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Ed Angela rifà l’Anschluss
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Siamo distratti dall’importante questione della politica italiana: la candidabilità del Banana nonostante le condanne, e l’ultima dichiarazione della Santanché in proposito. Sicché ci è passata inosservata la seguente notiziola: nel luglio scorso, Berlino ha tenuto con molta discrezione un «incontro quadripartito» convocando gli altri Paesi parlanti tedesco: Austria, Svizzera, Liechtenstein. I ministri degli esteri dei tre Paesi sono stati radunati dal ministro germanico. Anzi, pare che di questi discreti incontri ne siano già avvenuti, anche con l’inclusione del (prevalentemente francofono) Lussemburgo; ma adesso sono stati sistematicamente intensificati.

Il motivo offerto dalla potenza egemone dovrebbe suscitare qualche allarme: la Germania giustifica queste convocazioni col il fatto che questi Paesi costituiscono «un campo culturale unitario». Il che, dicono, giustifica la più profonda collaborazione e il coordinamento di politiche comuni da portare in Europa. Nel 2006, sono stati i ministri dell’Ambiente a riunirsi nell’incontro quadripartito: godendo, come si legge nel comunicato conclusivo, del «particolare vantaggio nello scambiarsi idee all’interno di un campo culturale unitario» (in inglese, il comunicato parla di «culturally unitary realm», ossia “regno”: sarebbe curioso sapere quale è il termine tedesco che usano fra loro, forse «Reich»?).

Da allora, questi incontri si sono tenuti annualmente; oggi sono diventati più frequenti per volontà di Berlino. Nel marzo scorso, si sono riuniti i ministri delle finanze; a maggio, è stata la volta dei ministri della Sanità, ponendo le «basi per una cooperazione sistematica nel settore». «La lingua comune rende questi incontri particolarmente stimolanti e produttivi», s’è rallegrato Wolfgang Schauble (Finanze) dopo l’incontro di marzo. Sottolineando che l’affinità non sta solo nella lingua, ma «nella nostra posizione nel cuore d’Europa», tanto più che i Paesi germanofoni «costituiscono un «extraordinarily strong economic realm».

È la pura verità. Il capitale tedesco investito in Austria è un sesto degli investimenti esteri diretti della repubblica federale, e per l’Austria ila Germania è ovviamente il primissimo partner commerciale e l’assolutamente primo investitore. L’Austria serve da base a molte industrie tedesche che espandono i loro affari nell’Europa dell’Est o Sud-Est, che ha tradizionalmente forti legami con Vienna (dopotutto, è grosso modo la zona d’influenza dell’ex impero absburgico). Anche per la Svizzera la Germania è il principale investitore e fornitore di capitali – i capitalisti tedeschi usano di preferenza la piazza finanziaria elvetica rispetto a Wall Street e Londra – mentre la Germania è di gran lunga il principale sbocco di mercato per le imprese svizzere. È vero anche il reciproco: la Svizzera è per le merci tedesche il terzo sbocco commerciale fuori dalla UE, dopo Usa e Cina; e si tenga conto che la Confederazione Elvetica ha solo 8 milioni di abitanti. E nonostante ciò, nel 2012, la Germania è riuscita ad aumentare ancora le sue vendite nel piccolo ma ben solvibile paese di 11 miliardi di euro.

Nell’ultimo incontro, i ministri degli esteri hanno trattato (in tedesco) degli «strettissimi legami realizzati attraverso i mercati dei media». Effettivamente in Austria le imprese editoriali o tv germaniche fanno la parte del leone come soci di maggioranza o di riferimento. Per esempio il German Funken Media Group (già Gruppo WAZ) ha il 50% delle azioni del quotidiano austriaco Kronen, le co-produzioni televisive, radiofoniche e cinematografiche non si contano. I canali tv ARTE e Sat3 sono ovviamente roba tedesca e vista e sentita nel «regno culturalmente unitario». Tutti potenti motori ideologici che rafforzano l’egemonia tedesca, formando l’opinione pubblica e influenzando la politica dei partners germanofoni. «I media tedeschi sono i più seguiti nella Svizzera tedesca», ha detto il ministro germanico, «e in Lussemburgo altrettanto». RTL, il gruppo mediatico lussemburghese, è in mano alla Bertelsmann al 76,4%. E pensare che fino all’altro ieri il Lussemburgo era ritenuto sotto egemonia francese, avendo aderito nel dopoguerra ad una unione economica col Belgio (Union Économique Belgo-Luxembourgeoise) benedetta da Parigi. Ma, con Hollande (detto dai suoi concittadini «La Pera»), la grande politica estera francese sembra scomparsa fra le sabbie del Mali, impegnata nelle sue colonie africane, e dedicata alla distruzione, dopo la Libia, della Siria; una strategia di geniale attualità, per un leader che si dice socialista.

La coesione sempre più solida ed organizzata dell’area germanofona , così ingombrante in Europa, e gravida di pericoli per gli altri Paesi, contrasta con la disarticolatezza sempre più pronunciata dei Paesi dell’area linguistica latina: Italia e Spagna e Portogallo (e Grecia) non riescono a coordinare nemmeno una politica comune sul quel che chiaramente li unisce di fronte a Berlino, il loro status di debitori, e di vittime dell’euro forte. Ovviamente, un’egemonia dell’Italia su questo gruppo sarebbe necessaria – ma non è nemmeno pensabile; siamo troppo ridicoli, a Madrid e Lisbona si vergognerebbero. Parigi, che potrebbe ancora (ha forze intellettuali rispettabili critiche dell’euro), vagola dispersa nelle sabbie africane; e in Europa si aggrappa alla «speciale relazione» con Berlino che non esiste più se non per finta, mentre l’economia francese affonda in una recessione ormai riconosciuta come «strutturale», che la condanna a diventare un peso leggero economico pieno di disoccupati, in irreversibile declino, e irrilevante per la Cancelleria.

Quanto all’eurocrazia di Bruxelles, così intrusiva nell’imporci OGM e curvature ammesse dei cetrioli, non sa fare né dire nulla su questo sviluppo di rapporti bilaterali, esclusivi e senza testimoni altri sotto l’egemonia tedesca. Li lascia avvenire, impotente e cieca.

