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Il Papa e l’America
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Una premessa fondamentale è d’obbligo.
Una premessa necessaria per ricordare a tutti i cattolici il contenuto della dottrina sull’infallibilità del Pontefice romano.

I pronunciamenti di un Pontefice possono essere considerati atti del magistero (graduato poi nei diversi livelli di autorità: solo autentico, ordinario, straordinario) soltanto se manifestano in modo univoco e chiarissimo una esplicita volontà di insegnare alla Chiesa universale in modo moralmente obbligante (sotto pena di anatema per chi osasse negare l’insegnamento, quando questo è solenne,  formale, e infallibile).
La Chiesa, e quindi anche il Papa, è infallibile solo in materia di dogma e di morale.
Questa è la dottrina dogmatica dell’infallibilità papale, come promulgata dal Concilio Vaticano I.

Sicché il nostro direttore, Maurizio Blondet, può stare tranquillo perché sono, casomai, i suoi accusatori a sbagliare quando lo rimproverano di eresia o di scisma o di superbia.
Quando il Papa parla di calcio o di chimica non è affatto garantita né l’assistenza dello Spirito Santo né, pertanto, l’infallibilità.

Ora, è evidente che la discussione circa le forme politiche e le costituzioni non attiene in prima istanza al campo della morale.
Perché, per la morale cattolica, fatti salvi alcuni principi non negoziabili (il culto al vero Dio, la libertas Ecclesiae, la soprannaturalità della Chiesa e la naturalità della comunità politica, i principi del diritto naturale, la garanzia che l’uomo non sia ostacolato nel perseguimento del suo fine ultimo di salvezza, etc.), non sussiste preferenza per questo o quel sistema politico trattandosi di questione di filosofia politica del tutto aperta alla libera discussione dei cattolici stessi.
Ciò è talmente vero che per la Chiesa anche la monarchia è, da sempre, solo una forma di governo «preferibile», ma non in assoluto l’unica forma lecita.

Qualsiasi forma è lecita se  rispetta e favorisce la legge naturale e gli altri principi non negoziabili di cui sopra.
Se non li rispetta (come nel caso delle leggi sull’aborto) l’Autorità politica va comunque obbedita perchè mantiene l’ordine, salvo, però, disobbedire alle leggi avverse al decalogo e alla legge naturale.
Dunque, qualsiasi cosa un Papa dica sulla politica, in quanto tale, è, nei confini della virtù della prudenza e del rispetto dovuto alla sua persona, non vincolante per il fedele.

In questa materia, la filosofia della politica, il Papa può errare, soprattutto se parla come doctor privatus, ovvero come Simone, e non come Pietro.
Vi sono stati persino Papi che hanno insegnato come teologi privati, non come Papa, addirittura dottrine eretiche in teologia: è stato, ad esempio, il caso di Giovanni XXII, nel XIV secolo, che affermava la dottrina (poi ritrattata in punto di morte) secondo la quale la visione beatifica
non sarebbe concessa ai giusti se non al momento della resurrezione dai morti.

Pur nella legittimità dei Papi successivi a Pio XII, è innegabile che oggi esista una crisi di fede dentro la Chiesa.
Personalmente la riteniamo una sorta di prova alla quale Dio sta sottoponendo la sua Chiesa per purificarla in attesa del futuro ritorno ad una fede ancora più salda.
Un po’ come la notte oscura di cui parlano i mistici.
Ed è altrettanto evidente che tale crisi si rifletta anche in certe prese di posizione «politiche» dei Papi post-conciliari.
L’ubbidienza dovuta al Papa nella fede e nella morale non vincola oggi né vincolava ieri ad alcuna obbedienza, salvo l’imperatività della legge di natura, in ambito politico (sebbene anche le questioni «politiche» siano per certe materie strettamente connesse alla fede ed alla morale: si tratta, in questi casi, di quelle materie «permixte» nelle quali il «trono tocca l’altare», sicché in tali materie miste l’obbedienza al Papa è dovuta quantomeno con riguardo ai punti di evidente interferenza tra spirituale e temporale).

Se il dogma dell’infallibilità papale fosse da estendere a tutto lo scibile umano, l’esito sarebbe la teocrazia ossia il governo temporale dei preti, che è qualcosa di assolutamente ripugnante all’essenza stessa del cattolicesimo.
Alla teocrazia inneggiava il «Dictatus Papae» di Gregorio VII ma questo non fu affatto un atto di magistero ma soltanto un atto, all’epoca, di fronte al potere laico che aveva asservito la Chiesa, storicamente necessario.
Un atto perciò stesso politico, certo provvidenziale stante le condizioni storiche nelle quali fu emanato, ma del tutto politico: tanto è vero che la pretesa teocratica dei Papi medioevali, a partire da Gregorio VII, passato il pericolo «ghibellino», non ha avuto né continuazione né esito in quanto evidentemente non benedetta da Dio al di là del ristretto orizzonte temporale nel quale fu storicamente opportuna.

La pretesa, infatti, del «Dictatus Papae» era quella per la quale la sfera politica fosse un qualcosa di «profano» senza la benedizione ecclesiastica.
Il che è come dire che tale sfera, quella politica, non ha una propria consistenza per diritto di natura: affermazione contraria all’insegnamento di Nostro Signore che riconoscendo che nell’ordine morale vi sono cose «dovute» a Cesare, come altre dovute a Dio, non ha certamente inteso proclamare la «laicità» della politica, come la intende il liberalismo, ma la sua naturalità a fronte della soprannaturalità della Chiesa.
Naturalità della politica che significa innanzitutto che essa è fondata imprescindibilmente sul diritto di natura e che non deriva la sua legittimità dalla benedizione clericale (1).

Dante, che ebbe a che fare con un Papa fortemente teocratico, pur prendendosela con Bonifacio VIII per le sue posizioni in politica, lo ha poi difeso, con versi rimasti sublimi, a fronte dell’oltraggio a quel Pontefice arrecato dagli emissari del re di Francia, i quali lo schiaffeggiarono ad Anagni.
Ciò perché nel primo caso Dante si opponeva all’uomo privato, Benedetto Caetani, e nel secondo caso difendeva Bonifacio VIII, legittimo successore di Pietro e Vicario di Cristo.
Dante era uomo medioevale e la sua Teologia della Politica (il «De Monarchia»), che pure è pienamente medioevale perché difende la sacralità del dominio universale in temporalibus dell’Imperatore, nasceva proprio dall’amore per la Chiesa di Cristo e per il Pontefice.
Dante, in assoluta obbedienza - ripetiamo: in assoluta obbedienza! - al Papa del suo tempo in materia di Fede, tanto da difenderlo, come si è detto, di fronte alle prevaricazioni di Filippo re di Francia, tuttavia, da cattolico intelligente, non temeva, anzi sentiva il cristiano dovere, di avanzare le sue critiche ed osservazioni a quello stesso Papa in materia politica.

Il Papa cattolico, la nazione «messianica» e la costituzione deista

Fatta questa, lunga ma necessaria premessa dottrinaria e storica, veniamo al viaggio americano
di Benedetto XVI per cercare di comprenderne il senso tra ragioni della diplomazia e personali visioni di Joseph Ratzinger in materia politica.
Si badi che quanto andremo a dire lo diremo con tutto il rispetto, anzi, la stima e l’amore di figli verso questo Papa che, per altre questioni (vedi motu proprio o i suoi richiami alla tradizione patristica), ha dimostrato grande coraggio.
Ma sul suo approccio al modello americano, che non è questione di Fede o di morale, non possiamo seguirlo benché, lo diremo, siamo convinti che le cose non stiano del tutto come sono apparse sulla base dei suoi discorsi nel soggiorno statunitense.
Benedetto XVI nella premessa al suo libro su Gesù ha detto ai suoi lettori che quell’opera non era un atto del magistero e che pertanto era possibile discuterla apertamente.
A maggior ragione, si può tranquillamente ritenere che Papa Ratzinger non ha certamente vincolato al suo magistero infallibile un mero discorso di diplomazia o di filosofia politica.

Anche se riteniamo che vi è un’altra spiegazione (che esamineremo di seguito), per il momento ci sia consentito di supporre che il Papa sembra essere caduto nella «trappola» di Leo Strass.

Forse nessuno gli ha spiegato che Bush è la marionetta di una setta (i neocon) gnostica ed atea, il cui credo straussiano è, appunto, quello secondo il quale l’unica verità, che però bisogna nascondere alle masse bisognose di «miti religiosi», è che non esiste verità, sicché la religione è buona solo per mobilitare le masse attorno ad un progetto politico di ordine interno ed egemonia «imperiale» sul mondo.

L’operazione mediatica è stata magistralmente preparata e condotta dall’entourage di Bush, anche con l’intento di recuperare l’immagine del presidente offuscata, agli occhi dei cattolici, dal rifiuto che Giovanni Paolo II oppose all’aggressione all’Iraq.
Senza la conduzione operativa dei suoi consulenti, con lo spirito costantemente annebbiato dai fumi dell’alcool l’attuale inquilino della Casa Bianca non avrebbe mai saputo mettere giù, da solo, il proprio discorso rivolto al Papa, anche perché in tale discorso sono state toccate questioni di filosofia politica troppo grandi per un debilitato psichico come l’attuale Presidente americano.
Parafrasando il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona, l’entourage di Bush ha fatto dire al presidente americano che l’America non usa il nome di Dio per giustificare il terrorismo.

Pur rendendoci conto che le ragioni della diplomazia e del protocollo non lo avrebbero mai concesso, tuttavia avremmo certamente esultato laddove il Papa avesse chiesto, per tutta risposta, cosa sia, se non millenarismo apocalittico e pseudo-messianico, l’ideologia americana, di radici puritane, del «destino manifesto» e della «nazione benedetta da Dio» o della «City upon hill» oppure se avesse chiesto se corrisponda alla definizione giuridica internazionale di «terrorismo»
il bombardamento a tappeto di una nazione, l’Iraq, con migliaia di vittime innocenti, sul presupposto di una menzogna internazionale come quella delle mai esistite armi di distruzione di massa (le uniche che Saddam Hussein ebbe, a suo tempo, per gasare i curdi, gli furono fornite dalla CIA).

Oppure se, invocando i principii della dottrina cristiana del bellum iustum, il Santo Padre avesse dato un giudizio sulla sproporzionalità della potenza militare tecnologica impegnata dagli Stati Uniti contro l’Afghanistan dei talebani, ovvero contro l’inerme popolazione di quella sventurata terra, a fronte, ammesso e non concesso che la versione ufficiale sia vera, dell’attentato delle Twin Towers.

