>> Login Sostenitori :              | 
header-1

RSS 2.0
menu-1
TUTTI |0-9 |A |B |C |D |E |F |G |H |I |J |K |L |M |N |O |P |Q |R |S |T |U |V |W |X |Y |Z

Archivio Articoli FREE

Eurocrisi: tedeschi che non vogliono sborsare
Stampa
  Text size
Un gruppo di economisti ed imprenditori tedeschi di primo piano ha formato un partito – Alternative fuer Deutschland (AfD) – che promuove l’uscita del Paese dall’euro. L’iniziativa è partita nientemeno che dall’ex presidente della Confindustria germanica (BDI), Hans-Olaf Henkel, prima noto per essere un fautore entusiasta dell’euro: «Il peggior errore della mia vita», ha confessato al Telegraph.

Hans-Olaf Henkel
  Hans-Olaf Henkel
Il motivo, lo dicono chiaro gli economisti: la Germania si è impegnata (sulla carta) a contribuire a fior di decine di miliardi al salvataggio dell’euro-zona, facendo prestiti ad interesse ai Paesi in difficoltà. Fino ad ora, era inteso che quegli impegni non avrebbero mai dovuto essere realmente adempiuti, bastando la «garanzia» del gigante tedesco a calmare le acque; e per evitarlo, Berlino ha potuto fino ad oggi imporre ai Paesi in crisi austerità draconiane («Pagate voi i vostri debiti!»). Adesso, dicono i capi di AfD, l’affermazione in Italia di Beppe Grillo, che secondo loro auspica il riduzione del debito estero italiano, li ha resi coscienti «di quanto sia veramente pericolosa la crisi euro», dice uno dei loro leaders, l’economista Bernd Lucke: «Che uno Stato paghi o no il suo debito, dipende dalle scelte elettorali imprevedibili dei loro popoli».

Inaudito, vero?

A questo punto, la grande creditrice Deutschland – dicono loro – non deve più pagare altri salvataggi. Uscire dall’euro e formare una nuova moneta con i satelliti nordici (dall’Austria alla Finlandia) sarebbe un bene anche per il Club Med, che rimarrebbero con l’euro, ma sostanziosamente svalutato e quindi competitivo. (Germany's anti-euro party is a nasty shock for Angela Merkel)

Quanti voti può attrarre AfD, a soli sei mesi dalle elezioni che danno vincente Angela Merkel? Non è dato saperlo. In genere in partiti nuovi e di protesta tedeschi non hanno mai superato lo sbarramento del 5% per entrare in parlamento. D’altra parte, i sondaggi dicono che il 26% dei tedeschi, oggi, voterebbe un partito anti-euro. Ed anche se Alternative fuer Deutschland non superasse lo sbarramento, risucchierebbe abbastanza voti al centro-destra da rendere impossibile o problematico il ritorno dell’attuale governo di coalizione, i cristiano-democratici della Merkel, la CDU bavarese, e i liberisti Free Democrats. Tutti partiti ufficialmente pro-euro, come del resto il grande storico concorrente, i socialdemocratici.

Nonostante la VW annunci trionfale altre migliaia di assunzioni, l’economia tedesca rallenta, subendo il «gelo» dell’austerità e della miseria che ha imposto ai Paesi vicini, con il relativo crollo dei consumi. La produzione industriale a gennaio è stata stagnante, e il settore in crescita appare l’edilizia che ha mascherato statisticamente la vera e propria caduta della produzione di beni industriali e di energia.

La scelta della Merkel di chiudere le centrali nucleari e passare all’energia rinnovabile sta imponendo un pesante tributo alle manifatture e imprese reali: un rincaro del 47% della bolletta elettrica (per pagare gli investimenti solari e ventosi, notoriamente anti-economici) pone in difficoltà diverse imprese. Anche quelle commerciali. La catena di mega-negozi «Intersport» ha dovuto fare grossi investimenti per assicurare che nei suoi grandi spazi di vendita il riscaldamento, l’aria condizionata e la ventilazione non operino simultaneamente.

Altre, specie medie imprese (il tipico nerbo dell’economia reale tedesca) vanno all’estero dove l’energia costa meno. La Worlee-Chemie GmbH, impresa famiglia che prospera da un secolo ad Amburgo producendo resine e tinteggiature, ha aperto una fabbrica di produzione di un nuovo suo indurente a Istanbul. Sono centinaia di posti di lavoro che partono dalla Germania.

C’è di peggio. Un popolo che fu scottato dall’iper-inflazione degli anni ’20 teme anche la tiepida inflazione che vede tornare in tanti settori. Ovviamente, prima di tutto nel settore pubblico: i 765 mila dipendenti delle Regioni hanno spuntato, coi loro sindacati, un aumento dei salari del 5,6% in due anni, al disopra dell’inflazione (2%). Pressioni per aumenti salariali sorgono sempre più spesso, e il salario orario tedesco è già il più alto d’Europa (31 euro l’ora contro 23,5; per non dire che in Bulgaria è 3,7); e premono anche gli altri Paesi della UE perché la Germania stimoli la propria domanda interna concedendo aumenti delle paghe.

Insomma: costi crescenti, spinte inflazioniste, delocalizzazioni, rallentamento dell’economia germanica, ed adesso la prospettiva di nuove crisi dell’eurozona, e quindi di dover aprire il borsellino per rappezzarle; certo è cosa che piace sempre meno ai tedeschi. Non gli è piaciuta nemmeno quando s’è trattato di salvare la minuscola Grecia. Quando si è trattato di sborsare 15 miliardi per Cipro, ha tirato fuori l’idea del prelievo forzoso sui conti correnti ciprioti, con i media a stillare che se non si aiutavano «gli oligarchi russi» del «paradiso fiscale» mediterraneo.