Se abitassimo su Marte e fossimo soltanto in visita nel Vecchio Continente, godremmo divertiti dell’ironia della storia: l’attuale Europa burocratica senza patrie, fu escogitata nel dopoguerra nei circoli massonici proprio per legare la Germania, disfatta, ad un avvenire senza sovranità. Lo stesso euro fu fortemente voluto (da Mitterrand e dal Gran Orient de France di cui era l’esecutore, ma entusiasticamente applaudito dai politici italiani alla Andreotti) allo scopo di imbrigliare la Germania, riunificata e dunque divenuta temibile, troppo grossa per non comandare nel centro-Europa. L’euro fu imposto a Kohl come contropartita per avere il permesso a procedere alla riunificazione...

E sì, se fossimo marziani ci divertiremmo a notare l’eterogenesi dei fini in cui incorrono i teorici illuministi che vogliono riprogettare la realtà a tavolino. Purtroppo, in Europa ci viviamo, e strangolati affondiamo nella decadenza strutturale. Il progetto che animò l’Europa di Monnet è palesemente fallito; ma le élites politiche non sono in grado di prenderne atto, e tantomeno di abbozzare un qualche mutamento. Il progetto fallito continua, in mancanza di altre idee; l’Europa non è mai stata così disarticolata e divisa, mai ciascun Paese è stato così assorbito nei propri interessi, mai la Germania ha perseguito più brutalmente i suoi, eppure non si è capaci di cambiare politica, oltre quella dettata da Jean Monnet. Ormai, della UE esiste solo una cosa : l’euro, che è la macina di mulino al nostro collo.

Il Pil sotto l’euro: dove cresce e dove crolla



L’Italia resta volontariamente sotto il giogo ormai inutile di Bruxelles; e servilmente attaccata alla politica americana, una politica che manifesta ormai una confusione autodistruttiva quasi demente. Il presidente Obama cancella l’incontro con Putin come ritorsione per la mancata estradizione di Snowden, credendo di fare un dispetto ad una potenza di second’ordine; ma la Russia è uscita da tempo dallo status di isolata rovina di un impero collassato. È uno dei BRIC, il che significa che cresce a tassi del 7% annuo. Che il suo debito è sull’8-10% del Pil (noi siamo ormai al 134%, gli Usa al 101%); che sotto la presidenza Putin il Pil è più che raddoppiato, portando la sua economia dal 22° all’undicesimo posto nel mondo; anzi, se si valuta il Pil a parità di prezzi (PPP), al sesto posto. La popolazione in stato di povertà è passato dal 30% nel 2000 al 14% oggi. La crescita industriale è ripresa e così quella agricola, il salario medio è cresciuto dagli 80 ai 640 dollari, la disoccupazione è al 5,6%, il credito al consumo è cresciuto di... 45 volte in soli sei anni (2000-2006), ciò che testimonia la crescita di una notevole classe media. (List of sovereign states by current account balance)

Il punto è che tutti questi successi russi sono dovuti in gran parte all’integrazione sempre più «strutturale» con la potenza economica industriale germanica, ossia quella integrazione per impedire al quale gli Stati Uniti entrarono nella seconda guerra mondiale stroncando con milioni di tonnellate di bombe il Reich hitleriano (ironia della storia).

Integrazione russo-tedesca

Esempio: se non avete fatto in tempo a viaggiare sulla Transiberiana romantica ed arretrata, che lentamente arriva a Vladivostok dopo un paio di settimane, ormai dovete rinunciarvi. La Transiberiana non è più quella. Ormai centinaia di locomotive Siemens superveloci tirano, su binari AEG ed elettrificati da consorzi industriali germanici, soprattutto merci: ormai il 13% delle merci che Cina, Giappone e Corea vendono a noi europei arrivano via terra con la Transiberiana rinnovata, sottraendosi così al traffico marittimo, e di conseguenza alle piraterie assortite dello stretto di Kra in agguato nell’arcipelago indonesiano. Oltretutto, le merci via mare arrivano in 28 giorni, se arrivano); via Transiberiana, sono in Europa entro 10 giorni. Non meno di 120 milioni di tonnellate passano per la Russia, e la fanno lucrare buoni noli, fino ai terminali occidentali – naturalmente tedeschi. Tant’è vero che Mosca ha deciso di aumentare la capacità di traffico di almeno 55 milioni di tonnellate, spendendo 17 miliardi di dollari, triplicare per il 2020 la capacità dei terminali portuali della costa del Pacifico (Vladivostok e non solo), e sta freneticamente ampliando il porto di San Pietroburgo; comprando altri 675 locomotori elettrici Siemens, per 3,2 miliardi di dollari.

Se fossimo marziani potremmo divertirci a fare dello spirito sul fatto che Bruxelles, l’eurocrazia e i politicanti europoidi hanno tenuto Mosca fuori dalla porta, le hanno sempre negato lo status di partner alla pari, trovandola non abbastanza democratica (e poco filoamericana); ed ancor oggi schifano Putin perché sostiene il regime siriano contro Al Qaeda, la nostra alleata, e soprattutto perché non riconosce i diritti sacrosanti del pervertiti, pietra di paragone della civiltà occidentale. Cosicché, invece di partner alla pari e soci di Vladimir quali avremmo potuto essere, siamo semplici clienti dei prodotti russi energetici. E che clienti: dipendiamo dalla Russia per il 34% dei nostri bisogni in gas naturale, per non parlare del petrolio di cui la Russia è forse oggi il secondo esportatore mondiale. E così, essendo schifiltosi, Italia, Francia e Polonia devono accettare contratti di fornitura a lungo termine a tutto vantaggio della Russia. La quale oggi gode di un surplus commerciale, laddove noi europei (salvo i tedeschi) affondiamo nel deficit anno dopo anno, in ciò non migliori degli Stati Uniti, che hanno avuto l’anno passato un deficit di 500 miliardi di dollari.

Ed anche la fornitura russa di energetici, avviene grazie alla cooperazione germanica. Con risultati politici di prima grandezza. Washington insiste a dipingere la Russia come «isolata», per colpa di Putin, sulla scena internazionale; e i nostri politici e media ripetono a pappagallo. Guarda caso, l’isolato Putin ha indotto l’Azerbaijan a preferire , per smerciare il suo gas del Caspio, la Trans-Adriatic Pipeline (che ci porterà il gas attraverso Grecia e Albania) condannando così il Nabucco fortemente voluto dagli americani; la Georgia, punita e penalizzata da questa scelta per la sua alleanza con Usa e Sion, adesso lecca di nuovo la mano di Mosca. La Romania, che contava di essere attraversata dal Nabucco, si trova ancor più decisamente legata all’Austria, e dunque agli interessi tedeschi. Diciamo meglio: russo-tedeschi integrati.

