«Qui si dà un diritto non al bambino, ma contro il bambino», ha osservato il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione proponendo uno stralcio della norma contestata, che però è stato bocciato per 54 voti di differenza. Poi con 266 voti contrari e 184 favorevoli e 8 astenuti sono stati respinti una serie di emendamenti dell’Udc, di esponenti del Pdl e di Palomba, che la sopprimeva.

Il leghista Massimo Polledri, firmatario insieme a Enrica Rivolta di uno di essi, ha respinto «il ricatto» secondo cui non ci sarebbe stato tempo per modificare la legge, constatando, peraltro, come già oggi esistano tutte le norme a protezione del minore nato da incesto.

La relatrice Alessandra Mussolini del Pdl si è detta contraria a tutti gli emendamenti, seguita dal governo rappresentato dal sottosegretario Salvatore Mazzamuto. Cinzia Capano del Pd ha difeso la norma introdotta dal Senato, sostenendo che senza di essa, la donna vittima di stupro non avrebbe potuto riconoscere il figlio. «Consultate la giurisprudenza italiana – l’ha contraddetta Buttiglione –: la clausola di buona fede in questi casi si applica automaticamente».

Bocciato anche un emendamento di alcuni deputati del Pdl (primo firmatario Mantovano) che per maggiore chiarezza ribadiva questa ed altre condizioni di riconoscibilità già in vigore. Nella legislazione attuale, ha spiegato Mantovano, il figlio nato da incesto ha già la possibilità di ricevere l’eredità, «la donna vittima della violenza può riconoscere il figlio, mentre l’autore dell’abuso no».

A difesa delle nuove disposizioni Maurizio Paniz del Pdl ha detto che il riconoscimento di genitorialità è condizionato dall’autorizzazione del giudice, con i «paletti» dell’interesse del minore e della necessità di evitargli un pregiudizio. Ma gli ha risposto un altro un penalista del Pdl, Francesco Paolo Sisto: «si rischia di svuotare l’incesto, di cui all’articolo 564 del codice penale, di quel contenuto illecito che il codice penale gli dà». Vedendo due esperti su posizioni diametralmente opposte, sempre nel centrodestra Marcello De Angelis ne ha tratto ragione per chiedere, per motivi di «precauzione», un ulteriore approfondimento. Ma l’aula non ha raccolto il consiglio ed ha approvato il testo così com’è.

«Risultato storico», esulta Giulia Bongiorno per Fli, di «grande significato politico, culturale e sociale» concorda Rosy Bindi per il Pd. «Una legge partita nel migliore dei modi», commenta invece la Capitanio Santolini, infligge «un vulnus alla famiglia». «A distanza di poco più di un anno dal voto unanime a favore del riconoscimento dei diritti dei figli naturali», aggiunge la Binetti, si realizza «una sorta di sdoganamento dell’incesto». Nel Pdl Farina, Souad Sbai e Mario Landolfi vedono nel seno di «una legge giusta» attribuire «un ignobile diritto ai genitori incestuosi». Per Gabrile Toccafondi il danno dell’aggiunta del Senato «è peggiore di tutta la bontà della legge». «Una legislatura che ha fatto pochissimo per la famiglia, si conclude nel peggiore dei modi», nota Mantovano.

Fonte >  Avvenire.it


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