I media germanici hanno ben bene ripetuto che le banche di Cipro pesavano 7 volte il Pil dell’isola – tacendo accuratamente che il vicino, civile e nordico Lussemburgo ha un settore bancario che pesa quasi 22 volte il Pil, ed è un vero autentico paradiso fiscale, nonché Stato fondatore.

Ancor meno i cittadini tedeschi sono informati dei numerosi vantaggi che le crisi successive del Club Med portano a loro: fra cui i capitali in fuga dal Sud, che finiscono a comprare titoli tedeschi, permettendo al Paese di indebitarsi a tassi sottozero; e gli altri interessi che i Paesi in crisi stanno pagando per gli «aiuti» che ricevono dal blocco tedesco, che non è gratis. Berlino e i suoi satelliti, insomma, si indebitano a tasso zero e lucrano sugli altri al 5%. La solidarietà europea – se esistesse – dovrebbe indurre la Germania a ridistribuire questo doppio vantaggio ai Paesi-vittime; ma ovviamente non mancano mai le buone scuse per non farlo.

Figurarsi quali motivi troveranno quando si tratterà di contribuire ad un nuovo salvataggio della Spagna con dieci volte più dei soldi che richiede Cipro, o delle venti volte di più che richiederebbe la povera Italia, che elegge comici e pagliacci, senza governo, senza classe dirigente, affondante nel ciclo perverso di corruzione-sprechi-ignoranza alla sudamericana. Gli eurocrati e le loro occulte lobby di riferimento premono per «il federalismo europeo», «più Europa non meno Europa» per «l’unione dei bilanci» dei vari paesi e via ideologizzando: fingendo di ignorare che l’unione fiscale richiede per la Germania una rivoluzione costituzionale, e significa – a dirla in breve – mettere in comune il grosso borsellino tedesco con le avide casse vuote dei debiti pubblici italiani, greci, portoghesi e spagnoli. E già ora, pare, Berlino suggerisce nei salotti buoni, al riparo di orecchie indiscrete, un prelievo del 40% sui conti correnti italiani per prosciugare il debito pubblico...

E noi italiani, in tutto ciò? Uscire e ripudiare ci converrebbe sempre più, anche se più aspettiamo, più sarà traumatico. Stiamo scivolando, insieme a Spagna ed anche Francia, verso la miseria ottocentesca, se crediamo a questa tabella di JP Morgan, sui tassi di crescita dall’800 ad oggi:


CLICCARE PER INGRANDIRE


Questo declino è irreversibile. Lo è finché ci ostiniamo a restare nell’euro. Ma è perfettamente reversibile se ne usciamo. Magari insieme agli altri fratelli latini.

È proprio un filosofo italiano, Giorgio Agamben, ad evocare la «fratellanza latina» contro l’unità eurocratica «astratta, indifferente ai reali legami di cultura, modi di vita e religione». La UE «s’è formata ignorando le parentele culturali concrete che esistono fra le varie nazioni», ma oggi il potere preponderante della Germania «protestante» implica che si chiede «a un greco o a un italiano di vivere come un tedesco»; ciò non solo non ha senso, «ma se fosse possibile, avrebbe come esito la scomparsa di un patrimonio culturale» vivente e inestimabile fattore di creatività: che è proprio quel che vediamo in Italia, fra ignoranza crassa e crescente, passività e senso di sconfitta, che abbiamo chiamato «sudamericanizzazione» : questo degrado, da ultimo, è causato dal «progetto europeo» di Monnet, Delors, Padoa-Schioppa e Monti ed altri Incappucciati. (L’“Impero latino” contro l’egemonia tedesca)

Ma non sarà certo la politica italiana a porsi alla testa dell’unione politica fra «fratelli mediterranei», latini, cattolici (o affini greci-ortodossi). Oggi, i tre partiti che abbiamo fatto uscire dal nostro voto (e dalla nostra pancia) stanno dando il massimo acuto dello spettacolo tipico del parlamentarismo italiota: una colossale lite di condominio dove tutti berciano e nessuno si associa a nessun altro. E da cui il pensiero è per principio escluso, ed ogni riflessione strategica sul come cambiare il sistema, espunta fra gli strilli.

È dunque singolare che sia un italiano, Agamben, a porre il problema alto di un’unione politica dei Paesi latini del Sud, basata sulle affinità profonde, per bilanciare il potere germanico, a noi eterogeneo, che si pone inevitabilmente – ancorché involontariamente – come oppressore dei modi di vita latini. Segno che non manca ancora del tutto la creatività latina; ma quel che manca sono i politici capaci di assumere il progetto, e la decisione che comporta.

Il discorso di Agamben, ovviamente, non viene ascoltato – e nemmeno capito – in Italia dagli irresponsabili pagliacci che abbiamo eletto. Ha trovato qualche orecchio attento in Francia, anche se anche là un Hollande, moscio e piccino nelle scarpe di De Gaulle, non pare proprio in grado di coagulare attorno a sé «l’impero latino». (Un “Empire latin” contre l’hyperpuissance allemande, par Giorgio Agamben)

Però speriamo. Non ci resta altro.


Copyright Associazione culturale editoriale EFFEDIEFFE


 
Guarda commenti | Nascondi commenti

Commenti  

 
# roberto_perugini 2013-04-02 13:24
Tutto è fattibile. Tuttavia uscire dall'euro comporterebbe un periodo di sangue che gli Italioti non credo vogliano affrontare. Vi immaginate l'italiota alle prese con la benzina a 3 euro?.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# gigiranalli 2013-04-02 14:26
Citazione roberto_perugin i:
Tutto è fattibile. Tuttavia uscire dall'euro comporterebbe un periodo di sangue che gli Italioti non credo vogliano affrontare. Vi immaginate l'italiota alle prese con la benzina a 3 euro?.