Isolato, Vladimir Putin? Eppure ai primi d’agosto il principe Bandar Bin Sultan, capo dell’intelligence saudita, ha voluto incontrarlo: e gli ha offerto di comprare 15 miliardi di armamenti russi, se Vlad smetteva di sostenere Assad in Siria. Vlad ha detto no, ovviamente. Anche per non trovarsi con le formidabili armi russe in mano ai patrioti di Al Qaeda che lottano per la democrazia a Damasco. Il solo fatto notevole di questo buco nell’acqua è che certamente il saudita ha fatto il passo su suggerimento o dopo consultazione con Washington.

Isolato? Barak Obama ha rifiutato di incontrare Putin al G-20: «Mr. Putin è un leader repressivo e arrogante che tratta il suo popolo con disprezzo», ha detto Obama (senti chi parla), ed ha «una mentalità da guerra fredda» (da che pulpito). L’annuncio della rottura presidenziale è avvenuto il 7 agosto. Il 9 agosto, i due principali ministri di Obama, John Kerry (Esteri) e Chuck Hagel (difesa) hanno avuto un incontro a quattrocchi coi pari-grado russi: il capo degli Esteri Lavrov (che aveva appena invitato gli americani a «comportarsi da adulti») e il ministro della Difesa russo, il generale Sergei Choigu, un siberiano di religione buddista.

Alla fine, Kerry e Lavrov hanno emanato un comunicato «franco» ma tutto sommato amichevole, pur chiarendo che non si sono fatti passi avanti nella questione che interessa Mosca, i missili a ridosso dei suoi confini, che gli americani mantengono (il che rende inutile il G-20, con o senza faccia a faccia). Cosa si siano detti i due ministri della guerra non si sa, perché entrambi sono dei taciturni. Ma basta ricordare che il faticoso e umiliante ritiro degli americani dall’Afghanistan, in corso da mesi lasciandosi dietro titanici tonnellaggi di materiale intrasportabile, dipende quasi esclusivamente dal volonteroso permesso russo di utilizzare le strade d’uscita dal Nord, che passano per l’area di influenza di Mosca, per capire che Hagel – che è adulto – ha motivi di non fare dichiarazioni che possano irritare Vlad. Non c’è motivo di isolarlo eccessivamente, a scanso di non trovarsi le truppe americane intrappolate davanti ai Talebani, e ad «Al Qaeda» infestatrice della lunga strada che passa dal Pakistan e il Kyber.

Giusto per ricordare chi dipende da chi, ecco come Putin ha risposto all’insulto di Obama e al rifiuto di incontrarlo prima del G-20: ha triplicato il prezzo per il trasporto dell’astronauta americano che nel 2016 sarà mandato sulla Stazione Spaziale Internazionale nel 2016. La NASA è costretta ad usare la Soyuz, e il biglietto, da ora, le costerà 71 milioni di dollari invece che 22. ($71M: Russia Triples Price to Fly U.S. Astronauts to Space Station)

Come si nota, la crescita economica russa resta ancor troppo basata sull’export di materie prime ed ora, sulla funzione di transito di merci asiatiche. Purtroppo, il suo potenziale industriale (e creatività intellettuale) non pare in grado di lanciare prodotti sofisticati sui mercati mondiali. Eppure questa capacità, inventiva e cultura industriale esistono ; la Russia non è il Venezuela né l’Iran. Lo dimostrano le nuove armi strategiche messe in cantiere per sostenere la politica mondiale di Mosca: un caccia di quinta generazione invisibile che i russi vantano come superiore allo F-22 e dovrebbe essere in uso dal 2015, e un sommergibile più silenzioso di quelli americani, classe Borey, che scende a 1200 piedi, è attrezzato con un generatore nucleare di nuova generazione, e porta 20 missili nucleari intercontinentali Bulava, ciascuno dei quali porta 10 testate atomiche ciascuna da 150 kilotoni. Mosca intende dotarsi di otto di questi sommergibili strategici, ciascuno al costo di 700 milioni di dollari ciascuno; cifra perfino modesta. Per confronto, il nostro lodevole Parlamento italiano ci costa 1,5 miliardi l’anno, ossia due sommergibili russi atomici ultimo modello. (The Launch Of Russia's New 'Silent' Sub Is Just One Step In Rebuilding Its Mighty Military)

L’approfondimento strategico delle relazioni germaniche con la Russia è l’oggetto di uno studio emanato da un importante think tank affiliato alla SPD, la Fondazione Friedrich Ebert, (Friedrich-Ebert-Stiftung: Germany and Russia in 2030. Scenarios for a Bilateral Relationship, Berlin 2013). Gli scenari previsti sono quattro.

Il primo contempla una strettissima collaborazione non solo economica ma di sicurezza, nell’eventualità (auspicata) che il regime di Putin venga rovesciato e al suo posto s’insedi un governo più filo-occidentale. A questo punto diverrà possibile una «alleanza basata su princìpi comuni»; la Russia darà i diritti agli omosessuali, ed allora sarà data attuazione alla German Russian Modernization Partnership, un trattato che è stato firmato da tempo, ma che Berlino non ha fino ad oggi onorato; le industrie antiquate della Russia sarebbero completamente rammodernate sotto direzione tedesca, mentre la partnership si estenderebbe nell’assicurare anche militarmente la stabilità dell’area centro-asiatica, nel presupposto che gli Stati Uniti «trasferiranno il loro centro di interessi nel Pacifico». Si ventila, in questo caso, persino un’entrata di Mosca nella NATO sotto il padrinato di Berlino.

Il secondo scenario prevede che Italia, Grecia ed altri stati del Sud siano costretti ad uscire dall’euro, e che permanga solo il nucleo centrale della UE, egemonizzato dalla Germania. Mosca sarebbe danneggiata dal collasso dell’eurozona, e la perdita dei mercati meridionali; e sarebbe probabilmente indotta a riorientarsi verso l’Asia estrema e la Cina; la relazione privilegiata con la Germania, però, non sarebbe scossa secondo la Stiftung.

Il terzo scenario prevede un ritorno ad una «nuova glaciazione», se la dirigenza russa dovesse ricorrere a violente misure repressive in risposta alle proteste interne, ed adottasse comportamenti apertamente «antidemocratici». Per la Germania gli sbocchi sul mercato russo diminuirebbero, e sarebbe necessario trovarne di nuovi, in America latina e in Asia orientale.