Si tratta di domande che coinvolgono direttamente la condanna pronunciata da Benedetto XVI, a Ratisbona, ed utilizzata da Bush, verso chi usa il nome di Dio per giustificare la propria potenza mondana.
Bush, o meglio, il suo entourage, ha infingardamente approfittato della presenza del Papa per riprendere nel suo discorso il passaggio della lectio magistralis di Ratisbona che già a suo tempo fu gettato dai media in pasto agli islamici.
Con il rischio di creare un altro «incidente» e con il fine, tutto politico, di far passare una immagine di Papa Ratzinger come cappellano di corte del suo «impero».

Ma quel che né Bush né il suo entourage hanno compreso, pochi infatti lo hanno capito perché pochi ne hanno letto il testo, è che quello di Ratisbona è stato, al di là della isolata citazione di Manuele Paleologo su Maometto, un vero e proprio atto di accusa verso l’Occidente post-cristiano che - così disse Benedetto XVI - a partire da Lutero ha de-ellenizzato la fede, separando Gerusalemme ed Atene e producendo lo scontro tra fideismo e razionalismo.
Chi conosce anche soltanto un po’ la storia delle origini, puritane, degli Stati Uniti sa benissimo che quella «condanna» del Papa calza perfettamente proprio al caso degli Stati Uniti.

L’America è nata puritana proclamandosi «nazione messianica» ed affermando la pretesa di essere depositaria di un destino manifesto o di una missione affidatagli per volontà divina, consistente nell’esportare la democrazia, in verità il proprio concetto liberal-massonico di democrazia, con le buone o le cattive.
Ecco perché non si può non rimanere perplessi sulle parole troppo diplomatiche e troppo accondiscendenti del Papa verso il modello americano.
L’unica realtà che ha un mandato divino, disarmato, è la Chiesa cattolica che non a caso è stata voluta dal suo Fondatore come sovrannazionale ed Universale proprio perché non si identificasse con nessun popolo particolare e non si realizzasse nessun etnocentrismo con pretese universalistiche (come è invece avvenuto nel caso dell’Israele post-biblico).

Alvaro d’Ors, un grande filosofo giurista tradizionalista spagnolo (combatté con i carlisti durante la guerra civile), ha scritto, in «La Violenza e l’Ordine» (Marco editore, 2003), che di fronte all’universalità divina della Chiesa è ammissibile, sul piano naturale della politica, soltanto il pluralismo di popoli e Stati e che perciò qualsiasi pretesa di realizzare lo Stato mondiale, in forma di «governo sinarchico» o in forma di imperialismo di una nazione particolare, è progetto contrario alla volontà di Dio, foriero di gravi conseguenze per l’umanità che cedesse a tale tentazione.

E’ poi palese che tra il relativismo da Papa Ratzinger giustamente denunciato ed il soggettivismo teologico protestante, il settarismo puritano americano, il nomadismo confessionale e spirituale della cosiddetta religiosità americana (si vedano in proposito gli studi della Gatto Trocchi), sussiste più di una mera connessione: vi è in realtà una stretta identificazione «esoterica». Gli Stati Uniti d’America sono la nazione che storicamente adora, in forma di religione civile patriottica, il Grande Architetto dell’Universo, deità esoterica che sarebbe nascosta dietro tutte le religioni considerate alla stregua di paritarie vie di salvezza.

Il Papa, ne siamo sicuri perché egli è un fine studioso, non può non sapere che cosa è la Massoneria e che i padri fondatori degli Stati Uniti, Washington, Franklin, Jefferson, erano tutti «fratelli di loggia».
Benedetto XVI, e prima di lui il teologo Joseph Ratzinger, conosce benissimo la radice deista della Costituzione degli Stati Uniti d’America.

Questo documento politico, infatti, presuppone, con tutta evidenza, una concezione «razionale» della divinità priva di elementi soprannaturali e dogmatici e nega, nella sua essenza per l’appunto deista, la necessità della religione rivelata.
Il deismo, che fu il credo filosofico delle logge moderate anglosassoni e poi americane, pretende di ricondurre Dio all’interno della sola razionalità naturale (si tratta della posizione kantiana sulla religione nei limiti della sola ragione).
Mentre noi cattolici crediamo nel Dio vivente, creatore e governatore del mondo, che si rivela all’uomo, i deisti accettano solo l’idea a-dogmatica di un dio a-confessionale, sovente impersonale, causa accidentale del mondo nonché l’idea di una legge morale universale ma, appunto, priva di ogni riferimento alla Rivelazione e perciò ritenuta sostenibile solo razionalmente senza necessità di apporti soprannaturali.
In tal modo, la fede è ridotta a mero, spesso ipocrita, moralismo, ad etica sociale tanto asfissiante, con i suoi divieti ed i suoi doveri, quanto priva della Luce metafisica e liberatrice di Cristo.
La morale deista è una riproposizione dell’osservanza farisaica, senza cuore ossia senza grazia, della Legge.

Non è un caso se il deismo nasce in ambiente protestante, anglicano per la precisione.
Fu Locke, nel saggio «Ragionevolezza del cristianesimo» (1695), a contribuire in maniera decisiva a diffondere i principii del deismo: egli considerava come la più ragionevole ed utile delle religioni un cristianesimo liberato dal dogma e ridotto alla precettistica morale.
Qui sta la base dell’idea della tolleranza religiosa cui si ispirò il (pre)illuminismo inglese.
Locke vedeva nel cattolicesimo, intollerante per definizione, il nemico principale della «tolleranza religiosa».
Il deismo fu, poi, accolto in Francia da Voltaire e fu trapiantato in America da quei calvinisti radicali che furono i pilgrim fathers puritani.
Tendenzialmente deisti sono poi il cattolicesimo liberale e l’umanesimo religioso sia esso cattolico che laico.

Le necessitate «ragioni» americane del Papa

Ma allora perché mai il Santo Padre ha, in apparenza, fatto un incondizionato elogio del modello politico americano?
Diplomazia?
Inganno straussiano?
Interventi dell’intelligence americana in Vaticano, come dice Blondet nel suo articolo, su questo sito, «Il Papa in America»?

Non possiamo per niente escludere quest’ultima ipotesi, e persino quella di più o meno velati ricatti messi in atto contro la Chiesa approfittando, anzi ingigantendolo, dello scandalo dei preti pedofili (non a caso Benedetto XVI ha fatto della richiesta di perdono alle vittime dei preti pedofili un ritornello quotidiano della sua visita), per costringere il Papa a discorsi non troppo polemici contro l’America.
Se una pressione di tal genere fosse un giorno provata ci sarebbe certamente da essere preoccupati sulla libertà del Pontefice Romano in un mondo globale unipolare: anche se, lo sappiamo, i tentativi, inutili alla fin dei conti, del princeps huius mundi di condizionare la Chiesa, anche dall’interno, non sono cosa di oggi e sono stati una costante nella sua storia.
Del resto non sempre gli stessi Papi, magari anche santi, sono stati all’altezza di comprendere o di opporsi a tali tentativi.

Leone X, che santo non era, non capì nulla di quel che stava succedendo con Lutero in Germania e pensò ad una mera bega tra monaci.
Clemente XIV non seppe opporsi alle pressioni esercitate dai ministri massoni delle monarchie illuminate della seconda metà del XVIII secolo, che minacciavano una serie di scismi nazionali, e fu costretto a sciogliere l’ordine dei Gesuiti.

Sotto un certo profilo è condivisibile anche l’osservazione di Blondet sulla debolezza dell’analisi di Papa Ratzinger che non avrebbe capito che l’America odierna non è più quella visitata da Tocqueville nel XIX secolo (ed anche quella aveva già in sé, secondo noi, le radici del suo attuale volto) ma è quella della filosofia «ateo-religiosa» di Leo Strauss.

Del resto, Ratzinger, come tutti noi, è un uomo del XX secolo, formatosi sui problemi tipici del secolo scorso e supporre che, forse, egli non ha ben compreso fino in fondo il cruciale passaggio in atto tra la morente modernità ed il post-moderno nel quale, pur intravedendosi alcune possibilità di recupero aperte alla speranza cristiana, finora ha prevalso la direttrice di marcia verso il catastrofico esito finale di tutto ciò che di antimetafisico aveva già partorito la modernità, rivelandosi, infine, senza più maschere umanitarie il luciferinismo intrinseco al processo di de-cristianizzazione, non è da ritenere in sé riduttivo della sua statura intellettuale ma semplicemente indicativo della spiritualità di un Papa che si affida totalmente come strumento inadeguato - lo ha detto lui il giorno dell’elezione e lo ha più volte ripetuto (2) - alla provvidenziale Volontà di Dio, nonché indicativo della prospettiva di un uomo anziano ormai proiettato verso l’Eterno più che verso il temporale. Potrebbe essere spia di questa attardata analisi ratzingheriana la sua insistenza sul relativismo quando il male è ormai diventato molto più profondo e grave e dovrebbe essere apertamente indicato nel nichilismo, succedaneo postmoderno del relativismo del quale porta alle estreme conseguenze le già tragiche premesse.

Tuttavia, da parte nostra vorremmo provare a dare un’altra spiegazione ed al tempo stesso a vagliare se effettivamente Papa Ratzinger sia poi così schierato su posizioni filo-americane o filo-occidentali.

Crediamo che Benedetto XVI, sin da quando era solo Joseph Ratzinger, ossia un teologo privato, veda nel sistema americano di separazione tra Stato e chiese, e dunque nel liberalismo che è come dire nel relativismo in politica, una sorta di male minore rispetto allo stato giurisdizionalista conosciuto nel XIX e XX secolo in Europa. La riflessione politico-ecclesiale di Ratzinger è, più o meno, la seguente: a differenza delle tragiche esperienze totalitarie conosciute dall’Europa ed a differenza del laicismo europeo che vorrebbe la fede chiusa nell’ambito della coscienza individuale senza identità pubblica, il sistema di tolleranza americano, non giacobino, lascia, perlomeno, libera la Chiesa di operare.

Il punto debole di tale analisi, che - ripetiamo - non è pronunciamento dottrinario di infallibilità e pertanto è liberamente discutibile dai cattolici, sta, però, nel fatto che essa finge, o è costretta dalle circostanze storiche a far finta, di non vedere che le radici del relativismo, che poi, come abbiamo detto, sfocia nel nichilismo, sono proprio nel liberalismo: in ciò che il Sillabo chiamava «indifferentismo».
Lo Stato liberale americano è indifferente a tutte le confessioni, le crede in quanto a verità tutte equivalenti ma, a differenza dello Stato giacobino, non le reprime nel privato lasciandole, al contrario, libere nella loro autonomia sociale.