L'alternativa rimanendo nella moneta unica è quella di non avere più neanche 3 euro, che li si usi per far benzina piuttosto che altro.
Da pecoroni quali siamo, rimarremo in questa nave che affonda almeno finchè qualcun altro, la Francia magari, non decida di scendere.
Ma a quel punto rimarrà una scialuppa di salvataggio anche per noi?
La verità è che dobbiamo uscire dall'euro e ripudiare il debito pubblico al più presto.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# lettera41 2013-04-02 23:38
Guardi che ha ragione roberto_perugin i. In Argentina, era il gennaio 2002, il tasso di cambio peso / dollaro era stato lasciato fluttuare liberamente. Io l'ho visto, in un mese si era passati da 1:1 a 4:1 ossia da un peso per un dollaro a quattro pesos per un dollaro.
Aspettiamoci lo stesso. Se avete uno stipendio di 2 mila Euro aspettatevi di avere 2 mila Nuove Lire che varranno, dopo un mese, 500 Euro. stessa cosa con i vostri risparmi. La benzina continuerà però a costarvi l'equivalente di 1,8 Euro al litro, la lavatrice 500 Euro (uno stipendio), un'auto 15 mila (30 stipendi) e così via.
Se vi piace così...
Ci sono altre vie d'uscita senza tornare alla lira.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# betamax 2013-04-03 08:24
Citazione lettera41:
Aspettiamoci lo stesso. Se avete uno stipendio di 2 mila Euro aspettatevi di avere 2 mila Nuove Lire che varranno, dopo un mese, 500 Euro. stessa cosa con i vostri risparmi. La benzina continuerà però a costarvi l'equivalente di 1,8 Euro al litro, la lavatrice 500 Euro (uno stipendio), un'auto 15 mila (30 stipendi) e così via.
Se vi piace così...
Ci sono altre vie d'uscita senza tornare alla lira.



Lei agita lo spauracchio di quel che successe in Argentina, esattamente come si dice al pargoletto "guarda che chiamo il lupo!".
E' vero che in Argentina nei primi tempi successe di tutto, come è vero che esistono i lupi. Ma analogamente la probabilità di uno scenario argentino in caso di uscita (ordinata) dell'Italia dall'euro è pari a quella che la mamma chiami davvero il lupo (e che questo stia lì fuori della porta ad aspettare).
Se lei volesse fare informazione (anziché terrorismo) citerebbe la ripresa argentina al tasso medio dell'8% annuo, il crollo degli indici di povertà e disuguaglianza a partire da soli 6 mesi dopo il default etc.
Poi naturalmente ci informerebbe che l'Argentina fece DEFAULT su un debito che era al 100% denominato in moneta estera (in quanto rimasto agganciato al dollaro, e in parte emesso sotto giurisdizione USA), mentre l'uscita dall'euro NON comporterebbe per noi la necessità di un default, in quanto avremmo titolo a ridenominare in nuova-lira tutto il debito emesso sotto legislazione italiana (credo almeno il 95%), sulla base della lex monetae.
Qui mi fermo, ricordando solo che l'Argentina oggi sta assai meglio di quando, allieva-modello del FMI, era giunta a rovinarsi, anche se le politiche della "presidenta" Kirchner non sono state tutte lineari soprattutto negli ultimi anni.

I toni duri della mia risposta presuppongono che lei abbia scritto il commento con la deliberata intenzione di dis-informare. Se invece non era questa la sua intenzione, ma semplicemente lei stava parlando di cose che non comprende o non ha studiato, le chiedo scusa di cuore, ma con calda preghiera di informarsi meglio prima di intervenire. La verità è troppo importante per sottometterla alle chiacchere da "bar dello sport". E il suo commento, me lo lasci dire, non va oltre quel livello.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# enrico61 2013-04-07 17:35
Citazione gigiranalli:
Citazione roberto_perugin i:
Tutto è fattibile. Tuttavia uscire dall'euro comporterebbe un periodo di sangue che gli Italioti non credo vogliano affrontare. Vi immaginate l'italiota alle prese con la benzina a 3 euro?.

L'alternativa rimanendo nella moneta unica è quella di non avere più neanche 3 euro, che li si usi per far benzina piuttosto che altro.
Da pecoroni quali siamo, rimarremo in questa nave che affonda almeno finchè qualcun altro, la Francia magari, non decida di scendere.
Ma a quel punto rimarrà una scialuppa di salvataggio anche per noi?
La verità è che dobbiamo uscire dall'euro e ripudiare il debito pubblico al più presto.

Il tempo è ormai passato, non spetta più a noi decidere se uscire dal'€ o no, ma spetterà agli eventi..LORO decideranno "purtroppo" per noi!!!!
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# betamax 2013-04-02 15:51
Citazione roberto_perugin i:
Tutto è fattibile. Tuttavia uscire dall'euro comporterebbe un periodo di sangue che gli Italioti non credo vogliano affrontare. Vi immaginate l'italiota alle prese con la benzina a 3 euro?.

La prego, si astenga dal ripetere acriticamente fandonie (pur molto diffuse).
No, proprio non me la immagino la benzina a 3 euro (se con ciò intendeva dire l'equivalente di 3 euro nella nuova moneta).
Le ricordo una cosa che certamente sa già, e cioè che il prezzo della materia prima (quello insomma che subirebbe un aumento proporzionale alla prevista svalutazione del 15-20% a regime) pesa meno di un terzo del prezzo alla pompa. Oggi insomma pesa per circa 45 centesimi di euro sul totale di 1,75. Se quei 45 centesimi dovessero anche diventare 60 centesimi (e sto esagerando), la benzina ci costerebbe 1,90.
Dov'è il dramma, visto che simili fluttuazioni sono una costante nel prezzo dei carburanti?