Il quarto scenario è «business as usual»: ossia la prosecuzione della situazione odierna. Grassi affari per le industrie tedesche, qualche occasionale tensione politica (nozze gay, Siria eccetera), ma la situazione mantenuta in corso, come oggi, dal duplice pragmatismo e dalla reciproca convenienza. Probabilmente è lo scenario più auspicabile dalla Cancelleria, a medio termine, perché non obbliga a riposizionamenti strategici.

Protettorato sulla Grecia

Come si vede, la Germania si tiene pronta anche al collasso dell’eurozona. Non per questo sta raggruppando attorno a sé i suoi satelliti per uscirne; vuole che siano costrette a farlo le nazioni del Sud, a cui potrà dare la responsabilità della rottura. Nel frattempo, le imprese tedesche cavano vantaggi persino dalle tragedie più disperate dell’eurozona. Per esempio è il ministero tedesco della Sanità che riorganizza la sanità greca, essendosi fatto assegnare il compito dalla Troika. Nel sistema sanitario ellenico un gruppo di imprese tedesche si occupa di inserire «elementi di competitività» e «un’efficace gestione dei costi», naturalmente dietro compenso. Vale la pena di ricordare che le devastazioni prodotte dalle misura di austerità draconiana allo staterello debitore sta avendo i più sinistri effetti. Un numero enorme di lavoratori greci, ormai disoccupati – il 25% – hanno perso anche la copertura sanitaria, e devono pagare le spese mediche di tasca propria, se ci riescono. Non ci riescono, e si stanno diffondendo più rapidamente che mai malattie come l’Aids e la malaria, la tbc e la febbre dengue. La mortalità infantile è crescita del 40% dal 2009, in gran parte per mancanza di medicinali. Ora la Germania ha preso in mano la «riforma» del sistema sanitario greco, s’intende nel quadro delle misure di austerità imposte dai creditori. Le direttive della Troika hanno sancito che la spesa sanitaria ellenica non deve superare il 6% del Prodotto interno lordo (la Germania spende l’11,3%); il fatto è che, a causa delle politiche di rigore imposte, il prodotto interno lordo sta precipitando – da 231 miliardi del 2009 è passato a 193 miliardi nel 2012 – e dunque anche le risorse disponibili per la salute si restringono tragicamente: da 14 miliardi a 9,5. Il governo greco ha chiuso 46 ospedali su 130 e tagliato del 40% le finanze di quelli rimasti. Ciò non solo ha creato altre centinaia di migliaia di disoccupati, ma anche nuovi debiti, per miliardi, come sempre accade a causa delle misure di austerità (anche il debito italiano, a forza di austerità, è ormai vicino al 135% del Pil). (Grèce, Irlande et Portugal: pourquoi les accords conclus avec la Troïka sont odieux?)

Questa situazione sta suscitando proteste di ambienti medici prestigiosi. La rivista medica The Lancet ha condotto un’indagine in Grecia, concludendo che «la combinazione di politiche di austerità, di shock economici e deficienti misure sociali di protezione sta portando ad una escalation delle crisi socio-sanitarie in Europa». Persino organizzazioni umanitarie tedesche, come «Medico International» e la «Associazione Dottori Democratici» hanno protestato per le catastrofiche conseguenze del trattamento che i greci stanno subendo. Una ONG autorevole, «European Health Alliance», ha indirizzato una lettera aperta alla Commissione Europea, chiedendo un rovesciamento delle politiche attuali.

La Commissione Europea ha risposto: con una dichiarazione dove incita il governo ellenico di «mettere sotto controllo le spese ancora troppo alte nel campo della Sanità» (Statement by the European Commission, ECB and IMF on the review mission to Greece; www.europa.eu). La Troika, dopo l’ultima ispezione, ha voluto impegnare (costringere) la Grecia a «più concreti passi» per ulteriori tagli di spesa. Dopotutto, il governo ellenico «deve», come ha prescritto il Fondo Monetario, abbassare il suo debito al 124% del Pil entro il 2020, e scendere ancora al 11% nel 2022. Oggi, il debito ellenico è il 174%. Quanti denutriti, malati non curati e morti si devono totalizzare per raggiungere questo esito? Ma che importa? Importa che la Grecia abbia ottenuto una tranche del nuovo prestito di 4 miliardi di euro promesso dalle autorità europee; 1,5 miliardi che servono solo a tenere i greci attaccati al filo. Una «carità» che funziona così: una parte degli interessi che la Grecia ha versati ai Paesi suoi creditori nella UE, gli verranno restituiti: al tasso del 5%. Le banche e lo stato tedeschi possono indebitarsi al 2%, e prestare alla loro vittima dissanguata, guadagnandoci un lucro.

* * *

Dunque ricapitoliamo: Berlino esercita un protettorato surrettizio (e dunque sfruttatore) sul Paese-vittima (che non parlando tedesco non merita simpatia), e configura – a nostra insaputa e passività dei nostri politici – un Anschluss di fatto. Non ci resta, sconsolati, che ricordare che l’Italia di Mussolini reagì contro il primo tentativo di unificazione germanofona. Accadde nel 1934, quando i nazisti uccisero il cancelliere austriaco Dolfuss: il Duce schierò le truppe sul Brennero, in adempienza al trattato italo-austriaco allora vigente, che ci impegnava a difendere l’Austria da un’invasione straniera. La deterrenza funzionò (non si sapeva in che stato erano «le truppe» nostre); Hitler, che ammirava Mussolini e si considerava suo allievo, soprassedette.

Fu il momento in cui le Potenze occidentali avrebbero potuto e dovuto separare i destini del Fascismo dalla Germania hitleriana, riconoscendo a Mussolini l’onore di forza stabilizzatrice nel contesto europeo, e il possesso di una chiaroveggenza politica che alle altre capitali, cieche, mancava. Invece, nel 1935, per la nostra invasione d’Etiopia, ci imposero le sanzioni. La Società delle Nazioni, su istigazione britannico-francese, proibì le esportazioni dall’Italia e le importazioni verso l’Italia. Mussolini non ebbe altra strada che approfondire i legami con la Germania nazista, che della Società delle Nazioni non faceva parte. Nel 1938, quando le truppe hitleriane entrarono in Austria, fra gli applausi delle folle, per annetterla, non ci furono opposizioni.