Considerare questo sistema un male minore può, a nostro giudizio, essere legittimo ma solo in quanto viviamo in questa realtà storica e non in senso assoluto.
«Il date a Cesare ciò che è di Cesare ed a Dio ciò che è di Dio» non può, infatti, assumere per il cattolicesimo il significato, liberale, di separazione e reciproca indifferenza tra Chiesa e comunità politica.
Quell’insegnamento di Nostro Signore Gesù Cristo è, invece, affermazione di una distinzione reciproca sulla base del diritto di natura, essendo la comunità politica ente di natura, che sempre, però, tenga presente che «Gratia naturam supponit non tollit sed perficit» sicché la comunità politica, pur laica, deve essere perfezionata dalla Verità di Cristo di cui la Chiesa cattolica (e non
le «chiese», secondo l’espressione relativista tipicamente massonica e protestante oggi in uso ma rigettata proprio da un documento ratzingheriano come la «Dominus Iesus») è depositaria.

Questa è la dottrina politica tradizionale del cattolicesimo, quella che la Chiesa in altre circostanze storiche non aveva paura di proclamare nel confronto, anche duro, con il liberalismo, sia nella sua forma hegeliana sia in quella pragmatica anglo-sassone.
Dunque da parte nostra siamo propensi a ritenere che Benedetto XVI faccia buon viso a cattivo gioco e che guardi al modello americano come al sistema che nelle date attuali circostanze storiche meglio di altri possa garantire la libertas Ecclesiae.

Ci permettiamo di non seguirlo in questa convinzione alla luce di quanto abbiamo già accennato circa l’ambiguità del panorama post-moderno di questo inizio di millennio e circa l’odierno esito inevitabilmente straussiano dell’America tocquevilliana di un tempo.
Questa convinzione, sul Papa che è costretto a giocare diplomaticamente nelle date circostanze storiche, ci proviene proprio dal fatto che altrove egli ha chiaramente dimostrato di conoscere più che bene cosa, o chi, muove il «Nuovo Ordine Mondiale».

Ne sono riprova queste sue lapalissiane parole: «Sin dagli inizi dell’Illuminismo, la fede nel progresso ha sempre messo da parte l’escatologia cristiana, finendo di fatto per sostituirla completamente. La promessa di felicità non è più legata all’aldilà, bensì a questo mondo. Emblematico della tendenza dell’uomo moderno è l’atteggiamento di Albert Camus, il quale alle parole di Cristo ‘Il mio regno non è di questo mondo’ oppone con risolutezza l’affermazione ‘il mio regno è di questo mondo’. Nel XIX secolo, la fede nel progresso era ancora un generico ottimismo che si aspettava dalla marcia trionfale delle scienze un progressivo miglioramento della condizione del mondo e l’approssimarsi, sempre più incalzante, di una specie di paradiso; nel XX secolo, questa stessa fede ha assunto una connotazione politica. Da una parte, ci sono stati i sistemi di orientamento marxista che promettevano all’uomo di raggiungere il regno desiderato tramite la politica proposta dalla loro ideologia: un tentativo che è fallito in maniera clamorosa. Dall’altra, ci sono i tentativi di costruire il futuro attingendo, in maniera più o meno profonda, alle fonti delle tradizioni liberali. Questi tentativi stanno assumendo una configurazione sempre più definita, che va sotto il nome di Nuovo Ordine Mondiale» (3).

Un Papa catto-cons? No, soltanto un Papa realista


Tuttavia il realistico ragionamento di Papa Ratzinger sul modello americano, da noi sopra esposto, non gli evita, lo diciamo con estremo dolore, l’essere usato da ambienti facenti capo ad una certa destra passata dal tradizionalismo lefreviano, degli anni settanta, al conservatorismo «catto-anglicano» o «catto-protestante» di oggi e che da anni rappresenta in Italia il corifeo succubo della rivoluzione neoconservatrice inaugurata da Reagan e proseguita dai Bush, padre e figlio.

Con l’elezione di Benedetto XVI al soglio pontificio, infatti, è immediatamente iniziata la strategia di questa destra catto-conservatrice per l’arruolamento del nuovo Papa nelle fila paleocon e neocon.
Una strategia che ha fatto leva soprattutto sulla sua cordiale amicizia, che però a nostro giudizio non è per niente condivisione di vedute intellettuali, con i filosofi liberal-conservatori Marcello Pera e Jurgen Habermas.

In Italia si è particolarmente distinto in questa operazione di reclutamento Marco Respinti, con una serie di articoli tendenti ad evidenziare l’entente cordial tra il teologo Ratzinger ed il mondo protestante americano ed in particolare con teologi come George Weigel e Richard John Neuhaus passati dal protestantesimo al cattolicesimo (4).
Secondo questa abile strategia mediatica catto-conservatrice, Papa Ratzinger sarebbe l’alfiere, benedicente, della neo-cristianità a stelle e strisce impegnata nello scontro di civiltà contro
il maligno Islam.
Benedetto XVI viene così fatto passare per una sorta di cappellano dell’ordine americano, fuoriuscito dalla Rivoluzione del 1775-76, che, a differenza del giacobinismo francese, assicura il rispetto della libertà religiosa e, pur nella separazione tra chiese e Stato, l’incidenza dei valori religiosi nella vita pubblica.

E’ soprattutto questa laicità non giurisdizionalista, che però come abbiamo detto altro non è che relativismo confessionale, di retaggio ecumenico-massonico, a piacere a questa destra cattolica simpatizzante per l’America cristiana (neo)conservatrice (5).
Per il Santo Padre - sostengono i catto-con - c’è ancora qualcosa in questo nostro Occidente che merita di essere preservato, proposto e difeso, anche da se stesso.
Essi sono soliti citare, a sostegno della loro tesi, un significativo scritto dell’allora cardinal Ratzinger: «C’è un odio di sé dell’Occidente - scriveva Benedetto XVI - che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico: l’Occidente tenta sì in maniera lodevole ad aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua propria storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro» (6).

Queste parole dell’attuale Papa campeggiano in pompa magna sul documento «occidentalista» elaborato da un gruppo di intellettuali del centro-destra, pubblicato il 23 febbraio 2006 e firmato in primis dall’allora presidente del Senato, il filosofo Marcello Pera, il quale, ancora una volta, ha in tal modo usato strumentalmente, per scopi di bassa propaganda politica ed ideologica, l’amicizia di cui lo ha onorato il Pontefice.
Quel documento riprendeva l’espressione del cardinal Ratzinger sull’«Occidente che non ama più se stesso», per additare come eccessive e ideologicamente interessate le critiche all’Occidente post-cristiano per le quali la nostra civiltà ha fondato nell’arco di mezzo millennio, dalle grandi scoperte e conquiste oceaniche del cinquecento ad oggi, un mondo fondato sulla volontà di potenza e sulla spoliazione colonialista.

Tuttavia queste interessate analisi catto-conservatrici sono perlomeno parziali e trascurano ben altre prese di posizione del regnante Pontefice, prima e dopo l’ascesa al soglio pontificio, dalle quali trapela tutt’altro che una acritica accondiscendenza per l’Occidente americano-centrico.

«In realtà, però, - è stato giustamente osservato a proposito delle parole del cardinal Ratzinger riportate dal citato documento del 2006 a firma di Pera - il Pontefice sembra aver piuttosto richiamato al disamore spirituale dell’Occidente per se stesso: un male ben più profondo, che si è avviato con l’inizio del processo di ‘laicizzazione’ inaugurato con la riforma protestante e culminato nell’agnosticismo illuministico e nella distruzione delle tradizioni nel nome dell’incalzante individualismo. Il documento parlamentare invece, mostrando di ritenere che le conquiste fondamentali della civiltà occidentale siano appunto l’individualismo, la democrazia rappresentativa di tipo liberale, i ‘diritti dell’uomo’ e le libere leggi del mercato, sembra forzare strumentalmente il pensiero del Pontefice e attribuire a quest’ultimo una critica rivolta contro chiunque ritenga tali valori discutibili o insufficienti: il che è contraddittorio, dal momento che essi sono appunto, in maggiore o minor misura, frutto di quell’individualismo e di quel relativismo morale che è sempre stato duramente condannato da Benedetto XVI, sulla scia di
Giovanni Paolo II
» (7).
Del resto, nel 2004, lo stesso cardinale Ratzinger ebbe modo di dichiarare che la Chiesa non si identifica con l’attuale Occidente (8).

In uno dei suoi discorsi tenuti durante la visita in Germania nel settembre 2006, inoltre, Benedetto XVI ha chiaramente affermato, ponendo con ciò una decisa distinzione tra cristianesimo ed Occidente post-cristiano, che non è del cristianesimo che i popoli non occidentali hanno timore ma della prepotenza politica e tecnologica dell’Occidente che ha scelto un simulacro di «ragione» senza Dio e senza, perciò, rispetto per tutto ciò che è sacro (9).

Non è, però, soltanto questo il punto fondamentale per evidenziare come Benedetto XVI non sia affatto un apologeta sic et simpliciter della visione americana del mondo: che molto di quanto è occidentale sia da difendere non è dubitabile, ma che questo «molto» sia davvero identificabile con quel concetto unitario di Occidente (America + Europa) al quale si riferiscono i catto-conservatori ed i neoconservatori che inneggiano a Papa Ratzinger è cosa sicuramente discutibile e, soprattutto, storicamente e culturalmente falsa.

La storia non ci parla di un Occidente unitario e lineare nel suo sviluppo, altrimenti non si spiegherebbe neanche quell’odio, ben sottolineato dal cardinal Ratzinger, che esso ha verso se stesso e che è essenzialmente odio contro il cristianesimo o, meglio, contro il cattolicesimo.
Odio autodenigratore che con tutta evidenza ha origine nel discontinuo e nient’affatto lineare sviluppo della storia occidentale.
La storia dell’Occidente, infatti, ci parla, per la verità, degli Stati Uniti che nascono in puritana polemica con l’Europa «terra dell’oppressione e dell’oscurantismo papista»: un atteggiamento anti-europeo che gli Stati Uniti hanno mantenuto sul piano politico fino alla seconda metà del XX secolo e che sul piano delle mentalità conservano tuttora (non senza ritorni anche politici come dimostrato dalle polemiche, in occasione dell’aggressione all’Iraq, tra i neocon al potere negli Stati Uniti e
le cancellerie di mezz’Europa, con la non casuale, ed ampiamente rivelatrice, distinzione che gli americani hanno fatto tra «Nuova Europa», quella dei Paesi europei schierati con la loro politica, e «Vecchia Europa», quella dei Paesi europei ad essa contraria).

