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Ma quale coraggio...!
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A proposito della mia malattia e della mia richiesta dell’unzione «estrema», alcuni lettori esprimono ammirazione per il mio coraggio. Ma di quale coraggio si parla, di grazia? È lo stesso coraggio che dovrete avere anche voi, cari amici, presto o tardi, via piaccia o no. A meno che non siate immortali, cosa altamente improbabile. O non vi crediate immortali, cosa che già accade a molti, specie giovani. Oppure siate della gran massa che ha tanta paura della morte, da non volerci pensare, come se non pensarci la tenesse lontana, e il solo parlarne l’avvicinasse. Una superstizione, un esorcismo vuoto e tipicamente occidentale.

tttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt ttttttttttttttttt ttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt ttttttttttttttttt ttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttttt
Pascal riteneva questo atteggiamento mostruoso. La morte è la cosa più importante che ci accadrà nella vita, il passaggio più decisivo o verso la vita eterna, o l’eterna dannazione, oppure (se siete atei) nell’annullamento totale; è il passo in cui ci si gioca tutto; è l’esperienza più unica che potrete avere, senza alcun paragone possibile con alcuna esperienza provata sulla terra; è una cosa che vi avverrà una sola volta, forse d’improvviso, per la quale è essenziale in qualche modo esercitarsi o prepararsi... «e da tutto questo – dice Pascal – concludo che devo passare tutti i giorni della mia vita senza pensare a quel che mi deve accadere, (che) io voglio andare senza previdenza e senza timore verso un evento così grande, e lasciarmi condurre alla morte nellincertezza delleternità della mia condizione futura».

«Niente è tanto importante per luomo che il suo stato; niente gli è più temibile che leternità. Per cui, che ci siano uomini indifferenti alla perdita del loro essere, al pericolo di uneternità di miseria, non è affatto naturale (...) è un incantamento incomprensibile, un assopimento sovrannaturale».

Che coraggio ci vuole? È semplicemente buon senso (1). Vado per i 69 anni, ho avuto un anno e mezzo fa una diagnosi di cancro (operato), la mia condizione cardiaca è alquanto grave. A cosa volete che mi prepari? Coraggio per aver rifiutato cure che sapevo dannose? Ed eventualmente, un’operazione di by-pass che sfiora l’accanimento terapeutico, anche se può dare otto-dieci anni di vita in più? Non ho l’ambizione di vivere fino ai 90 anni.

Nella mia ultima degenza (due settimane), la cosa che mi ha colpito di più è stato constatare che i degenti, tutti più vecchi di me, tutti operati al cuore e tornati in ospedale, non avessero alcun segno di fede (io avevo sul comodino l’immaginetta del Cristo della Misericordia), nè la minima riflessione sulla morte. A questo siamo arrivati, ad essere contenti di un destino zoologico. Ma non ci sarà, per noi, un destino zoologico, la morte come nulla degli animali.

Uno dei degenti, circa della mia età, ricoverato di nuovo un mese dopo il by-pass coronarico, l’abbiamo sentito nella notte telefonare – imbarazzante – ad una sua amante (alla moglie invece telefonava con tono di comando). Come ho spiegato, nell’operazione di by-pass il cuore viene temporaneamente fermato, e il sangue non pulsa più attraverso quest’organo; per due ore, quindi, il cuore (che non è solo una pompa) si sente «di là». Ho chiesto al gaudente come mai fosse tornato all’ospedale solo un mese dopo l’operazione. Mi ha risposto che non stava affatto bene, anzi peggio.

Che sintomi aveva? «Il fuoco nella testa», è stata la sua strana risposta.

Come un fuoco? Aveva la faccia arrossata? Infiammata? «Un fuoco nel cervello, dentro la testa», ha risposto. Non aveva parole per spiegarlo. Ma quel «fuoco» l’aveva a tal punto terrorizzato, da indurlo a chiamare nella notte l’ambulanza per farsi ricoverare d’urgenza. Non sapendo che meglio fare, i medici gli avevano messo un pace-maker. Non ho avuto il coraggio di dirgli che forse quel «fuoco» alludeva ad una malattia assai più inguaribile di quelle terrestri (2); che forse era un assaggio del luogo dove meritava di finire, e un invito a cambiare; me ne dispiace come di un peccato d’omissione. Ma avrebbe capito?