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Commenti  

 
# Occidente 2013-08-14 17:59
Citando la Germania, la Russia gli USA, Blondet parla appunto di nazioni. Ma che è più l'Italia se non un'espressione geografica?
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# publied 2013-08-14 18:01
mi risulta, dai racconti di mio nonno, che Mussolini per aver ammassato le truppe al Brennero rischiò addirittura il Nobel per la pace.
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# Pietro G 2013-08-14 18:19
-Il termine tedesco è : "Kulturnation" definita come comunità di persone che si sentono uniti dalla comune appartenenza ad una cultura, tradizione, religione e lingua. È normale per questi Paesi scambiarsi, oltre che infrastrutture e programmi economici, programmi televisivi, ospiti nei talk shows e pareri sulla riforma della scrittura in tedesco, che, tra parentesi, è stata una cosa orrenda. La "Kulturnation" tedesca non si limita ai Paesi citati nell'articolo ma si estende, anche se in modo più diffuso, ad Ovest e a Nord anche a Paesi che non hanno la stessa lingua ma conservano le stesse tradizioni come l'Olanda, la Danimarca e la Scandinavia con l'eccezione della Finlandia.
-È la debolezza dei Paesi ex potenze coloniali e di quelli del Clu Med che fa la differenza e fa apparire una normale coordinazione tra Paesi simili come una volontà egemonica tedesca.
-La Russia potrebbe benissimo allearsi con il Giappone in concorrenza con la UE e con la Cina. Non lo può (o vuole) fare perchè Il Giappone vuole il trattato di Pace e la restituzione delle isole Kurili. E questo potrebbe essere un precedente per altri.
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# Lorenzo 2013-08-14 19:21
l'articolo mi riporta alla mente una vecchia storiella ascoltata da piccolo su di un re pazzo:
esso era divorato dalla rabbia verso chi non lo sosteneva e non lo esaltava, allora decise che avrebbe compilato una lista di tutte le persone che non gli andavano a genio e le avrebbe estradate su di un'isola deserta in modo che fossero lontani dal regno.
La lista venne iniziata e nome dopo nome divenne sempre più lunga , tanto lunga da far comprendere al re che tutte quelle persone non sarebbero state su un'isola, quindi decise di mandarle in un'altro continente, e continuò a scrivere la lista di nomi , ma essa non cessava di riempirsi, ogni nome portava tra conoscenze ed amicizie altri nomi, e anche i continente sarebbe risultato stretto per tutte quelle persone, cosi alla fine il re pazzo decise...di costruire un fossato in torno al castello.
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# BERTIEBOY 2013-08-14 20:09
Grande articolo di Blondet.Grazie per queste notizie fuori dal Coro dei Media "nostrani".Fatti "in casa" sotto dettatura..

E' proprio vero. In Italia imperversano le Armi di Distrazione di Massa della politichetta del Cortile di Casa sulle disavventure Politico Giudiziarie del Salame di Arcore.
Per quanto riguarda la Politica "Alta" in Italia adesso, dopo le Dominazioni dei secoli passati (Arabi-Spagnoli-Francesi- Austro Ungarici ecc.ecc.) e una breve parentesi del secolo scorso (innominabile!! ), siamo in piena Dominazione/Colonia NATO - esattamente dalla fine della 2nd World War - che non è solo militare ma anche economica.Soprattutto...

Siamo anche sorvegliati speciali e regolarmente spiati. Ma non eravamo Alleati? Pardon: Sudditi. Scusate

Nel frattempo la Potenza egemone Mitteleuropea tedescofona detta l'agenda e riunisce gli altri Stati di cultura e lingua teutonica e muove le sue mosse.

D'altra parte la Germania ospita anche la sede della BCE, a Francoforte sul Meno. Città ove per una mera casualità nacque la Dinastia Rothschild alla metà del '700.
Quindi Industria e "Cultura Finanziaria" forte in Germania, Locomotiva d'Europa.

La Russia ha sempre guardato, dai tempi di Pietro il Grande, alla Germania come modello di Paese industriale e i sodalizi imprenditoriali tra Russia e Germania (vabbè con i Tedeschi, la Germania unificata amcora non c'era)nascono da quell'epoca.
Per quanto riguarda la Russia attuale, a confronto con la superpotenza guerrafondaia USA, è il caso di dire, per il suo Ruolo:
per fortuna che Putin c'è.
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# Franco_PD 2013-08-14 20:13
Straordinaria la chiusa dell'articolo. Vi si dice quel che tutti dovrebbero sapere - perchè è assolutamente vero - e che in nessun libro viene scritto e da nessuna cattedra si apprende.
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# gborghi 2013-08-14 20:22
La traduzione di realm in tedesco credo sia "bereich", quindi il direttore ci ha azzeccato!
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# zampano 2013-08-14 21:00
Grazie di questo preziosissimo articolo
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# Giovanni Silvano 2013-08-14 21:07
Sono appena tornato da 2 giorni da un viaggio in Russia, quello che ho visto ha dell'incredibile, è un paese in piena effervescienza economica, e l'altra cosa che mi ha scioccato e stupefatto è che l'Euro ha totalmente soppiantato il dollaro come moneta alternativa al Rublo, in altre parole quasi dapperttutto si puo pagare qualsiasi cosa in Rubbli od in Euro, prezzi in dollari non ne esistono più.
La zona Euro ormai si estende incontrastata dalle acque della Manica a quelle del mar del Giappone.
L'impressione che ne ho ricavato è che la Russia sia ormai una "dependance" dell'Europa (pardon della Germania), penso che solo questo dovrebbe far rizzare i capelli in testa ai Signori di Washington (ammesso che ne abbiano ancora).
Come qualcuno particolarmente preveggente disse nel 1989 che "i frutti di Gorbaciov potevano rivelarsi perniciosi".. per il dominio americano nel mondo..........ho l'impressione che sia andata proprio così.

Io non insisterei poi tanto nel continuare a dire che l'Euro è stato un fallimento......dipende dal punto di vista.
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# Andrea V. 2013-08-14 21:53
Non voglio assolutamente difendere la Germania in questa discussione, ma credo sia normale per paesi con la medesima lingua e confinanti tenere rapporti "speciali" anzi dopo questi paesi e allargandosi entreranno in questi rapporti paesi di lingua diversa ma di ceppo comune immagino.

L'unione dei paesi di lingua latina è improponibile, la Francia a cui spetterebbe di diritto la leadership è più simile alla Germania che ai paesi latini, paesi che probabilmente guarda anche con un certo disprezzo, e non si può dargli torto, si vergognerebbero di sicuro.