Il periodo di sangue verrà se non si interviene per tempo a incidere il bubbone, che oggi è rappresentato in primo luogo dall'aggancio ad una valuta non nostra e creata a misura della Germania. Poi ci sono gli altri problemi, ma il primo ed essenziale è questo.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# giannizzero 2013-04-02 22:00
Per tutti gli anni Settanta , la benzina costava intorno ai 3 euro attuali, a parità di potere d'acquisto. Esattamente nel 1972 , la benzina costava 162 lire , che equivalgono a 2.60 euro ( non tanto secondo i dati edulcorati ISTAT, ma secondo il ben più realistico indice GSFDF) per poi aumentare brutalmente dopo il 1974.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# lettera41 2013-04-02 22:50
Che c'entra, era un periodo contingente: c'era l'austerità a seguito della guerra del Kippur.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# raff 2013-04-03 22:50
Negli anni '70 lo stipendio medio operaio era di £ 160.000, un litro di benzina costava £ 162, cioé lo 0.10% dello stipendio.
Oggi la benzina costa £ 1.80 che su uno stipendio medio di E. 1.200 è pari al 0.15% dello stipendio, uno 0,05% in più rispetto al potere d'acquisto degli anni '70, dovuto essenzialmente all'aumento delle accise sul prezzo della benzina.
Questo famoso indice GSFDF non mi pare poi così realistico.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# inot 2013-04-17 17:59
Suggerirei al signor roberto di leggere e informarsi meglio sull'uscita dall'euro.Ci sono dei precedenti storici: uscita SME 1992. Alberto Bagnai su youtube.Claudio Borghi, Paul Krugman ect. Non i pagliacci degli economisti che vediamo in TV.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Antonio D. 2013-04-02 13:24
La mia personalissima impressione é che questo Euro si oramai un feticcio che nell'immaginario collettivo dei popoli europei esorcizza lo spettro della guerra.

Gli europei ne hanno avuto abbastanza di 1500 anni di guerra, e d'altronde non bastano settant'anni di pace per mettere una volta per tutte da parte piú di un millennio di tragedie.

Ma con l'istituzione dell'Euro si é messo il carro davanti ai buoi': bisognava lavorare sempre di piú per valorizzare le radici culturali comuni degli europei, quelle grco-romane e quindi cristiane.

La moneta comune sarebbe arrivata dopo, magari molto dopo, ma come naturale conseguenza di un processo di vera pacificazione rispettosa delle tradizioni e culture dei differenti popoli europei.

Invece si é voluto fare tutto alla maniera della "zollverein" di prussiana memoria.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# betamax 2013-04-02 17:49
Citazione Antonio D.:
La mia personalissima impressione é che questo Euro si oramai un feticcio che nell'immaginario collettivo dei popoli europei esorcizza lo spettro della guerra.


Concordo con questa sua impressione, nel senso che siamo martellati tutti da messaggi di quel tipo, come se la pace europea dal 1945 fosse stata garantita dall'euro (nato invece solo nel 1999).
Ovviamente si tratta di una fandonia per questioni "anagrafiche", buona da raccontare ai ragazzini delle scuole, mentre si stanno facendo impressionanti i segnali che l'euro stia DISTRUGGENDO la pace europea. Segnali non più occultabili, per cui si ricorre ai fumogeni, al fideismo, alla fede nel "dio euro". E si tende a cancellare il dato di fatto che l'euro è solo una delle undici monete dell'unione europea (senza parlare dei paesi europei che restano ai margini). Che l'Europa non è affatto da confondere con l'eurozona, che il meglio del percorso di integrazione europea non può identificarsi con l'euro (che ne è anzi l'aspetto più disastroso), e che l'Europa sarà ben viva anche dopo che l'euro sarà finito nella spazzatura della storia. Inevitabilmente .
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Andrea V. 2013-04-02 16:10
Un eventuale impero latino non farebbe altro che riproporre quelle divisioni europee che ci sono costate decine di guerre, non dubito nella maniera più assoluta che due "Europe" una del nord e una del sud sarebbero dominate (a ragione) da Francia e da Germania, riproponendo l'eterno conflitto.

I mediterranei devono mettersi in testa che gli stati vanno guidati con etica morale e senso civico, e che il mondo non è dei furbi.

Pensieri sparsi : ma i latini pensano che dopo usciti dall'euro si potrà rincominciare a vivere di debito?

Credete che la "latina" Francia sia più simile alla nordica Germania o alla mediterranea Grecia?
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Pietro G 2013-04-02 16:47
Sono assolutamente contrario all'euro mediterraneo. Unendo Paesi economicamente deboli non si costituisce un "Impero" economicamente forte, anzi si accentuano ancora più le debolezze. Noi, ad esempio, dovremmo non solo finanziare il nostro Sud ma anche Grecia, Portogallo, Cipro ecc. ecc. mentre siamo già un Paese con l'acqua alla gola e in via di default. Tanto vale allora ritornare alla cara liretta, avremmo almeno una limitata (perchè il costo del denaro lo determinerà di nuovo la Bundesbank) indipendenza finanziaria.
Il mercato europeo unico non reggerà di certo la frantumazione dell'euro perchè per riguadagnare competitività i Paesi del Sud hanno un bisogno assoluto di dazi. A monte di tutti questi discorsi c'è poi il problema della competitività strutturale dei Paesi mediterranei che comprende i settori : economia, giustizia, efficenza amministrativa, fine della criminalità organizzata e emergere di una classe politica adeguata al compito.
Secondo me, e lo ho già detto diverse volte, con il ritorno alla lira occorre evitare l'illusione pericolosa che possa tutto continuare come prima. Le riforme vanno fatte indipendentemen te dalla moneta che si usa e, già che ci siamo, proviamo al farle con l'euro. Poi si vedrà.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# raff 2013-04-02 22:28
Citazione Pietro G:
Secondo me, e lo ho già detto diverse volte, con il ritorno alla lira occorre evitare l'illusione pericolosa che possa tutto continuare come prima. Le riforme vanno fatte indipendentemen te dalla moneta che si usa e, già che ci siamo, proviamo al farle con l'euro. Poi si vedrà.