Altro che coraggio: ho paura di quel fuoco, so di meritarlo, non sono affatto certo di sfuggirlo. In questa prospettiva, considero una grazia avere una prognosi che mi ricorda la morte vicina – vicina del resto a tutti, ma che tendiamo troppo a dimenticare da sani. È una scuola. Così, è più facile cominciare il distacco dalle cose che dovremo comunque abbandonare.

«... I morenti stanno perdendo tutto il loro mondo: la casa, il lavoro, i rapporti umani, il corpo e la mente; stanno perdendo ogni cosa. Tutte le perdite che abbiamo subìto in vita si sommano nell’imnmensa perdita della morte. Come potrebbe una persona morente non essere a volte triste, piena di rabbia o in preda al panico?»: così Sogyal Rinpoche, un monaco tibetano che, giunto in Occidente, scoprì con stupore e scandalo che in Occidente non c’erano metodi per insegnare a morire, ciò che considera «un fondamentale diritto della persona», e i terminali venivano abbandonati alle macchine ospedaliere. Qui nella modernità scientifico-tecnologica, secondo lui «quasi tutti muoiono impreparati a morire, come hanno vissuto impreparati a vivere». Noi viviamo per possedere e godere, mentre in Tibet «imparare a vivere, è imparare a lasciar andare», o a «lasciare la presa»: insomma una preparazione alla morte, al sereno denudamento di ciò che non ci appartiene.

È questa la costante di tutte le tradizioni e grandi religioni, perchè è la normalità della vita umana e della natura umana, che è destinata all’eternità; terribilmente «anormale» è la nostra attuale civiltà che considera questa vita come la sola che conta, e non sa più volgere il pensiero a Dio, alla eternità.

Ho l’impressione che il rifiuto generale di pensare alla morte sia dovuto, anche, alla credenza che comunque «non ci sia niente da fare», che non c’è che da passivamente subirla. Invece anche nel cattolicesimo esistono metodi, manuali di «Apparecchio alla buona morte». Ma in più, ciò che le altre religioni non hanno, ci sono i sacramenti di grazia, un dono unico e inestimabile, che ovviano anche alla relativa impreparazione che noi moderni possiamo avere, all’insufficienza del nostro distacco, della nostra santità: come ci è stato detto, sono fatti appunto per i peccatori. L’estrema unzione, o unzione degli infermi come ora si chiama (più giustamente: era sbagliato quell’«estrema»), è appunto uno di questi aiuti gratuiti e immeritati, un sigillo efficace (3). Mi affido a questo come il ladrone (un mascalzone) che ebbe lo slancio, la faccia tosta e la fortuna di chiedere: «Ricordati di me, quando sarai nel tuo regno». E quell’altro suppliziato, quel miserabile che spasimava come lui sulla croce, quel grumo di sangue e di mosche che era stato il Volto – quale Regno poteva avere, quel nessuno disgraziato, solo, abbandonato, senza un briciolo di potere? – rispose: «Oggi sarai con me in Paradiso».

Di che cosa dovrei, dovremmo aver paura, una volta muniti del sacramento, del sigillo? Che coraggio ci vorrà, a gettarsi nello squarcio di quel cuore che ha detto «Sono Io la Resurrezione e la Vita?». Quella che si attende è l’inimmaginabile felicità eterna (4), a cui mi volgo persino con una certa curiosità. Per una volta, mettiamoci dalla parte del Vincitore.