Queste origini puritane degli Stati Uniti, Eric Voegelin parla del puritanesimo come della prima «rivoluzione gnostica moderna», sono una di quelle deviazioni intervenute nello sviluppo dell’Occidente: altro che «quinto viaggio di Cristoforo Colombo», come pretende, sulla scorta di Russel Kirk, Marco Respinti, ossia del ritorno in Europa dall’America, sua figlia, delle radici cristiane tradite dal vecchio continente!
Se nella storia di questo presunto unitario Occidente non vi fossero state fratture e cesure dovute al processo di decattolicizzazione post-medioevale, ossia di «de-ellenizzazione del cristianesimo», iniziata con Lutero, alla quale ha fatto riferimento Benedetto XVI nella sua lezione di Ratisbona il 12 settembre 2006, in tutte le forme assunte da questo processo, sia rivoluzionarie sia conservatrici (per queste ultime il riferimento è soprattutto al mondo anglosassone, Locke e Burke), sarebbe inspiegabile la crisi di questo stesso Occidente (crisi rivelata non solo dal nichilismo europeo ma anche dal fondamentalismo evangelicale protestante americano, in particolare dal cristiano-sionismo, che è una forma di «demonia del sacro»).

Qui la questione si intreccia inevitabilmente con quella del liberalismo, del quale in realtà non sembra vedersi un cambiamento sostanziale se non nei termini di un suo esito nichilista, del resto inevitabile poste le sue immanentistiche premesse.
Di questo parere non sono, però, quei catto-cons che vorrebbero usare Benedetto XVI a sostegno delle loro posizioni politiche.
Essi, infatti, sono dell’avviso che il Papa ritenga esservi stato uno sviluppo del liberalismo tale da renderlo in qualche modo diverso rispetto alla vecchia dottrina ottocentesca.

E citano, in proposito, il discorso del 22 dicembre 2005, alla Curia romana, durante il quale Benedetto XVI così si è espresso: «Lo scontro della fede della Chiesa con un liberalismo radicale ed anche con scienze naturali che pretendevano di abbracciare con le loro conoscenze tutta la realtà fino ai suoi confini, proponendosi caparbiamente di rendere superflua l’‘ipotesi Dio’, aveva provocato nell’Ottocento, sotto Pio IX, da parte della Chiesa aspre e radicali condanne di tale spirito dell’età moderna. Quindi, apparentemente non c’era più nessun ambito aperto per un’intesa positiva e fruttuosa, e drastici erano pure i rifiuti da parte di coloro che si sentivano
i rappresentanti dell’età moderna. Nel frattempo, tuttavia, anche l’età moderna aveva conosciuto degli sviluppi. Ci si rendeva conto che la rivoluzione americana aveva offerto un modello di Stato moderno diverso da quello teorizzato dalle tendenze radicali emerse nella seconda fase della rivoluzione francese
» (10).

In realtà, pur nell’apprezzamento del modello statunitense, dal contesto nel quale tale considerazione è contenuta, questo discorso del Papa ha ben altra apertura che non quella di una mera «benedizione» al sistema americano.
Si potrebbe ricordare, onde togliere ai catto-con ogni illusione sulle motivazioni del Papa, che non sono dogmatiche ma soltanto storiche, il pensiero del cardinal Ratzinger sugli stretti rapporti tra liberalismo e relativismo etico.

L’attuale Pontefice ebbe a suo tempo modo di affermare che: «Il liberalismo economico si traduce sul piano morale nel suo esatto corrispondente: il permissivismo» (11).
La relazione posta dall’allora cardinale Ratzinger tra liberalismo e permissivismo corre, però, a rigor di logica, anche in senso contrario sicché, parafrasando, si può affermare che «il permissivismo si traduce sul piano sociale nel suo esatto corrispondente: il liberalismo economico».
Ma il punto della questione è un altro.

Il nocciolo duro di ogni liberalismo, antico e nuovo, (neo)conservatore o progressista, moderato o radicale, è nel «contrattualismo sociale» che deriva, direttamente, dal soggettivismo teologico di Lutero e da quello filosofico di Cartesio.
I rapporti politici e sociali sono intesi dal liberalismo, in tutte le sue varianti, sempre e soltanto come un contratto tra chiuse, solipsiste, monadi individuali, stipulato per la reciproca utilità a difesa della «vita», della «proprietà» e della «libertà».
Un patto utilitarista tra disperate esistenze solitarie.
E’ negato nel liberalismo il «bene comune», principio fondamentale della dottrina sociale cattolica (e con esso l’Amore di Dio, del quale è espressione), perché si afferma che l’uomo sarebbe mosso esclusivamente dall’egoismo (antropologia negativa: errore speculare all’ottimismo antropologico) sicché le forme di convivenza politica e sociale sorgerebbero dalla mera somma sinallagmatica degli egoismi.
Quelle forme di convivenza politico-sociale, poi, in quanto limitazioni dell’assoluta libertà individuale, sono per il liberalismo di per sé un male, sebbene un male necessario, da tollerare per la tutela dei beni primari: ecco perché esse, nella prospettiva liberale, devono interferire il meno possibile nella sfera privata, riservata all’esclusivo scambio contrattualista tra i solitari egoismi individuali.

Per il liberalismo lo Stato, o meglio, per usare una terminologia tomista, la «comunità politica», è il frutto di mere procedure costituzionali e pertanto, per il pensiero liberale, la Verità ed il Bene sono soltanto il prodotto di mere deliberazioni a maggioranza, purché adottate con le previste procedure stabilite dal «contratto sociale» ossia dalla costituzione.
Pertanto nulla potrebbe opporsi, in un’ottica liberale, ad Hitler e Stalin che agivano nel pieno della legalità all’epoca vigente in Germania ed Unione Sovietica.
I liberal-conservatori, cattolici o laici, credono di poter individuare un diverso fondamento del liberalismo, e ritengono che ad esso l’attuale Pontefice si riferisca, consistente in un personalismo compatibile con il cristianesimo.
Questi conservatori liberali sostengono che ciò che nel liberalismo è presentato come una mera procedura di tipo formale poggia invece su una ben precisa concezione del bene e che in realtà il liberalismo, anche nella sua versione procedurale, si fonda sull’idea della persona umana, della sua autonomia e della sua dignità, idea che in ultima analisi rinvierebbe al cristianesimo.

Se davvero fosse così e se davvero il liberalismo fosse altro che umanitarismo posto a mascherare nichilistici rapporti di forza, per l’appunto «liberi» di imporsi perché non più condizionati da «sovrastrutture» di diritto naturale, e quindi se il liberalismo si fondasse effettivamente su un serio apprezzamento della dignità della persona umana, ci si deve, però, spiegare quali siano le radici di quella volontà di potenza dell’attuale Occidente giunta fino ad ingannare l’intera opinione pubblica mondiale (le mai trovate armi di distruzione di massa) per scatenare una guerra in nome dei diritti umani o come sia possibile che il liberale Occidente umanitario (perché appunto di parodia umanitaria del cristianesimo si tratta e non di «radici cristiane» né tanto meno di cristianesimo) abbia scoperto di contenere zone franche (le carceri della CIA in Europa ed a Cuba) nelle quali i diritti umani sono sospesi.

Se tale sospensione nonché leggi liberticide come il «Patriot Act», emanato dall’Amministrazione Bush sull’onda della paura del terrorismo dilagata dopo il non chiaro attento alle Twin Towers, sono state tranquillamente accettate dall’opinione pubblica, è evidente che ciò è stato reso possibile, appunto, dal fatto che i diritti umani, nell’accezione liberale, sono mere proclamazioni formali, procedurali, contenute in astratte carte costituzionali, facilmente abrogabili o violabili, e non poggiano effettivamente, come molti cattolici liberali erroneamente ritengono, sulla concezione cristiana, che è concreta e «carnale», della dignità della persona umana.

Del resto, la nazione vessillo della liberal-democrazia, gli Stati Uniti d’America, da sempre ha fatto guerre di aggressione, dirette o indirette, in nome di essa e dei diritti umani «cartacei»: dall’invasione delle Filippine alla guerra di Cuba ed alle fomentate rivoluzioni antispaniche ed anticattoliche in Sudamerica nel XIX secolo, dall’aiuto al governo massonico messicano per la repressione dell’insorgenza dei Cristeros al sostegno alle dittature militari anticomuniste nella seconda metà del XX secolo.

Il «contrattualismo sociale», alla luce della Tradizione, che insieme alla Scrittura è una delle fonti della Rivelazione, è sempre stato condannato dal magistero sociale cattolico sin dai tempi dei Padri e dei Dottori medioevali della Chiesa (Agostino, Tommaso d’Aquino, la seconda scolastica di Salamanca, Bellarmino, giusto per citarne qualcuno).

Una citazione per tutte tratta dal Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa: «La naturale socialità dell’uomo fa emergere anche che l’origine della società non si trova in un ‘contratto’ o ‘patto’ convenzionale, ma nella stessa natura umana; e da essa deriva la possibilità di realizzare liberamente diversi patti di associazione. Non va dimenticato che le ideologie del contratto sociale si sorreggono su un’antropologia falsa; di conseguenza, i loro risultati non possono essere - di fatto non lo sono stati - proficui per la società e per le persone. Il Magistero ha bollato tali opinioni come apertamente assurde e sommamente funeste: confronta Leone XIII, Lettera enciclica ‘Libertas praestantissimum: Acta Leonis XIII, 8 (1889) 226-227» (12).

Alla luce di cotanto precedente Magistero non è, pertanto, possibile leggere il discorso di Benedetto XVI del 22 dicembre 2005 alla stregua di una beatificazione o benedizione del modello americano. Se si legge bene il passo, sopra citato, del Pontefice, posto però nel suo esatto contesto, il Papa si è limitato a descrivere la trasformazione intervenuta all’interno del pensiero liberale, con il trapasso storico dalla modernità totalitaria alla post-modernità relativista: si tratta del passaggio, in seno al liberalismo, dall’egemonia di una concezione «hegeliana», quella che in passato ha generato lo Stato giurisdizionalista con il quale la Chiesa ha dovuto duramente confrontarsi, all’egemonia di una concezione pragmatica tipica del liberalismo anglosassone (la linea conservatrice della modernità risalente a Locke e Burke), la quale, afferma il Papa, non si oppone frontalmente alla Chiesa e lascia ad essa gli spazi di libertà necessari alla sua azione.
Cosa che, a giudizio del Papa, è certamente un bene per la Chiesa.