Si sente ripetere spesso lo stucchevole mantra: bisogna fare le riforme. Se poi si chiede, quali riforme? le risposte sono sempre le stesse, riforma della costituzione, riforma elettorale o se si va più sul concreto, riforma del lavoro, come se l'attuale precarietà, pardon "flessibilità", non fosse abbastanza diffusa, oppure riforma delle pensioni, come se gli attuali pensionati (a parte i politici e la casta) sguazzassero nell'oro.
Ma di quali riforme vanno cianciando i nostri politici? Le riforme coerenti con il pensiero unico neo liberista dominante sono state realizzate tutte.
Il problema è che questo sistema che ha dominato la seconda parte del secolo scorso e perdura ad oggi non è compatibile con la sopravvivenza dell'umanità. L'unica "riforma" che abbia senso non può che essere l'abolizione della "convenzione neo liberista" così efficacemente descritta da Franco Lattanzi, banchiere, nell'agosto del 2001, prima dell'attentato:

2. La convenzione neoliberista.

La convenzione che, insieme alle nostre bretelle, oggi sta incominciando a cedere è il pensiero unico neo-liberista che ha dominato la fine del passato millennio e sta tentando, ancora, di estendere il suo dominio in questo.

Pochi assiomi possono così riassumerla:

1. L'economia è la scienza che governa la società nel suo complesso: le altre scienze sono subordinate ad essa che ne decreta, attraverso il mercato, la loro efficacia.
Università, centri di ricerca, sistemi sanitari, beni culturali, alimentazione,
architettura, arte, cultura, religione e quant'altro sono soggetti alla "dura legge del mercato".
A dirigere queste attività vanno chiamati dei manager (dal latino manus
agere).

2. Il mercato decreta il successo o l'insuccesso di ogni attività e della vita umana in generale. Questo successo è misurabile in beni mobili ed immobili.

3. Il mancato successo può essere attribuito solo a colpa soggettiva o malattia grave.
Più spesso all'infingardaggine dei perdenti che vogliono, attraverso la spesa pubblica, minare la stabilità della moneta e dello Stato. Costoro vengono chiamati "comunisti", qualunque sia il credo ideologico a cui si riferiscono.

4. Lo sviluppo dei servizi, così come la crescita del III° mondo vengono affidati all'iniziativa privata e alle forze del mercato. I paesi che non riescono a svilupparsi sono paesi sostanzialmente "illiberali" e gli aiuti vanno commisurati alle loro progressive liberalizzazion i e privatizzazione .

5. Il lavoro deve essere flessibile: solo avendo la libertà di licenziare si può
ragionevolmente assumere qualcuno.

6. Le pensioni vanno investite sui mercati dei titoli di debito o di proprietà di
imprese, in modo da legare il reddito futuro all'andamento attuale dell'economia e garantire un comportamento coerente degli occupati.

7. L'egoismo privato, l'avidità del singolo, è presupposto del bene collettivo. Chi pone limiti all'egoismo e all'avidità sta operando contro l'umano interesse. Comunista.

8. Il diritto internazionale si fonda su questi principi: chi non li rispetta può essere liberamente invaso o bombardato e infine tradotto di fronte a un Tribunale Internazionale. I patti eventualmente sottoscritti precedentemente con il "reo" (V. caso Noriega, Hussein, o Milosevic) possono essere tranquillamente dichiarati inesistenti.

9. Chi protesta contro il presente stato di cose è un "comunista".

10. La legge del mercato abroga tutte le precedenti leggi.

Può sembrare incredibile, ma l'insieme corposo di questi principi dipende da alcune macrovariabili economiche. Nonostante schiere di economisti, giornalisti, presentatori televisivi, telegiornali e pubblicità abbiano cercato di convincerci che queste leggi facciano parte dell'"umano sentire" e in qualche caso della volontà divina, esse a loro volta dipendono da alcune insignificanti variabili quali:

1.Il valore del dollaro (oggi in discesa sull'Euro).

2. L'andamento del Dow Jones e del Nasdaq (diverse migliaia di punti persi in un anno).

3. L'andamento della bilancia commerciale degli Stati Uniti (-450 miliardi di dollari).

4. Il flusso netto di investimenti esteri diretti e di portafoglio negli States (oggi pari al 64% dei flussi netti di capitali).

Questo insieme di variabili definisce lo "stato di cose esistenti": la Regola e la Convenzione.
Se esse cambiano, il pensiero unico che ne deriva dovrà inevitabilmente recepire il cambiamento degli indicatori sottostanti. Attualmente
tutte queste variabili hanno un segno meno davanti. Il che rende mooooolto nervosi gli uomini con le bretelle.
Oggi i grandi gestori internazionali del risparmio, le banche d'affari, i fondi comuni, i fondi pensione, le assicurazioni vivono un periodo d'incertezza e precarietà circa la Regola e la Convenzione.
Questa incertezza aumenta il "premio di liquidità" quello strano differenziale fra un valore in denaro e l'equivalente in investimenti o beni che aumenta ogni volta che si teme che il prezzo pagato oggi sia superiore al prezzo a cui lo rivenderò domani. L'incubo peggiore, per coloro che vivono di rendite, è sicuramente la "svalorizzazione " del proprio capitale.