Del resto, non voglio atteggiarmi a chissà che, nè drammatizzare troppo la mia situazione (5). Sì, ho tre coronarie bloccate e non sono operabile, ma mentre ero in ospedale, un giovane cardiologo napoletano (a contratto temporaneo, a Milano!) mi ha raccontato un caso da lui visto a Napoli: a un paziente viene trovato un enorme aneurisma (dilatazione patologica) dell’aorta, a malapena tamponato da un grosso grumo di sangue fuoriuscito. È una situazione di morte imminente. Il paziente viene avvertito che sarà operato, ma ha il 50% di possibilità di non uscire vivo dalla sala operatoria. A questo punto, il paziente rifiuta l’intervento. È vivo così da otto anni; il suo aneurisma è una palla sempre più grossa, la morte sempre più imminente, ma lui dice: «Intanto, ho visto crescere i miei nipotini».

Le risorse del corpo-anima, e della volontà di Dio, sono allegramente imprevedibili.





1) Anche Michel de Montaigne, che non era tanto religioso quanto Pascal, consiglia: «Per cominciare a toglierle (alla morte) il maggior vantaggio che ha su di noi, mettiamoci su una strada assolutamente contraria a quella comune. Togliamole il suo aspetto straordinario, pratichiamola, rendiamola consueta, cerchiamo di non aver niente così spesso in testa come la morte... È incerto dove la morte ci attende: attendiamola dovunque. La meditazione della morte è meditazione della libertà». «Chi ha imparato a morire, ha disimparato a servire». Frase bellissima da meditare, quest’ultima. E naturalmente Buddha, nel «Mahaparinirvana Sutra»: «Di tutte le impronte, quella dell’elefante è la suprema; di tutte le meditazioni di presenza mentale quella sulla morte è la suprema».
2) Per contro, un caro amico di questo sito, dopo il by-pass e la lunga e difficile ripresa, s’è avvicinato alla fede. Altra stoffa.
3) Il potere soprannaturale dell’unzione l’ho potuto constatare. Un giorno, parecchi anni fa, mia madre (buonanima) trova sul pianerottolo una vicina di casa piangente. Chiede il motivo di quel dolore, e apprende che la madre della vicina sta agonizzando lì, nell’appartamento. Un’agonia che dura da giorni e notti, orribilmente agitata, straziante da vedere e sopportare per la figlia. Mia madre – nient’affatto una «donna di chiesa» – ha l’ispirazione di suggerire: «Perchè non le fa dare l’estrema unzione?». La vicina così fa. Arriva il sacerdote, compie il rito sulla vecchia agonizzante. Subito questa si acquieta, e poco dopo trapassa, serena. A volte un peccato non confessato, un perdono non chiesto o non dato, un debito non pagato, una rappacificazione mancata o anche l’inquietudine per il futuro dei propri cari che si lasciano, sono i macigni sull’anima del morente. L’estrema unzione pare avere il potere sacramentale di toglierli, per pura grazia. La sicurezza che danno la Confessione e Comunione ultima, o l’unzione, hanno anche un effetto psicologico considerato cruciale in certe tradizioni: al momento della morte due cose contano, quel che abbiamo fatto in vita (vizi o virtù, buone o cattive abitudini ) e lo stato mentale i cui ci troveremo in punto di morte (in gran parte effetto del modo in cui siamo vissuti). Nel celebre «apparecchio alla morte» del lamaismo tibetano, il «Bardo Thodol», si insiste molto su questo punto: nell’agonia, la mente è totalmente esposta e vulnerabile ai pensieri e ai sentimenti predominanti, qualunque siano stati, in vita; alla paura, all’attaccamento al corpo e al proprio io; ciò è pericoloso per il destino eterno. Si consiglia che i presenti facciano di tutto per ispirare al morente sentimenti sacri come la compassione e amore per tutti gli esseri o sentimenti di devozione. Noi abbiamo, per grazia di Cristo, l’Eucarestia o l’unzione che fissano sacramentalmente l’essere dell’agonizzante nell’affidamento alla misericordia di Cristo. Insisto sul «sacramentale»: non è (solo) un «sentimento positivo», ma una realtà efficace.
4) «Tanto è il bene che mi aspetto, che ogni pena mi è diletto», come diceva San Francesco.
5) Resta la paura della sofferenza fisica, che è un fenomeno della vita e non della morte; anche Gesù la provò quando nell’Orto degli olivi chiese «se possibile, passi da me questo calice», unico momento in cui la sua perfetta adesione alla volontà del Padre sembrò venir meno; era un uomo, era la carne. Fede, speranza e santità non alleviano la sofferenza; le danno senso e valore. L’aiuto divino è evidente nelle parole di Freda Nylor, una dottoressa che tenne un diario sul progresso devastante del suo cancro: «Ho fatto esperienze mai provate prima, e per le quali devo ringraziare il mio cancro. L’umiltà, il venire a patti con la mortalità, la presa di coscienza di una forza interiore che è una continua sorpresa, e molte cose che ho scoperto di me stessa perchè sono stata costretta a fermarmi per riconsiderarmi e continuare».