Ma attenzione: il Papa, pur apprezzando per certi versi la nuova situazione storica, non ha inteso ottimisticamente sminuire la pericolosità dell’indifferentismo, già condannato da Pio IX nel Sillabus, che essa comporta.
L’indifferentismo, che Benedetto XVI ha chiamato «relativismo», è l’état d’esprit essenziale della nuova situazione storica e coincide con la post-modernità.
La «dittatura del relativismo», denunciata da Papa Ratzinger, finisce inevitabilmente in «dittatura del nichilismo».
Il Papa è uomo di così alta sapienza teologica, filosofica e storica, da saper benissimo che il relativismo ha le sue radici proprio nel soggettivismo teologico di Lutero.
Orbene non c’è Paese al mondo più relativista degli Stati Uniti d’America, nel quale, infatti, la «transumanza interconfessionale» è all’ordine del giorno (il «nomadismo spirituale» segnalato da diversi studiosi).
Non è un caso se la versione postmoderna di tale spiritualità intimista e relativista, ossia il new age, proviene proprio dagli Stati Uniti.
E tale relativismo non è altro che l’ideale massonico della presunta eguaglianza tra le confessioni cristiane, o addirittura tra le religioni mondiali (e massoni o in odore di Massoneria erano tutti i padri della patria americana ad iniziare da Franklin, Washington e Jefferson).

E’ nostra convinzione che dal relativismo teologico derivi per stretta e segreta connessione anche il fondamentalismo americano di matrice protestante, nonché la religione ridotta a strumento di governo politico, a «religione civile».

Che Benedetto XVI non sia un apologeta del modello americano, ma soltanto un realistico osservatore nel panorama storico e mondiale nel quale la Chiesa in questo inizio di XXI secolo si trova ad operare, è dimostrato anche dalla sua polemica, a dire il vero iniziata già da cardinale, contro il pericolo della burocratizzazione della compagine ecclesiale ossia quella concezione «clericocratica» della Chiesa che vuole il clero occupato, o auto-occupato, in faccende di strategia pastorale, di dominio mondano, di egemonia culturale o politica.
E’ quel che già Dante Alighieri rimproverava, cattolicamente, al clero del suo tempo.
Crediamo che quando Vittorio Messori afferma di essere «anticlericale» proprio perché cattolico egli intenda indicare il medesimo pericolo di burocratizzazione ecclesiastica intravisto da Benedetto XVI.

Ratzinger è un grande fustigatore dell’auto-occupazione clericale e spesso ha ricordato che gli uffici di curia, e quelli diocesani, sfornano documenti su documenti assolutamente inutili e che nessuno legge, anche perché del tutto melensi nel loro linguaggio tipicamente «ecclesialichese».
Ratzinger ha sempre richiamato il clero ad una più profonda vita liturgica e spirituale ricordando che solo in tal modo si resta nella Grazia di Cristo e consequenzialmente Lo si comunica efficacemente agli altri.

Per Ratzinger la prima ed autentica missione del clero è quella di pregare, amministrare i sacramenti e denunciare il male ovunque si manifesti, lasciando fare il resto a Lui, a Nostro Signore.
Perché la Chiesa è il Suo Corpo Mistico ed è Lui che opera.
Noi siamo solo strumenti, «matite» diceva Madre Teresa di Calcutta.
Anche al suo Pontificato, Ratzinger ha impresso questo stile liturgico ed orante.
E le folle, che si ammassano ogni domenica all’Angelus, sembrano averlo percepito e gradito.
In questo richiamo ad una più intensa vita spirituale del clero e di tutti i cristiani, Benedetto XVI è in perfetta linea di continuità con il suo predecessore Leone XIII che ebbe a definire, nella lettera apostolica «Longinqua Oceani» (1899), la burocratizzazione della Chiesa e l’affaccendarsi del clero in cose mondane come «americanismo», raccomandando proprio alla Chiesa americana del tempo di evitare un tale pernicioso pericolo.
Benedetto XVI sa molto bene che tra la malattia «americanista», nel senso leonino di cui sopra, e lo scandalo dei preti pedofili, per il quale ha fatto doveroso mea culpa, vi è una fortissima Connessione.

Sosteneva Carl Schmitt, in «Cattolicesimo romano e forma politica» (1925), che la ragione strumentale, tecnica, aziendale, della modernità, dunque figuriamoci quella della post-modernità attuale, sarebbe riuscita a comprendere la Chiesa solo nella misura in cui tutte le lampade d’altare sarebbero state alimentate dalla stessa centrale elettrica.
In altri termini, per il mondo moderno la Chiesa non è innanzitutto Mistero di Cristo ma solo istituzione, amministrazione.
Ma se il clero accetta la burocratizzazione è inevitabile che l’umanità cerchi altrove il Mistero, che la Chiesa non gli offre più, cadendo preda del settarismo neospiritualista.

Diceva don Divo Barsotti, grande mistico contemporaneo: «S’io fossi foco abbrucerei una Chiesa che non mi desse più Cristo!».
Questa è, appunto, l’essenza dell’«americanismo» che è la forma ecclesiale del modello politico americano intriso di pragmatismo.
E Benedetto XVI, riteniamo, pur nel tentativo di preservare spazi di libertà per la Chiesa, lo sa perfettamente.

Egli è consapevole che il rischio di tale strategia è la deriva americanista ma, al momento, rebus sic stantibus, è costretto a patteggiare con il mondo liberale occidentale anche perché questo mondo sa trasformarsi in perfetto totalitarismo mediatico anticattolico ogni qualvolta che osteggiare la Chiesa cattolica è confacente ai propri interessi geopolitici.

Luigi Copertino



1) La questione fu chiarita, in senso anti-teocratico, prima da Agostino e poi da Tommaso d’Aquino per i quali la comunità politica è di diritto naturale (l’uomo è per natura una creatura sociale e lo Stato non nasce dal peccato originale, come riterranno poi i protestanti, ma dalla stessa natura sociale dell’uomo) sicché esso è previsto, nel suo giusto posto, nell’Ordine che Dio ha dato alla creazione e non c’è bisogno di legittimazione clericale perché esso sia sovrano nel suo ordine. In base a tale impostazione i grandi teologi spagnoli della seconda scolastica (scuola di Salamanca, XVI secolo) riconobbero del tutto legittimi i regni indios sudamericani (a differenza dei protestanti in nordamerica per i quali i pellerossa erano pidocchi e i figli dei pellerossa uova di pidocchio) e stabilirono che nessun titolo di privilegio spettasse ai conquistadores ispanici sicché la conquista poteva trovare giustificazione, nell’assoluto rispetto degli inviolabili diritti degli indiani, solo per il fine della propaganda fidei. Furono quei teologi giuristi ad elaborare tutto il complesso giuridico e normativo di protezione degli indios, contro gli abusi dei coloni, che Chiesa e corona riuscirono, in buona parte, ad imporre nell'America Latina (i pellerossa del nord, in mano protestante, invece non ebbero nessuna protezione). Solo le rivoluzioni massoniche del XVIII e XIX secolo abrogarono quel corpo legislativo di diritto indiano. Se, dunque, per teocrazia si intende il governo dei preti siamo fuori dalla tradizionale dottrina politica cattolica.
2) Citiamo dal blog di Andrea Tornielli, questa recente pubblica confessione del Papa: «Posso solo rendervi grazie per il vostro amore per la Chiesa, per l’amore a Nostro Signore, e per l’amore che date anche al povero successore di Pietro. Io farò tutto il possibile per essere un vero successore del grande San Pietro che era anche un uomo con i suoi difetti e alcuni peccati, ma alla fine rimase la roccia della Chiesa e così anch’io, con tutta la mia povertà spirituale, possa essere, con la grazia di Dio, in questi tempi il successore di Pietro».
3) Confronta il cardinale Joseph Ratzinger Prefazione a Michel Schooyans «Nuovo Disordine Mondiale. La grande trappola per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità», San Paolo, 2000, pagina 5.
4) Si veda per tutti Marco Respinti «Benedetto d’America» in Tempi del 19/05/2005. Anche in occasione del recente viaggio di Benedetto XVI in America, Respinti si è dato, sulle pagine del dell’utriano Il Domenicale, ad inneggiare la «benedizione» papale agli USA ritenendo di scorgere in essa la conferma della sua kirkeriana tesi circa l’America provincia dell’Europa.
5) Uno dei pensatori di riferimento di questa destra «catto-anglicana» è, non a caso, un liberale conservatore ottocentesco come Tocqueville che già nel XIX secolo lodava la «democrazia in America» per la capacità di non osteggiare la religione ed anzi di farne la base stessa dei suoi ordinamenti liberali. Ma Tocqueville, fedele alla kantiana religione nei limiti della sola ragione, guardava alla fede come ad una sorta di moralismo umanitario che potesse fare da collante sociale dopo che, con la Rivoluzione Francese, gli antichi legami comunitari erano venuti meno con grave danno per la stessa convivenza umana. Insomma la religione per Tocqueville era soltanto un utile strumento di governo borghese. Da qui la sua avversione per l’«autoritarismo» romano-cattolico e la sua simpatia liberale per il protestantesimo e per il deismo umanitario-massonico.
6) Confronta J. Ratzinger, «Europa, i suoi fondamenti oggi e domani», San Paolo, 2004, pagina 289.
7) Confronta F. Cardini «La superiorità dell’Occidente ed il principio di reciprocità» sul sito www.identitaeuropea.org
8) Notizia apparsa sulla rivista «Trenta Giorni nella Chiesa e nel mondo», anno 2005.
9) Ci riferiamo all’omelia della Santa Messa sulla spianata del Neue Messe di Monaco di Baviera, durante la quale Benedetto XVI ha osservato:«Le popolazioni dell’Africa e dell’Asia ammirano le nostre prestazioni tecniche e la nostra scienza, ma al contempo si spaventano di fronte ad un tipo di ragione che esclude totalmente Dio dalla visione dell’uomo, ritenendo questa la forma più sublime della ragione, da imporre anche alle loro culture. La vera minaccia per la loro identità non la vedono nella fede cristiana, ma invece nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà ed eleva l’utilità a supremo criterio morale per i futuri successi della ricerca. Cari amici, questo cinismo non è il tipo di tolleranza e di apertura culturale che i popoli aspettano e che tutti noi desideriamo! La tolleranza di cui abbiamo urgente bisogno comprende il timor di Dio - il rispetto di ciò che per altri è cosa sacra. Questo rispetto per ciò che gli altri ritengono sacro presuppone che noi stessi impariamo nuovamente il timor di Dio. Questo senso di rispetto può essere rigenerato nel mondo occidentale soltanto se cresce di nuovo la fede in Dio, se Dio sarà di nuovo presente per noi ed in noi». In Avvenire del 12/09/2006.
10) Riportato su Avvenire del 23/12/2005.
11) Confronta Vittorio Messori «Rapporto sulla Fede - a colloquio con il cardinale Joseph Ratzinger», Mondadori, 1993, pagina 83. Qualunque cattolico non deve mai dimenticare che il sacrosanto rifiuto del comunismo non gli consente di giustificare né di legittimare il liberismo (e tanto meno il liberalismo). Il fatto che lo sviluppo socio-economico sia avvenuto in ambito cristiano, a partire dal medioevo cattolico, cosa che già sapeva Giuseppe Toniolo, ben prima di Michael Novak (che, dunque, ha scoperto l’acqua calda), non consente al cattolico di legittimare il liberismo perché, ed è qui il nocciolo di verità che aveva colto Max Weber sebbene la sua tesi non sia più, oggi, sostenibile in toto, sarebbe come dire che dal momento che l’umanitarismo illuminista è la secolarizzazione del concetto cristiano della dignità della persona allora si dovrebbe, da posizioni cattoliche, accettare la concezione laicista dei diritti dell'’uomo. Ora, qualunque storico dell'’economia sa bene che le radici cristiano-medioevali dello sviluppo economico non sono liberiste ma sono «comunitarie», «corporativiste», «solidariste» o comunque le si voglia definire con riferimento alle realtà socio-economiche tipiche della cristianità (corporazioni, arti, confraternite, terre comuni, usi civici, comunità di villaggio, monti di pietà, etc.). Il liberismo invece è individualismo economico che ha il suo presupposto nel soggettivismo teologico (libero esame) di Lutero e nella convinzione calvinista del successo economico individuale come segno della predilezione divina in ordine alla salvezza, che l’aberrante teologia luterana (svalutazione delle opere: Dio salva indipendentemente dalla trasformazione per grazia dell’uomo, di cui nel cattolicesimo le opere sono il segno, nonché del tutto arbitrariamente restando l’uomo sempre una cloaca di peccato: simul iustus simul peccator) rendeva estremamente incerta.
12) Confronta Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace «Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa», Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2004, pagina 79 nota numero 297.