L'Italia lasciamola perdere, non è in grado di applicare le stesse leggi,a tutto il territorio, applica due pesi e due misure diversi a seconda della latitudine ed è costretta ad imporre due tipi di economie diverse, una statalista e una liberista a due territori inclusi nello stesso perimetro statale.
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# henri 88 2013-08-15 06:53
La France du Midi (quella del Sud) è più simile a noi come clima, cucina, temperamento degli abitanti...e sfottò che ricevono da quelli del nord !
Usano una lingua galloromanza, la gloriosa lingua d'oc (detta anche lingua occitana) che si parla anche in alcune valli piemontesi.
Dal confine costiero italiano, sino a Montecarlo (compresa) sopravvive il dialetto ligure (il monegasco, appunto, è un dialetto ligure).
Proseguendo lungo la costa mediterranea francese, in prossimità del confine spagnolo, si parla catalano.
Da Lione in su, è un altro mondo.
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# Andrea V. 2013-08-15 16:57
Citazione henri 88:
La France du Midi (quella del Sud) è più simile a noi come clima, cucina, temperamento degli abitanti...e sfottò che ricevono da quelli del nord !
Usano una lingua galloromanza, la gloriosa lingua d'oc (detta anche lingua occitana) che si parla anche in alcune valli piemontesi.
Dal confine costiero italiano, sino a Montecarlo (compresa) sopravvive il dialetto ligure (il monegasco, appunto, è un dialetto ligure).
Proseguendo lungo la costa mediterranea francese, in prossimità del confine spagnolo, si parla catalano.
Da Lione in su, è un altro mondo.


Ma non si può classificare la Francia partendo dalla costa meridionale.
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# Giovanni Silvano 2013-08-15 08:57
L'America ha rapporti speciali con tutti i paesi di lingua inglese, e non mi sembra che nessuno si sia mai scandalizzato, se lo fà la Germania si grida allo scandalo.

In fondo Lichtenstein, Austria, Svizzera convengono volontariamente a questo, non sono costretti con la forza delle armi.
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# wasa 2013-08-14 22:09
scorrendo i primi 3 " scenarii" viene evidente come i tedeschi restino degli idioti geopolitici perche' pensano ancora , a 800 anni dal loro primo fallimento di potersi mettere sotto i " russi" ( e stavolta addirittura solo stampando dei "paghero'" :-))
Quindi anche questo "reich" ( il quarto il quinto ? ) finira' in un completo fallimento scivolando sulla solita "banana slava"
E purtroppo questi dementi stavolta riusciranno finalmente ( al terzo tentativo! ) a distruggere quel che restava dell' europa ... quella vera , " dei popoli".
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# DBF 2013-08-15 00:08
Intanto non è detto che i tedeschi siano governati da tedeschi. Sicuramente non lo sono. Poi per quanto riguarda l'Europa dei popoli il progetto è molto e non esiste più ed è stata decisa ufficialmente la "nuova Europa dei popoli". I tedeschi non sono dementi i più sono onesti e genuini ma il potere si è sempre preso gioco di questi e in quanto incorruttibili e idealisti oltre che belli li hanno eliminati. In fondo erano una dissonanza rispetto ad altre popolazioni. Probabilmente lo sono ancora. La Germania un giorno diventerà come l'Italia. Sfratttato dall'alto Cadore con i soliti metodi romanizzanti nel mio paesino sperduto tra i monti hanno portato i croati e a capo hanno messo un meridionale. I montanari sono conservatori per natura per cui erano scomodi e da estinguere. Sono stati i comunisti? No, loro sono stati solo lo strumento.
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# CESCO 2013-08-14 22:28
Dopo le elezioni tedesche la germania uscirà dall'euro,la nuova moneta è stata già stampata nel 2011 in svizzera.
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# Franco_PD 2013-08-15 07:21
Curioso: anche a me è giunta la medesima notizia. E neppure recentemente, poi.
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# Brancaleone 2013-08-15 08:40
riesce a fornircene una fonte attendibile? Grazie
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# Franco_PD 2013-08-15 20:58
Purtroppo no. Ma trovo curioso che una notizia tale, alla quale francamente non avrei mai pensato di mio, salti fuori da direzioni certamente diverse e lontane. A me è giunta de relato, da persone che hanno come clienti personaggi altolocati. E appunto non l'avrei mai lanciata, vista l'origine incerta. Ma se anche non è vera, è verosimile, cosa che - secondo Churchill - la rende ancora più credibile!
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# giorgio 2013-08-16 15:10
Ne ha fatto cenno circa un anno fa su un sito internet la Napoleoni, citando confidenze da ambienti bancari, se non ricordo male.
Credo che si tratti di un piano B: i governanti tedeschi sono ancora previdenti.
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# regolo 2013-08-15 19:24
Balle! L'euro fa ancora troppo comodo ai crucchi e prima che ne escano dovranno morire, economicamente parlando, tutti gli altri paesi dell'eurozona. Accetto scommesse.
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# roberto_perugini 2013-08-14 22:43
Complimenti, direttore. Questo articolo merita di entrare nel "gotha" dei suoi migliori. Interessantissi mo il punto che focalizza l'integrazione tra Germania e Russia. Le acute analisi di J. Kleeves erano giunte alle stesse conclusioni del nostro direttore.
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# Nova 2013-08-14 23:28
I miei interlocutori slovacchi ormai succubi degli Illuminati che governano Bratislava erano inorriditi dalla proposta di Putin, sostenuta dal socialista Fico (pronunciato Fizo), di far arrivare la Transiberiana fino a Bratislava, a 60 km da Vienna.
La spesa sarebbe stata sostenuta dalla Russia essendo stato eventualmente tale tratto di ferrovia a 'scartamento russo'.

Putin è l'unico leader mondiale e della Storia a possedere diretta competenza tecnica in materia di: gestione politica del potere interno, strategia militare (già ha vinto le guerre di Cecenia e di Georgia) e dotazione delle Forze armate di terra, mare, cielo e balistico nucleare, fonti energetiche e relativa logistica (i gasdotti e oleodotti russi veicolano idrocarburi propri o per conto terzi mentre le bufale relative al fotovoltaico e all'eolico non trovano spazio in Russia), amministrazione di un impero multietnico e multiconfession ale (fu il primo grande compito di Stalin) interfacciato geograficamente con l'Oriente, l'Occidente e l'Asia centrale.

Putin conosce perfettamente il tedesco e ha appreso l'inglese negli anni scorsi. Mi è difficile invece considerare la 'raccomandata di ferro' Angela Kasner Merkel Sauer (quest'ultimo marito ha un curriculum americano) come rappresentante della nazione tedesca che è semmai solo la roccaforte del potere finanziario apolide con una classe politica di clowns.
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# henri 88 2013-08-15 06:58
Ma se Putin, come lei sostiene, parla perfettamente il tedesco perchè nella foto (quella all'inizio di questo articolo) insieme alla Merkel porta l'auricolare ?
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# Nova 2013-08-15 12:23
Putin, ex marito di Lyudmilla insegnante di tedesco, soggiornò cinque anni a Dresda nella DDR come dipendente del KGB col compito di raccogliere informazioni sulla tecnologia industriale occidentale.