Le venali aritmetiche borsistiche che assicurano all'1% della popolazione americana di governare l'economia, ma a molti altri di integrare un reddito o peggio pagare un debito, incominciano mostrare da troppo tempo un segno negativo. Nell'1% serpeggia malumore, nel resto si fa strada una vera e propria depressione. La Depressione aumenta l'incertezza, questa agisce sul premio di liquidità e la depressione prima o poi sarà disperazione.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Pietro G 2013-04-02 23:21
Raff, non è possibilile continuare, tra le altre cose, con 800 miliardi di spesa pubblica e questa architettura istituzionale per tutta una serie di motivi. Le riforme più urgenti si possono elencare :
-L'Italia non è neanche una potenza regionale e deve far capire agli alleati che nelle condizioni di quasi default in cui ci troviamo non possiamo continuare a mandare missioni militari all'estero. Le altre spese per gli acquisti di armamenti vanno riviste al ribasso.
-Ci sono un milione e passa di impiegati nel settore pubblico che non fanno un lavoro necessario al Paese, prendono solo lo stipendio. È ovvio che non è possibile mandar via tutta questa gente di colpo, va fatto un blocco delle assunzioni effettivo su un periodo di tempo molto lungo,con un obbligo di trasferimento ad altri incarichi e riduzione delle spese delle spese di amministrazione eliminando province e accorpando comuni.
-Riforma costituzionale con una sola camera, un premierato o una repubblica presidenziale. Anche quì c'è da ridurre molto le spese.
-Lavoro riservato agli italiani, poi ai cittadini europei e infine agli altri. Blocco delle naturalizzazion i e inversione dei flussi migratori finanziando il ritorno ai Paesi di origine. D'altra parte, obbligo per i cittadini senza lavoro di accettare il lavoro offerto pena la perdita del welfare. In Italia (che ha una quota di abitanti a al lavoro di poco più di un terzo) mancano 6 o 7 milioni di posti di lavoro, non i tre milioni ufficiali.
-Introduzione dovunque della meritocrazia, condanna come abuso d'uffico delle raccomandazioni .
-Lotta alla criminalità organizzata impedendo ai mafiosi e loro simpatizzanti di sistemarsi in altre regioni d'Italia e commissariando, fino alla perdita della garanzie costituzionali delle regioni dove lo stato è di fatto assente. Si deve estendere la confisca dei beni anche ad altri Paesi europei. È noto infatti, che la criminalità calabrese ricicla i miliardi in Germania, in Italia lascia le briciole.
Queste sono solo alcune delle riforme che non dipendono da una struttura liberista o meno dell'economia e non dipendono dal tipo di moneta che si usa. Sono riforme di efficienza del sistema. Avrei potuto aggiungere la riforma della giustizia, l'ammodernamento del sistema produttivo ecc. ecc.
I rapporti di forza non permettono ad un Paese piccolo di imporre la necessaria riforma del sistema finanziario internazionale o di introdurre dazi. Questo va fatto a livello europeo. Comunque i " compiti a casa" li dobbiamo fare in ogni caso, sia che restiamo nell'euro, sia che ritorniamo alla lira. Perchè non si fanno? Perchè in Italia e in Europa domina il pensiero ideologico e i partiti hanno le loro clientele elettorali che devono foraggiare una volta andati al potere.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# raff 2013-04-03 10:22
Pietro, c'è un pò di confusione sui numeri del bilancio dello stato che vanno visti analiticamente.

Bilancio preventivo 2013:

-spese correnti
(al netto degli interessi): mld 404.1
-spese in conto capitale: " 46.9
-interessi: " 89.6

Totale " 540.7

A questa cifra vanno aggiunti 204 mld di titoli di debito in scadenza, per un totale di 744 mld.
Le entrate tributarie totali previste ammontano a 467 mld per cui si ha un fabbisogno (al netto delle regolazioni contabili e debitorie) di c/a 216.9 mld, nel bilancio di competenza, che salgono a 284.4 in quello di cassa (c'é un "buco" di cassa?).

Questo ricorso al "mercato" per reperire i fondi tende a crescere, per cui si prevede un fabbisogno di 277 mld nel 2014 e 304.2 nel 2015.

Vedi tab. 1 e 2 bilancio semplificato della ragioneria di stato:

http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Bilancio-s/Gennaio-2013/

E' evidente che risparmi e razionalizzazio ne delle spese (ottimi in una situazione di "normalità"), sono solo palliativi che servono a tenere in piedi questo mostruoso sistema finanziario che finisce per divorare i suoi figli come Saturno.

Unica riforma effettiva è la riappropriazion e della sovranità nazionale a partire da quella monetaria, con la nazionalizzazio ne dell banche e la ricostruzione dell'apparato industriale nazionale (IRI reloaded).

Se si esce dall'euro i problemi li avranno gli altri, quelli che li hanno creati.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Pietro G 2013-04-03 13:53
Raff, è vero che la parte finanziaria è diventata importante. Le altre parti di spesa però lo sono altrettanto, specie se si fa un confronto dettagliato con gli altri Paesi europei, in particolare la Germania. In generale :
......
"Tra il 2000 ed il 2010, la spesa pubblica italiana, al netto degli interessi sul debito, è aumentata di 141,7 mld di euro (*), pari al +24,4%. L’anno scorso la spesa ha raggiunto quota 723,3 mld di euro: in rapporto al Pil, sempre nel 2010, le uscite pubbliche dello Stato hanno raggiunto il 46,7%, 6,8 punti in più rispetto a 10 anni prima. Sempre nel 2010, lo Stato ha speso 11.931 euro per ciascun cittadino italiano: 1.875 euro in più rispetto a quanto spendeva nel 2000.
Le spese correnti (per quasi 2/3 riconducibili ai stipendi dei dipendenti del pubblico impiego e alle prestazioni sociali) costituiscono il 93,2% del totale della spesa pubblica."

Il rapporto dettagliato con i confronti con gli altri Paesi europei : http://www.univa.va.it/web_v3/agenda.nsf/be0cf5e60d71717ec125717e002b2f68/c3cb2524c77d7240c1257a84004709ce/$FILE/Report%20Spesa%20Pubblica.pdf
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Scipio emiliano 2013-04-04 10:21
Ho altri dati: http://goofynomics.blogspot.sg/2013/03/la-spesa-pubblica-futura-memoria.html

Credo anche che siano ben spiegati.