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Commenti  

 
# Sergio 2008-04-22 16:01
Articolo eccellente. A mio modesto avviso questo pezzo mette nella giusta luce il viaggio del Papa in America. Apprezzo molto questo sito e il suo direttore Blondet ma due "penne" come Copertino e Savino bisogna tenersele strette. Buon lavoro e continuate così
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# teo 2008-04-22 16:45
non credo che il problema di criticare il Papa si ponga formalmente; quella che si pone é un problema di mera autorevolezza. Quando su rai 3 un assassino come Sofri si permette di criticare la posizione del Papa, il problema si pone inquanto l'obiezione proviene da una persona (Sofri) che non ha né la levatura intellettuale né ,tanto meno, quella morale per criticare alcuno su questo pianeta (figuriamoci una guida spirituale ed intellettuale di assoluto rilievo). Dunque, la critica ed il dissenso é certo libero ma la questione dell'autorevolezza rimane. à‰ questa che deve essere riconosciuta a chi critica una persona che, ancor prima di essere il Papa, é un intellettuale raffinato attorniato da intellettuali di par levatura che dedicano la vita agli argomenti che trattano, usufruendo di una vastità¡ di fonti indisponibili ad altri... Insomma, un pà³ di sana cautela e modestia, non fa' mai male...
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# Marco 2008-04-22 16:54
Benedetto è comunque un puro..è un uomo che conosce l'umiltà ..ed ha un peso su di sé grandissimo... le critiche siano sempre costruttive, sempre di aiuto...e preghiamo per il Santo Padre..ce lo ha chiesto il giorno stesso dell'elezione e credo ne abbia bisogno..(circondato da nemici..esterni ed interni...) VOGLIAMOGLI BENE! è rimasta l'unica voce paterna in questo DESERTO. VIVA BENEDETTO!!!
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# Roberto Buffagni 2008-04-22 17:42
Gentile Signor Copertino, La ringrazio per il Suo esauriente articolo. Mi permetto di suggerirLe qualche altro spunto. La valutazione dell'America del Papa mi sembra debitrice anche di Voegelin (che riteneva che alcuni elementi del pensiero e della vita sociale antediluvio rivoluzionario si fossero meglio conservati là  che in Europa). Inoltre, mi sembra che abbia fatto aggio, sulla valutazione papale, il tradizionale orientamento politico della Chiesa dopo la Controriforma: si punta al "male minore", invece che al "bene comune", che resta a dormire nelle formule e nelle biblioteche. (Per parlare di bene comune, la Chiesa dovrebbe aver qualcosa di praticabile da dire sul capitalismo, e non ce l'ha, tranne la Dottrina Sociale della Chiesa, che è la dettagliatissim a mappa di un paese inesistente). Resta poi la natura impolitica di questo papa, a causa probabilmente della sua formazione intellettuale (nessuno fu mai più "professore tedesco" di J. Ratzinger, nel bene e nel male). Devo dire che trovo commovente, e magari anche santa, la sua ingenuità . Solo che oltre ad essere candidi come colombe, bisognerebbe essere anche astuti come serpenti, e in questo reparto, il papa attuale è in grave difetto, e a vederlo passeggiare come Pinocchio in mezzo al gatto e alla Volpe vengono gli stranguglioni. Possibile che nessuno gli riesca ad aprire gli occhi? Gli unici italiani che conosce sono gente come Marcello Pera, santo iddio? Avrà  mia fatto due chiacchiere con un popolano di Roma, quand'era ancora un privato? Un po' di sano cinismo non guasterebbe, nel suo caso. Non guasterebbe neanche la capacità  di mettersi nei panni altrui. che effetto avrà  fatto, in Iraq o in Palestina, la passeggiata americana del papa? Laggiù, dubito che abbiano voglia e tempo di fare sottili distinzioni filosofiche sull'ispirazione dei discorsi papali. Vedono il papa che non apre bocca sui massacri di cui sono vittime, e invece fa la pubblicità  agli americani e visita cortesemente la sinagoga. Morale, il papa è amico dei loro nemici. L'amico del mio nemico, è mio nemico. E complimenti alla diplomazia vaticana.
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# davide 2008-04-22 19:51
Sono d'accordo con Marco da Firenze. Caro Luigi frasi come: "forse nessuno gli ha detto..." mostrano una certa mancanza di rispetto. Penso sia del tutto involontaria, ma mostra in quale clima viviamo. L'urgenza e il senso del pericolo ci fanno, senza volerlo mancare di rispetto a persone che invece lo meritano. Succede. Proprio questo clima, grava sulle spalle del nostro amato Santo Padre più, molto più che sulle mie o permettete, su quelle sue o di Blondet. Questo viaggio è stato un atto di coraggio impressionante. Onore a questo grande Papa. PS Tutto non comincia con Lutero, rileggiamo il Fantastico Giuseppe Toffanin, Storia dell'Umanesimo sopratutto il capitolo sul XII secolo, il secolo senza Roma. E vedremo che anche allora i nostri cari amici agivano.
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# Giuseppe 2008-04-22 22:30
In aggiunta a quanto riportato del pensiero sul nuovo ordine mondiale mi viene da citare anche il numero 28a dell'enciclica "Deus Caritas est" Il giusto ordine della società  e dello Stato è compito centrale della politica. Uno Stato che non fosse retto secondo giustizia si ridurrebbe ad una grande banda di ladri, come disse una volta Agostino: « Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia? ».
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# Luigi Copertino 2008-04-22 23:28
Dal momento che vedo ci sono persone che evidentemente non sanno leggere oppure hanno gli occhiali scuri mentre leggono, sono costretto a fare qualche precisazione, benché non sia propenso ad intervenire nel dibattito che si apre sui miei articoli. Iniziamo con Davide da Romano d'Ezzelino. Lei ha letto la frase "forse nessuno gli ha detto..." ma non però queste altre: "Si badi che quanto andremo a dire lo diremo con tutto il rispetto, anzi, la stima e l'amore di figli verso questo Papa..." oppure "Il Papa è uomo di così alta sapienza teologica, filosofica e storica...". Ed altre ancora di questo genere. Sicché devo pensare che Lei parli per disappunto e non portando argomenti a contrario. Anche la frase da Lei citata come imputazione a mio carico è preceduta da quest'altra: "Anche se riteniamo che vi è un'altra spiegazione (che esamineremo di seguito), per il momento ci sia consentito di supporre che il Papa sembra essere caduto nella «trappola» di Leo Strass". Dunque lo scrivente stava facendo una mera supposizione. Per favore: parliamo del merito di quanto è stato scritto. Nell'articolo ho fatto un esame, senza alcun intento denigratorio verso il Papa, del percorso filosofico e culturale che sta dietro la diplomazia di questo Pontefice nei confronti degli USA. Un percorso poi chiaramente non privo di prese di distanze verso l'America: ma su queste distanze di solito si tace nel mediasistem. E' stucchevole che quando si apprezza il Santo Padre, per cose come il motu proprio, certamente molto più importanti di una viaggio americano, salti subito fuori il "tradizionalista " radicale a contestare e che quando si facciano delle più che rispettose osservazioni in materia nient'affatto di Fede ecco che altri alzano la mano ad accusare di antipapismo. Che il misterium iniquitatis agisse anche prima di Lutero è evidente per il semplice fatto che esso agisce sin dai tempi adamitici. Che l'umanesimo abbia preparato la strada e che a sua volta esso sia stato anticipato dal sotterraneo ribollire del settarismo gnostico o ereticale medioevale è altrettanto evidente. Ma la svolta decisiva, nel senso che da qual momento in poi ciò che prima ribolliva ha poi dilagato, si è avuta con Lutero. Il resto è conseguenza inevitabile. Passiamo a Marco da Firenze. Guardi che le frasi che ho ricordato poc'anzi a Davide stanno lì a dimostrare che anch'io considero il Papa uomo puro, di intensa spiritualità . Lo scrivente prega per lui ogni giorno, gli vuole bene e in quel che ho scritto, mi pare, trapela la mia gratitudine verso un Pontefice che ha fatto cose e detto cose che da tempo nella Chiesa post-conciliare non si vedevano o non si sentivano più. Rilegga bene l'articolo, soprattutto l'ultima parte circa lo stile di preghiera e liturgico del pontificato di Benedetto XVI. Se poi non lo ha notato nella nota n. 2 ho citato la richiesta di preghiera da parte del Papa. Anche a lei dico: per favore vada alla sostanza di quanto ho detto nell'articolo che non è una denigrazione del Pontefice ma un tentativo di spiegare le motivazioni di certe cose da lui dette in America facendo capire ai lettori che egli va compreso benché magari in queste materie non di Fede possa essere non seguito. A Teo di Roma ripeto la frase già  ricordata a Davide: "Il Papa è uomo di così alta sapienza teologica, filosofica e storica..." e le chiedo se questa le pare provenire da una persona che non proceda con cautela, che non abbia modestia e che non sa di parlare di uno dei più alti intelletti oggi presenti nel panorama mondiale. Anche a lei l'invito a togliere gli occhiali scuri prima di leggere e soprattutto di entrare nel merito di quanto è stato detto senza farsi prendere dal "lesa maestà ", anche perché non esiste nessuna intenzione, perlomeno da parte dello scrivente, di oltraggiare Benedetto XVI, nè come Papa (il che è assolutamente impensabile per me) né come intellettuale privato (benché si possa essere in alcune questioni non consenzienti con alcune sue vedute). Ringrazio, invece, Roberto Buffagni di Modena per l'apprezzamento. Si è vero che Voegelin riteneva migliore la situazione statunitense rispetto a quella europea, ma solo nel senso che il puritanesimo, a suo giudizio, era la prima della serie storica delle rivoluzioni "gnostiche" della modernità  e pertanto meno grave delle seguenti: nazismo e comunismo. Come dire: è meglio la febbre a 38 gradi che a 40. In realtà , Voegelin scriveva quando l'età  moderna era ancora in auge e il comunismo rappresentava, o sembrava, l'esito ultimo del processo di secolarizzazion e. Invece dopo il moderno è giunto il postmoderno e dopo il comunismo la globalizzazione liberista, ossia un'ulteriori e più gravi fasi di quel processo. E questo Voegelin non poteva prevederlo. Per quanto riguarda l'immagine che in altre parti del mondo si è avuta della Chiesa, in effetti è cosa su cui riflettere. Ma voglio ricordare che Benedetto XVI è entrato anche nella moschea blu in Turchia e credo che il mondo islamico ne abbia comunque il ricordo. Quel che invece mi preoccupa è la sorte delle comunità  cristiane vicino-orientali. Anche a queste pensava Giovanni Paolo II quando si oppose alla guerra di Bush. Ma credo che Benedetto XVI non abbia affatto dimenticato quelle realtà : diamo tempo al tempo. Infine un grazie a Sergio di Mariano Comense. Non so se lo scrivente sia una "penna" così preziosa ma comunque la ringrazio di cuore. Saluti a tutti. Luigi Copertino