Putin pronunciò un importante discorso in tedesco a Monaco di Baviera (da me udito dal vivo in TV) durante un convegno di Paesi NATO e un altro davanti al Bundestag a Berlino ai tempi del cancelliere Gerhard Schröder.

Peraltro anche Angela Merkel si guadagnò un encomio a Mosca ai tempi della DDR per la sua ottima padronanza del russo.
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# Franco_PD 2013-08-15 20:21
Tutto vero. Curioso come il cambiamento delle cose cambi anche le persone (?!?). Oggi i due trafficano assieme seduti allo stesso tavolo capitalista. Non molti anni fa erano probabilmente ancora allo stesso tavolo, meno pomposo, in qualche ufficio della Stasi. Non so come ma penso che allora conversassero in russo, ora invece in tedesco. Una mia idea... Commerciavano poi allora come oggi. Al tempo Frau vendeva nomi, oggi locomotive. E lo Zar allora offriva permessi per viaggiare all'Ovest e ora invece gas. Ma guarda tu come cambiano i commerci nel tempo... Deve essere bello trovarsi tra vecchi amici (anzi: ex compagni). 'na rimpatriata, tra un wurstel e una vodka.....
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# Nova 2013-08-15 23:28
I casi della vita. Veramente stupefacente !
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# Giulio 2013-08-16 13:45
Sempre un piacere leggere i suoi commenti, caro Franco.
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# BERTIEBOY 2013-08-15 21:49
@Nova
Sei sempre molto interessante nei tuoi commenti.

Putin, come risulta anche nelle sue biografie ufficiali è stato per anni di stanza a Dresden (DDR) come colonnello Ufficiale di Collegamento del KGB.

Lo Zar Vladimir poi, all'incirca una ventina di anni fa, con molto impegno, ha preso lezioni di lingua inglese in ..Italia, quando era ancora un oscuro funzionario dell'ex Impero Sovietico che si occupava di Ferrovie, prima di essere incoronato sul Trono Russo.

I Cremlinologi dell'epoca parlarono di Zar venuto dalle Nebbie, perchè il "Piccoletto" era un perfetto sconosciuto.
E comunque qualche differenza con tanti Governanti Marionette Occidentali c'è.
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# Giovanni Silvano 2013-08-16 17:00
Allora si intendono bene, uno sà il tedesco e l'altra il russo.
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# Giovanni Silvano 2013-08-16 16:58
L'auricolare lo porta per motivi protocollari...qualche anno fà ha tenuto un discorso al Reichstag in tedesco.
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# Giovanni Silvano 2013-08-16 16:59
Oh meglio la foto di Putin in capo all'articolo è tratta da un'altro incontro, non con la Merkel.
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# cgdv 2013-08-15 08:46
La stampa italiana ci fa sapere che è possibile vedere realmente la famosa luce montiana in fondo al tunnel, purché si vada avanti con le riforme. Ecco anticipato quello che ci piomberà addosso.
In ogni caso è sempre più evidente che la storia dello spread che ci ha fatto mettere in capo Monti e Letta non era una faccenda legata solo al debito.
Sembra piuttosto che qualcuno avesse intenzione di essere ancora più cattivello che nella sua riprovevole vita privata; pur senza poterselo permettere.
Giuliano
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# Luigi B. 2013-08-15 10:28
Non credo che la Germania rifaccia l'Anschluss nel senso politico del termine, ma sicuramente si sta coordinando coi paesi dello stesso Kulturbereich per staccarsi in modo definitivo e giustificato dai paesi falliti del sud. Che saranno poi assoggettati col compito di produrre vini e vacanze al sole.
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# codino 2013-08-15 10:44
ora e sempre, forza Germania!
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# Vitoparisi3 2013-08-15 13:06
Se ci fossero le regole cavalleresche della casata sveva, la dominanza del ruolo di fede della chiesa, gli ideali medievali sacri, applauderei ai pangermanisti cordialmente, suggerendo di annettere la Prussia orientale, l'Alzazia, la Slesia, la Lorena, il Tirolo fino alle chiuse di Salorno, la Poznania, la Pomerania, i Sudeti. Ma, se il pangermanesimo deve significare, al contrario, un panmaterialismo , allora, al fine di farlo vincere davvero, ma deterso, il germanesimo, sono indispensabili le regole deL Cristus Che regnat, vincit, imperat.
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# urbano 2013-08-15 15:11
E no caro Codino. Ora e sempre, forza Russia!. é la Russia a fare catecon attualmente e non la giudeo- protestante Germania. Aggiornati con Fatima. Saluti e grazie a tutti: direttore e commentatori.
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# albertotardivo 2013-08-15 17:00
Sarebbe ora di agire!

Mussolini si fidava così tanto di Hitler che le opere sul Vallo Alpino del Littorio continuarono anche durante la seconda Guerra Mondiale.
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# Ferdinand 2013-08-15 22:08
Secondo la ( Voz de Russia) il nuovo sommergibile Borey in costruzione progettato per portare 20 missili multitestate Bulava potrà scendere fino a 1500 metri di profondità
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# raff 2013-08-16 00:08
Da quando Putin è tornato alla presidenza, si è rafforzata da parte della Russia la «retorica anti-americana» servendosi di «vecchi stereotipi della guerra fredda»: lo ha dichiarato il presidente Obama dopo aver cancellato l'incontro stabilito per settembre.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l'asilo concesso dalla Russia a Edward Snowden, reo di aver portato alla luce le prove che i servizi segreti Usa spiano tutti e tutto. Ma c'è ben altro. Mosca si oppone allo «scudo antimissile», che permetterebbe agli Usa di lanciare un first strike nucleare sapendo di poter neutralizzare la ritorsione. È contraria all'ulteriore espansione della Nato ad est e al piano Usa/Nato di demolire la Siria e l'Iran nel quadro di una strategia che mira alla regione Asia/Pacifico. Tutto questo viene visto a Mosca come un tentativo di acquisire un netto vantaggio strategico sulla Russia (oltre che sulla Cina).