Poi ho anch'io l'impressione che sia inefficiente rispetto a quella tedesca e piena di raccomandati fondamentalment e idioti . Come dire ti tirano le pietre comunque.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Pietro G 2013-04-02 17:58
L'articolo di Giorgio Agamben, citato dal Direttore, è interessante perchè riconosce che gli "imperi" (o le nazioni) si costituiscono sulle identità : "..le parentele reali di forma di vita, di cultura e di religione.." una tesi che la destra, quella vera, ha sempre posto come base alla sua visione del mondo, ma che oggi suona come rivoluzionaria. Infatti chi minaccia questo ordine non è la UE e, tantomeno la Germania, ma la società multietnica e multiculturale. Agamben, però si guarda bene dal citare questo fatto.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Andrea V. 2013-04-02 19:00
L'Italia della lira è esattamente come l'Europa dell'euro.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# Alfio200 2013-04-02 22:09
Alcune considerazioni...

1. Tra udiventatona cinquantina d'anni il Club Med sarà il Club IslaMed con la stragrande maggioranza di cittadini di origine extracomunitari a e islamici. I Paesi del Nord si stanno risvegliando e probabilmente argineranno il fenomeno, mentre noi e la Francia siamo ancora "fermi" alla "cultura dell'accoglienza" che equivale a nordafricanicaz zione della popolazione unita alla sudamericanizza zione della politica (terribile, vero?).

2. Si decida, Direttore! Lei sembra ondeggiare tra l'uscita dall'euro per tornare alla conchiglia come valuta nazionale (conchiglia chiamata lira) e la colonizzazione dell'Italia da parte dei tedeschi (che si sostituirebbero agli americani). Io sono per la seconda soluzione.

3. Eugenio Benetazzo, a proposito di Cipro fa una bellissima osservazione. Secondo lui, con Cipro, la UE avrebbe dovuto far uscire l'isola dall'euro. Il danno, per la UE, sarebbe stato minimo, ma si sarebbe mostrato agli altri paesi menbri, quali sono (in concreto e nella realtà dei fatti) le conseguenze per il Paese che abbandona la moneta unica. Occasione persa. Peccato.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# CESCO 2013-04-02 22:52
Il problema non è l'euro,ma i nostri politici.Con la lira i nostri politici farebbero alzare di molto l'inflazione,per far abbassare il debito pubblico sulla nostra pelle,i nostri risparmi e la nostra moneta avrebbero poco valore,con i prezzi delle materie prime bisogna pagarle in valuta pregiata,quindi molto più costose di adesso.Con questi politici incapaci e ignoranti che abbiamo,uscire dall'euro,sarebbe veramente il colpo mortale per la nostra povera Nazione.Invece se avessero un pò di capacità,dovreb bero aiutare le industrie,abbas sando di molto le tasse sul lavoro,con incentivi ed altro,in modo da esportare molta merce e creare un disavanzo commerciale molto alto con cui abbassare il debito.Solo con l'euro abbiamo questi vantaggi,ma i nostri cialtroni in questi anni, sono stati capaci di fare scappare all'estero molti imprenditori;Ro vinare gli operai,distrugg ere le scuole,impoveri re la classe media,importare emigranti senza capacità lavorative con annessa malavita,ditrug gere la sanatà,una società corrotta,una giustizia da barzelletta ecc ecc.Altro che uscire dall'euro,i nostri problemi son loro.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# betamax 2013-04-03 08:57
Citazione CESCO:
Il problema non è l'euro,ma i nostri politici.Con la lira i nostri politici farebbero alzare di molto l'inflazione,per far abbassare il debito pubblico sulla nostra pelle,i nostri risparmi e la nostra moneta avrebbero poco valore,con i prezzi delle materie prime bisogna pagarle in valuta pregiata,quindi molto più costose di adesso.Con questi politici incapaci e ignoranti che abbiamo,uscire dall'euro,sarebbe veramente il colpo mortale per la nostra povera Nazione.