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# AcomeAsino 2008-04-23 11:26
Ho aspettato che qualche lettore se ne accorgesse ... diamo a ciascuno il suo ! Jurgen Habermas è l'ultimo esponente della Scuola di Francoforte, quindi non può essere considerato un liberal-conservatore come un Pera qualsiasi.
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# Noè 2008-04-23 12:26
Consiglio vivamente ai lettori di questo articolo di leggerlo almeno 3 volte prima di commentarlo. Un salutone al Signor. Luigi Copertino che stimo molto e poi una proposta ad Effedieffe. Questo è un giornale online, ma non pensate che potete vendere un giornale cartaceo (settimanale oppure mensile o bimensile)per aumentare la diffusione di Effedieffe. Molti giornali online lo fanno. Io ci ho pensato e credo che sarà  un bene per noi e per voi. E poi ci permetterà  di conservare vostri giornali a casa come un prezioso tesoro. Grazie di cuore Cordiali saluti
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# Karl-Heinz Muschalla 2008-04-23 13:20
Ottimo articolo. Complimenti a Copertino
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# Luigi 2008-04-23 14:37
Jurgen Habermas non predica più, da un bel pezzo, il marxfreudismo della Scuola di Francoforte. Oggi è uno schietto liberale. Non certamente conservatore alla Pera, ossia all'"americana", ma conservatore alla "tedesca", o se si vuole all'"europea". Il conservatorismo tedesco ed europeo ha, solitamente, come proprio riferimento politico un nazional-liberalismo non distratto verso i valori sociali e non unilateralista in politica estera. In questo senso Habermas è accostabile, si consenta il paragone, a quel conservatore liberale intelligente che è il nostro Sergio Romano (che non a caso è stato tra i pochi liberali italiani critici verso il neoconservatori smo americano e la politica di Bush). Sicuramente Romano ed Habermas sono meglio di Pera. Luigi Copertino
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# P.Danilo Scomparin, I.M.C. 2008-04-23 16:28
Sign. Luigi Copertino, grazie per il suo articolo. Grazie anche per aver citato Don Divo Barsotti, un sacerdote a cui mi ispiro molto. Aggiungo: papa Benedetto ogni mercoledì sta facendo la cetechesi sui Padri della Chiesa, è un invito, credo, a tutti, sacerdoti e laici, a conoscere le nostre vere e sicure radici. Grazie. Distinti saluti, P.Danilo Scomparin. Olbia, 23 aprile 2008.
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# donnablanca 2008-04-23 19:12
Egregio Dott. Copertino. Ho apprezzato molto il suo lungo articolo, il tono lieve con il quale ha espresso alcune sue perplessità  sui contenuti della visita papale in America e alcuni suoi commenti sempre molto eleganti, sulla figura del Papa. Anch'io (come molti) sono perplessa e mi permetto di esprimere il mio sconcerto, sempre grata alla redazione di darmene la possibilità . Le mie perplessità  sono le seguenti: 1°E' vero che il Papa ha chiesto scusa alle famiglie delle vittime di pedofilia ma né lui, come d'altronde i predecessori, hanno mai rimosso i Vescovi, alcuni direttamente colpevoli, che sapendo hanno nascosto questi misfatti, se non addirittura coperto i responsabili. 2°Ho sentito con le mie orecchie proprio a radio vaticana le sue parole:" E' inamissibile che ci sia una sola religione dominante". 3°Le lodi per l'operato dell'Onu (sappiamo tutti di chi è figlia), per la tutela e la fratellanza! dei popoli, sic. Spero solo che non sia andato, come fece Paolo VI°, nella sala di meditazione, una >cappella< massonica. 4°La visita alla Sinagoga, che si comprende solamente nel fatto che Benedetto XVI° è uno dei fondatori della "Fondazione per il dialogo e la ricerca interculturale e interreligiosa". Il 1° febbraio 2007 il Papa ha ricevuto in Vaticano il Re di Giordania, salutandolo come uno dei co-fondatori della fondazione, in occasione della presentazione del >Libro delle tre religioni> ringraziando anche il Metropolita Damaschino di Andrianopoli , latore dei testi santi delle tre religioni monoteistiche, che rappresentano il primo intento della comune fondazione >> di dare un apporto specifico e positivo per il dialogo interreligioso<<. Riferendosi all'enciclica Nostra Aetate del suo predecessore, Benedetto XVI° sottolinea che " NOI ebrei, cristiani e mussulmani, siamo chiamati a riconoscere i legami che ci uniscono e di svilupparli, ricercando i fondamentali e autentici messaggi che uniscono le tre religioni monoteistiche". Puro sincretismo religioso. (Il testo intero è stato pubblicato dall'Osservatore Romano il 16.02.07). In questa chiave si deve anche interpretare l'omaggio reso dal Papa nella sua visita alla Sinagoga di N.Y., come il viaggio del Card. Bertone a Fatima, per inaugurare il >>nuovo santuario << interreligioso, un tempio massonico a tutti gli effetti, che al posto del tabernacolo alberga il trono massonico, come lo è l' altare, una croce per salvare le apparenze è stata posta per l'arrivo di Bertone, subito rimossa quando è ripartito. Una fotografia presa dall'alto mostra una bistecchiera tonda, che ha le stesse misure di Stonenhenge, più altri simboli. Non è un caso. 5° Leggendo in quale disastrosa situazione si trova ormai la gerarchia ecclesiastica cattolica nel mondo, specialmente dopo il Concilio Vaticano II°, con le nefande conseguenze per il popolo cristiano in modo particolare quello cattolico, è più che legittimo porsi alcune domande, sempre dovute alla perplessità . Chi comanda in Vaticano? Chi nomina realmente i Vescovi, vista quella recente dell'Arcivescovo di Monaco e Frisinga, Mons. Marx, che ha dato il meglio di sé durante una conferenza dell' Opus Dei a Berlino tenutasi in un salone della Deutsche Bank (e dove se non là !), dichiarandosi " totalmente a favore per uno Stato laico" quindi fondamentalment e ateo! e in questo purtroppo sorretto da vari suoi colleghi sparsi in Germania. 6° Risulta dai suoi stessi scritti, che Benedetto XVI° si è spesso riferito e ispirato a teologi come Rahner, H.U. von Balthasar, H. de Lubac, Y. Congar, tutti eretici. Il 31 luglio del 2004 il Servizio di Informazione del Vaticano rilasciò un nuovo documento della Congregazione della Fede, firmato dal Card. Joseph Ratzinger e approvato da Giovanni Paolo II°, in cui si riafferma il concetto di femminismo già  espresso nella "Mulieribus Dignitatem" del 1988. Questo documento contiene un implicito diniego del concetto tomistico dell'individuo, e presenta un interpretazione progressista della creazione della Bibbia: Adamo e l'Uomo nella Genesi, non si riferiscono a un individuo di sesso maschile, ma al genere "articolato nella relazione maschio-femmina. (N°5). L'UNIONE MASCHIO FEMMINA INCLUDE L'ATTO SESSUALE, CHE RAPPRESENTA L'ESPRESSIONE FISICA DI QUESTA SOMIGLIANZA CON DIO. Questa integrazione tra quello che è maschile e quello che è femminile, ESPRIME UN ASPETTO FONDAMENTALE DELLA SOMIGLIANZA CON IL DIO TRINITARIO. Dovrebbe essere una complementariet à  "fisica, psicologica e ontologica". (N°8) Secondo l'allora Card. Ratzinger, questo linguaggio tocca la vera natura della relazione sponsale che Dio stabilisce con il suo popolo, anche se questa relazione è più espansibile della relazione umana. Una tale relazione erotica maschio-femmina " è molto più di una semplice metafora" (N° 9). Nel più puro senso giudaico del suo predecessore. Lo scopo pratico del documento era di inviare un messaggio dalla CHIESA CONCILARE alle NAZIONI UNITE su un femminismo appetibile, adottabile per" l'Anno della Donna" nel 2005. Con la buona pace dei single per scelta che hanno deciso di condurre una vita casta. Ce ne sono, mi creda. Questo mio testo non vuole essere polemico, ma un grido di dolore e di angoscia, per il futuro terrificante nel quale siamo già  immersi. Personalmente non ho alcuna perplessità  sul "O sei con me o sei contro di me".La decisione è tutta nostra nell'ambito che Dio ha dato alle sue creature. La libertà .
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# pirfil 2008-04-23 20:09
un buon articolo decisiva la precisazione iniziale
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# Fabrizio 2008-04-23 21:52
Ringrazio moltissimo Luigi Copertino per questo articolo.
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# Filippo Valmaggia 2008-04-24 09:58