Sono solo «vecchi stereotipi della guerra fredda»? Non si direbbe, visto il programma annunciato dalla Nato l'8 agosto. Esso prevede «più ambiziose e frequenti esercitazioni militari» soprattutto a ridosso della Russia. Dal 25 agosto al 5 settembre cacciabombardie ri Nato (anche italiani), a duplice capacità convenzionale e nucleare, parteciperanno in Norvegia all'esercitazione «Brilliant Arrow» del Comando aereo alleato, a capo del quale è stato appena nominato il generale Frank Gorenc, che comanda anche le Forze aeree Usa in Europa. Seguirà in novembre l'esercitazione aerea «Steadfast Jazz», che vedrà lo spiegamento di cacciabombardie ri Nato in Polonia, Lituania e Lettonia, al confine russo. In settembre-ottobre navi da guerra Nato parteciperanno alla grande esercitazione «Brilliant Mariner» nel Mare del Nord e nel Mar Baltico. È previsto anche l'invio di altre navi da guerra Nato nel Mar Nero, dove in luglio si è svolta l'esercitazione «Sea Breeze 2013» cui hanno partecipato le marine di dieci paesi (Italia compresa) agli ordini del Comandante delle Forze navali Usa in Europa, che comanda allo stesso tempo la Forza congiunta alleata a Napoli.

Gli Usa e gli alleati Nato stanno dunque accrescendo la pressione militare sulla Russia la quale, ovviamente, non si limita a quella che Obama definisce «retorica anti-americana». Dopo che gli Usa hanno deciso di installare uno «scudo» missilistico anche sull'isola di Guam nel Pacifico occidentale, il Comando delle forze strategiche russe ha annunciato che sta costruendo un nuovo missile da 100 tonnellate «in grado di superare qualsiasi sistema di difesa missilistica». Entro quest'anno effettuerà 16 lanci sperimentali di missili balistici intercontinenta li di vario tipo. Ed è già in navigazione il primo sottomarino nucleare della nuova classe Borey, lungo 170 m, capace di scendere a 450 m di profondità, armato di 16 missili Bulava con raggio di 9mila km e 10 testate nucleari multiple indipendenti, in grado di manovrare per evitare i missili intercettori. Il nuovo sottomarino fa parte degli otto che la marina russa riceverà entro il 2020 (per sostituire i precedenti), insieme a 16 sottomarini multiruolo e 54 unità di superficie.

Su questo e altro i media europei, in particolare quelli italiani campioni di disinformazione , praticamente tacciono. Così la stragrande maggioranza ha l'impressione che la guerra minacci solo regioni «turbolente», come il Medio Oriente e il Nordafrica, senza accorgersi che la «pacifica» Europa sta divenendo di nuovo, sulla scia della strategia Usa, la prima linea di un confronto militare non meno pericoloso di quello della guerra fredda.

Manlio Dinucci
Fonte: www.ilmanifesto.it
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# Emilix73 2013-08-16 09:52
Quanto mi piacerebbero dei politici onesti, che abbiano a cuore la propria Patria e la morale pubblica.... invece siamo tutti vendibili.
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# SART 2013-08-16 10:18
Il Reich di Sion... con a capo un'ebrea... armato da decine di basi militari americane...

Basta. Non abbiamo più il diritto di sognare come fossimo adolescenti.
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# henri 88 2013-08-16 12:50
E pensare che l'Italia col progetto del treno ad assetto variabile Pendolino (brevetto Fiat Ferroviaria) era all'avanguardia in Europoa e nel mondo. Poi, nel 2000 Fiat Ferroviaria fu ceduta alla francese Alstom.
Quella dei convogli francesi TGV e fornitrice della flotta di NTV, denominata ITALO.
Che dire ?
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# Franco_PD 2013-08-16 18:14
Non mi dire niente Henry88. Ti dico semmai qualcosa io, se hai bisogno di qualche idea valida per buttarti dalla finestra. Forse la più grande innovazione nei motori diesel moderni è il sistema di alimentazione Common Rail. Un' invenzione brevettata tutta italiana e tutta Fiat. Poi praticamente regalata (alla Bosch), come ebbe modo di raccontarmi un funzionario Fiat. Anzi aspetta che dalla finestra mi ci butto prima io.
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# henri 88 2013-08-17 23:20
Caro Franco PD, già la sapevo la storia del common rail.
Tu sapevi quella del Totem (altra invenzione Fiat) ?
Ma perchè l'Avvocato non se n'è rimasto a fare il dandy fra Cortina e la Costa Azzurra ?
E' stato un povero Re Mida all'incontrario: vedi famiglia e Fiat.
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# Der Freiherr 2013-08-16 16:14
... e Direttore, mi dice ancora che il Banana non ci azzeccava in politica estera?
Lo rimpiangeremo, e tanto!
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# Nova 2013-08-16 19:54
Nel 2010 Berlusconi tornò da un incontro informale con Putin in Russia e per qualche settimana indossò un giubbotto blu imbottito con lo stemma dell'aquila bicefala sul petto a sinistra e la scritta ROSSIA.
Vedere un capo di governo italiano incastonato nell'alleanza militare anti-russa NATO sfoggiare un simile abbigliamento provocatorio fu una sensazione esilarante. Forse in quei momenti agenti del FSB, che rimane l'agenzia russa di intelligence di prim'ordine, vegliavano a distanza di sicurezza qui in Italia sul personaggio Berlusconi in evidente difficoltà.
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# milvus 2013-08-16 20:57
In tutta questa storia mi sembra di capire che i numeri dell'Holocausto famoso siano pochi, ma molti i tedeschi che Hitler volle spedire in Russia per salvarli. Oggi Putin, ringrazia e ricambia il favore.
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# bizza 2013-08-20 13:24
Magari il Veneto fosse sempre stato protettorato austriaco. Viva La battaglia di Lissa !
Speriamo che il Veneto ritorni in buone mani.
Onore all'Austria Onore alla Germania.
I nostri vecchi prendevano la pensione in marchi D.M. Con la schifezza tricolore la pensione da 90 mila euro al mese la prendono solo gli italiani
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# laviga 2013-09-04 22:32
Articolo che a parte le considerazioni storiche finali... vale da solo il prezzo del biglietto.
Dispiace che venga visto in una luce negativa quello che è invece meraviglioso.
L europa sana e creativa con le risorse russe formerebbero una potenza invincibile.

Anshluss? non esiste la germania come non esiste l austria...sono solo costruzioni politiche.
sono la stessa cosa,stessa stirpe,stesso sangue.
Cos è?
è Il Reich..parola intraducibile in altre lingue....ha come... qualcosa di maestoso e....sovrannaturale...un sogno,una visione,un destino,un comando.
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