Che i politici siano scarsi, è notorio, quindi è veramente un rischio lasciar fare a loro una cosa seria come l'euro-exit, ma anche noi italiani siamo scarsi, se anche lei, che segue da tempo questo sito così interessante, ripete luoghi comuni così triti. Sa lei che l'inflazione risponde perlopiù alla "curva di Phillips"? e che i politici per far salire l'inflazione dovrebbero perlomeno garantire la piena occupazione? in mancanza della quale c'è poco che si possa fare. E lei ci sputerebbe, sulla piena occupazione?
Oppure sa lei che negli anni del boom italiano, con inflazione talora a due cifre, negli anni delle "svalutazioni competitive", il potere d'acquisto di operai e impiegati continuava a salire in termini REALI (depurati dall'inflazione), mentre da quando abbiamo bassa inflazione "alla tedesca" il nostro potere d'acquisto ha cessato di salire? O si ricorda che gli ingentissimi debiti del periodo bellico furono assorbiti pian piano e con successo da tutto il mondo occidentale grazie a politiche di promozione della piena occupazione (con intervento statale sull'economia) e con un certo grado di inflazione?
L'inflazione è in genere vantaggiosa per i debitori (e il nostro paese ne avrebbe quindi vantaggi) mentre danneggia i creditori (e perciò le banche del nord dell'eurozona, creditrici, ci fanno crepare per tenerla bassa), ma in generale è scontato che un po' di inflazione sia benzina per la crescita. Se poi l'inflazione diluisce il debito pubblico italiano, non è "sulla nostra pelle" come lei scrive, ma a nostro vantaggio (a meno che lei abiti all'estero e contemporaneame nte detenga vagonate di titoli italiani, nel qual caso come creditore sarebbe danneggiato).
Ultima cosa, sui "costi della politica": sono state le normative europee a richiedere, ad esempio, la finta-privatizzazione delle municipalizzate , diventate la greppia più lucrosa della politica a livello locale. Via da questa europa significa anche poter invertire questa rotta catastrofica e, magari, riportare su binari di correttezza la politica. Non sarà facile, ma continuare come adesso è rovina sicura.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# milvus 2013-04-04 10:53
L'euro senza dubbio ha contribuito a dare una percezione molto alta su vari livelli della corruzione ipertropfica dei governi, sull'onda di iperboli mediatiche di destra e sinistra per invertire i valori delle prove verso i denuncianti di tali corruzioni. Amministrazioni più o meno paranoiche di autentici virtuosi nell'arte di tramutare presunti delinquenti a vittime oppresse, per rovesciare i delitti bancari in martiri.
Sapendo che la democrazia è il meno peggiore dei governi, noi abbiamo votato da poco e, se fossimo seri, in una situazione di vera emergenza, ciò sarebbe dovuto bastare per smetterla di avere opinioni mutevoli o cercare mezzi industriosi e non industriali per continuare a temporeggiare, denunciare irregolarità o peccata minuta, che non portano che la completa dissoluzione dello Stato.
Dare la colpa a Berlino o a Brusselles, conferma che ogni popolo ha il governo che si merita, se non si vuole fare una critica alla società italiana di oggi, ai valori che vuole incarnare, alle tradizioni che la segnano, e quindi al come e perchè la cultura si riflette così negativamente sulla politica.
In questo momento credo sia necessario guardare il panorama a 360° e non solo la posizione della Germania, dove è nato l'euro.
In un giornale inglese ho scovato una "notizia" interessante: " Il Regno Unito, non è quello che voglia coprire problemi debitori o economici, adoperando, tanto per fare un esempio, le isole Malvinas pretestuosament e o altre posizioni di pirataggio. E il luogo dove la sterlina è la moneta più forte del pianeta, dove gli stipendi pro capite sono 10 volte quelli degli italiani, dove il PIL è 10 volte il nostro, dove la sicurezza è altissima, la delinquenza quasi zero, etc, etc...
Dentro la cultura politica mediterranea si sa che non c'è fiducia nello stato e nemmeno delle istituzioni, perchè tutto ciò che è pubblico ed universale esce dagli interessi personali, che si riducono alla famiglia ed il tutto si estende al circolo più vicino degli amici e dei vicini, una sorta di "egoismo famigliare" che racchiude una vasta gamma di manifestazioni tra le quali chi raggiunge una buona posizione che gli permetta fare favori, non può fare a meno di beneficiare gli amici, e per la cultura politica del nord Europa questi tratti mediterranei di condotte sono espressione di manifesta corruzione, invece nella nostra sono condotte adeguate ai valori dominanti.
Alla fine il discredito politico non sarebbe così grave se fosse solo cattiva gestione, basterebbe correggere il Parlamento o votare come si è fatto, mentre invece adesso si cercano 10 saggi per aumentare la competitività tra partiti nel più puro e lineare stile mercanteggiante , che porta all'ossessiva paura di perdere potere, ed alla patologica difficoltà di riconoscere intelligentemen te gli errori derivati dall'ecesso di promesse fatte alla Germania ed alle spettative che lei si attende, giustamente. Dire "saggi" è dare un valore superlativo ad un semplice e mero atteggiamento di autodifesa strategica, mentre il rimedio forse , come dice Padre Francesco, è ritrovare l'umiltà, la collaborazione di fronte ad una realtà terribile, ma riparabile, di sicuro non sopravalutando le parole o con deliri di grandezza.
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 
 
# canzio.dovigo 2013-11-19 06:20
Caro Blondet non capisco. Hai detto tu stesso: Figurarsi quali motivi troveranno (i tedeschi) quando si tratterà di contribuire ad un nuovo salvataggio della Spagna con dieci volte più dei soldi che richiede Cipro, o delle venti volte di più che richiederebbe la povera Italia, che elegge comici e pagliacci, senza governo, senza classe dirigente, affondante nel ciclo perverso di corruzione-sprechi-ignoranza alla sudamericana.
Ma perchè mai dovrebbero aiutare dei cialtroni come gli italiani ?
Ma tu aiuteresti uno sfaticato, che non fa niente per migliorare e alla fine magri ti deride pure ??? Davvero non capisco questa posizione anti germanica. Forse perchè alla fine li inviamo ?
Rispondi | Rispondi con citazione | Citazione
 

Aggiungi commento


Libreria Ritorno al Reale

EFFEDIEFFESHOP.com
La libreria on-line di EFFEDIEFFE: una selezione di oltre 1300 testi, molti introvabili, in linea con lo spirito editoriale che ci contraddistingue.

Servizi online EFFEDIEFFE.com

Archivio EFFEDIEFFE : Cerca nell'archivio
EFFEDIEFFE tutti i nostri articoli dal
2004 in poi.

Lettere alla redazione : Scrivi a
EFFEDIEFFE.com

Iscriviti alla Newsletter : Resta
aggiornato con gli eventi e le novita'
editorali EFFEDIEFFE

Chi Siamo : Per conoscere la nostra missione, la fede e gli ideali che animano il nostro lavoro.



Redazione : Conoscete tutti i collaboratori EFFEDIEFFE.com

Contatta EFFEDIEFFE : Come
raggiungerci e come contattarci
per telefono e email.

RSS : Rimani aggiornato con i nostri Web feeds

effedieffe Il sito www.effedieffe.com.non è un "prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una testata", come richiede la legge numero 62 del 7 marzo 2001. Gli aggiornamenti vengono effettuati senza alcuna scadenza fissa e/o periodicità