Dal CdS del 20 aprile: «I miei anni da teenager sono stati rovinati da un regime infausto», ha spiegato Benedetto XVI, un regime che «mise Dio al bando, e così diventò inaccessibile per tutto ciò che era vero e buono.' Il mondo antico, diceva Hitler, fu puro e sereno perché non subì due flagelli: la sifilide e il cristianesimo. Il Fà¼hrer non mise al bando Dio ma tentò, senza riuscirvi, di togliere potere alla Chiesa e se avesse vinto la guerra l'avrebbe trattata come uno stato sconfitto. Il nazionalsociali smo fu anticristiano ma profondamente religioso e il periodo che precedette la seconda guerra mondiale, il periodo in cui Josef Ratzinger era Teenager, 'à¼ber alles lagen Sonne, Glà¼ck, Jubel und Freunde' (sopra ogni altra cosa c'erano il sole, la felicità , l'allegria, la gioia). Fu un periodo fausto per la stragrande maggioranza dei tedeschi: qualcosa che è rimasto nella memoria di un'intera generazione. Strano che il piccolo Josef non se ne sia accorto. Sifilide? Filippo Valmaggia valmaggia@liber o.it
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# Marco 2008-04-24 13:32
Grazie per questo articolo, Dottor Copertino! Concordo pienamente coi suoi giudizi e con le precisazioni che ha aggiunto ad uso dei lettori. Ho trovato quest'ultimo gesto davvero gentile. Sono anche io dell'avviso che il Papa abbia dovuto fare, come suol dirsi, buon viso a cattivo gioco: per non vedere la Chiesa ancor più danneggiata ed ostacolata in territorio statunitense. Del resto l'enfasi e l'esagerazione poste sullo scandalo dei preti pedofili sono lì a testimoniarci di un'aperta ostilità  da parte dei protestanti e di ampi settori della società  americana, più o meno potenti ed influenti. Senza contare i pesantissimi risarcimenti per presunte violenze, spesso fasulle ed inventate a bella posta, che la Chiesa è costretta a sborsare, rischiando di compromettere in tal modo, oltre alla propria immagine, la stessa esistenza e missione apostolica. Ricorrendo a certi metodi è fin troppo facile gettare fango e discredito sull'avversario. Benedetto, durante i suoi discorsi, non può non averne tenuto conto. Ottimo infine l'accostamento, sia pure nello spazio di poche righe, tra Habermas e Romano.
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# Luigi 2008-04-24 13:53
Strano invece che ci sia chi non si è ancora accorto che il panteismo neopagano, cui l'ideologia che governò la Germania negli anni trenta del XX secolo si ispirava, promettendo la felicità  al popolo, abbia poi portato, proprio perché menzognero, quella nazione di antica civiltà  cristiana e con essa l'intera Europa al disastro totale, alla spartizione tra due imperialismi anticattolici, quello americano e quello sovietico, ed, oggi, caduto il secondo, al dissolvimento dell'identità  religiosa e culturale nella globalizzazione americano-centrica. Tutti sanno chi sia il padre ingannevole della menzogna. Salvo evidentemente gli infetti di "silifide spirituale". Luigi Copertino
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# Luigi 2008-04-24 15:32
Ringrazio tutti i lettori. Non posso rispondere a tutti singolarmente anche perché sono in partenza e per qualche giorno non avrò internet a disposizione. Mi corre l'obbligo di un breve suggerimento a Donnablanca che dice cose interessanti. Vorrei però far presente che se è vero che Ratzinger era nella congrega dei progressisti conciliari citati nell'intervento di Donnablanca, è pur vero che strada facendo, e da tempo, egli si è allontanato da quel tipo di teologia e si è riavvicinato ad una teologia più tradizionale. Certo l'originaria formazione potrà  ancora avere un peso e tuttavia i suoi giudizi si sono modificati, in gran parte, nel tempo. Non è un caso se egli è sovente sotto attacco proprio dai suoi ex compagni di viaggio ed è da loro definito "reazionario". Lo ripeto: la Provvidenza agisce nella storia della Chiesa con calma e non a colpi d'ascia. Questo Papa sta riaprendo alcune speranze e speriamo che dopo di lui si prosegua su questa strada (salvo le posizioni politiche sugli USA) verso il pieno ritorno ad una fede salda. Non voglio Ratzinger "santo subito" ma è onesto riconoscere che in giro si vedono teologi ed ecclesiastici davvero apertamente eretici. Pregiamo che nessuno di questi diventi Papa. Per quanto riguarda la questione della Mulieribus Dignitatem e dell'esegesi delle figure di Adamo ed Eva nel Genesi, rimanderei al Cantico dei Cantici, dove è misticamente delineato il rapporto uomo-donna come immagine del rapporto d'Amore tra Dio e uomo. Si tratta, come per il Genesi, di libro canonico ed ispirato. L'importante è sottolineare la distinzione ontologica tra uomo e donna, come quella tra Dio e uomo, per evitare di cadere nell'indistinzione unitaria delle concezioni gnostiche per le quali la differenzazione sessuale sarebbe malvagità  come malvagia sarebbe la carnalità  e la stessa creazione. Un ringraziamento in particolare a Noè, padre Scomparin e Marco da Milano. Un caro saluto a tutti. Luigi Copertino
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# donnablanca 2008-04-24 16:08
Grazie Dott. Copertino di avermi presa in considerazione. Sono però le azioni che contano con i loro risultati, e questi sono ormai sotto gli occhi di tutti. Purtroppo. Buon viaggio e al piacere di poterLa rileggere.
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# massimo 2008-04-26 14:30
questo articolo supera la mia modesta capacità  critica e culturale, ne riprenderò la lettura della seconda metà  non appena mi sembrerà  di averne digerito la prima... sto leggendo per ventura un libro di coleman sul comitato dei 300, libro del 1991, praticamente del paleolitico, se non fosse che quasi tutte le istituzioni e molte delle persone attive all'epoca lo sono tutt'ora... una figura per tutte : tale henry kissinger, il quale alcuni mesi fa fu ricevuto in vaticano per supposti consigli in materia economica... in base al libro di coleman ed all'attività  lì ascritta al kissinger, lo si potrebbe definire 'angelo - ogni riferimento alle sue foto in bikini nel bohemian groove è casuale - della morte' : è lui che annuncia a moro che o si adegua o sarà  eliminato - coleman cita le testimonianze rese nei tribunali italiani a conferma - è lui che porta un medesimo annuncio al bhutto padre - morirà  nello schianto tutt'ora spiegabile solo come attentato di un c-130 - ed al generale ul Haq, altra vittima, giusto per fotografare le attività  di messaggero mortifero conclamate ed aggiornate al 1991... che lo abbiano utilizzato nel 2007 col papa non promette nulla di buono... ma cosa mai avrebbe potuto fare il papa se la pensasse come me ? come avrebbe potuto dire, magari a ground zero : siamo qui riuniti dove il signor silverstein ha guadagnato 7 miliardi di dollari grazie ai duplici attentati organizzati dalla famiglia bush insieme con il musulmano bin laden, secondo i piani degli illuminazi, per conto di comitati vari presieduti dalla regina elisabetta, complice la finanza criminale mondiale i cui illustri rappresentanti e/o servitori sono presenti anche nel governo italiano tutt'ora in carica... tanto cosa vi aspettate visto che la strategia di questi illuminazi è di farsi amici su entrambi i fronti sempre... anche l'esito delle prossime elezioni americane non cambierà  nulla per i loro piani... tanto valeva scatenasse la terza guerra mondiale... aloha...
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# roberto 2008-04-26 16:09
Anch'io mi unisco ad altri lettori per un caldo ringraziamento al dr. Copertino;nell'immediato avevo avuto le medesime brutte sensazioni del Direttore Blondet e...anche peggio! restano però due problemi:1) il discorso del Papa ha comunque già  avuto un'eco negativa (è la seconda volta!)in certo mondo islamico e con quel mondo è imprescindibile ,come cristiani e in spirito di carità ,dialogare.Temo che il Direttore abbia ragione quando-da tempo-rileva poca avvedutezza politica...;2)possiamo convenire col Papa che il relativismo pragmatico anglosassone sia preferibile a quello hegeliano per la libertà  di annunzio che la Chiesa esige.Ma va tenuto presente che di fronte abbiamo una realtà  altrettanto feroce nella sostanza e,in più,assai più ipocrita e quindi inafferabile.Speriamo sempre!
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# Silvia K.C. 2008-04-27 11:48
L'articolo è molto esaustivo e Benedetto XVI farà  anche "buon viso a cattivo gioco"... ma sinceramente,io sono rimasta basìta,quando il 19 Aprile,ascoltan do in diretta su Telepace il discorso del Papa nella Cattedrale di Saint Patrick di New York,gli ho sentito proferire lietamente le seguenti parole: "Ciò mi conduce ad un'altra riflessione sull'architettura di questa chiesa. Come tutte le cattedrali gotiche, essa è una struttura molto complessa, le cui proporzioni precise ed armoniose simboleggiano l'unità  della creazione di Dio. Gli artisti medievali spesso rappresentavano Cristo, la Parola creatrice di Dio, come un 'geometra' celeste, col compasso in mano, che ordina il cosmo con infinita sapienza e determinazione". ...Voglio dire,visti i tempi che corrono,un Papa "realista" ed informato sul "Nuovo Ordine Mondiale",con tutti gli argomenti e le metafore che avrebbe potuto fare,doveva usare proprio l'esempio del "compasso"?!?... Mah,forse sono io che vedo il male dove non c'è...
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# Riccardo Giuliani 2008-04-27 22:57
La prolissità  dell'articolo scompare difronte alla sua scorrevolezza: complimenti. La chiarezza degli argomenti mi porta a pensare sempre più (solo una mia personale convinzione) che in Vaticano tiri aria di ricatto politico contro Benedetto XVI, ciò credo in accordo con quanto Lei adombra. Per donnablanca: vero che i risultati sono sotto gli occhi di tutti, ma derivano da azioni compiute indietro negli anni. Bisogna pregare per le nuove prese in rispetto della tradizione, perché siano efficaci e il prima possibile. Con rispetto Riccardo Giuliani
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