 
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Commenti  

 
# celligius 2012-09-10 07:17
Che dire di una persona con un pensiero cosi elevato?solo un grande GRAZIE e che il paradiso possa attenere.
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# stellapolare 2012-09-10 16:12
Anch'io mi associo a quando dicono i lettori.
Sei una grande persona Maurizio!Ti posso dire che il Signore viene a bussare al nostro cuore anche attraverso le malattie e le varie prove..Mio marito operato 2 anni fa per aneurisma e oggi dopo un altro intervento di nuovo abbastanza in forma, ha voluto ,nei momenti bui della prova, ricercare un sacerdote amico che lo ha confessato e poi amministrato l'unzione degli infermi. Ecco che lui che non si confessava da tanti anni ha ricercato di essere in pace con il Creatore del mondo. Poi si è affidato a Lui. Pensava proprio di essere arrivato al capolinea.Ora tutte le sere recitiamo 3 Ave Marie insieme prima di dormire.(mai fatto prima)Questo dobbiamo vedere dietro ai fatti anche dolorosi.
Ti auguro di poter continuare ad essere presente con i tuoi collaboratori in mezzo a noi.
un abbraccio
Anna Maria
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# laura 2012-09-21 08:03
Caro Maurizio un giorno casualmente sono capitata nel suo sito Ed e' l Unico della Mia Vita Che leggo e a cui mi sono abbonata e sono Grata a
Dio Di. Avermi fatto conoscere la sua Intelligenza. Spesso per me lei e' una risposta alle mie richiesta a DIo. Condivido il concetto della Morte il significato della Morte e della Vita La penso nello stesso Modo. Ho avuto un padre terreno Che mi ha trasferito La dolcezza Dell Ultimo saluto. Grazie e mi permetto con un sentimento Di. Amore di ringraziarla ed io ho bisogno Di Avere un compagno come lei
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# lollus 2012-09-21 11:06
+100 Mi scusi per l'espressione da Bimbaminkia ma condivido in pieno.
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# andreatallon 2012-09-10 07:41
Spero di poter ricambiare il suo aiuto.Grazie e un abbraccio
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# ALMATA 2012-09-10 07:45
Io la vedo così, senza alcuna "Leccatio" benevolentiae, Lei è stato ed è, insieme alla malattia di mio figlio, lo strumento attraverso il quale Cristo ha ribussato alla mia porta. Non conosco i suoi errori ma sono certo che quando arriverà il momento, spero ardentemente il più tardi possibile, tra le altre cose Le sarà riconosciuta la capacità di rimettere in cerreggiata i fuoristrada della mia risma.
secondo me non è poco.
non molli, c'è da fare.
con affetto
aldo
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# Pompili 2012-09-10 13:36
Anche per me, vale anche per me ciò che ha scritto la "collega" di sito...anch'io sono un "fuoristrada",che, con molta fatica, tenta di rimettersi in careggiata.
E questo grazie esclusivamente a Lei Direttò, e a coloro che scrivono su questo sito, e all'Editore.
Grazie, grazie, grazie.
Marco
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# Antonio_1234 2012-09-10 15:27
Mi associo. Blondet con i suoi scritti mi ha dato lo schiaffo in faccia che mi meritavo, per capire dove indirizzare le energie e contro chi combattere la "buona battaglia".
Se il Signore, quel giorno, avrà pietà di me, nonostante il mio essere palesemente immeritevole, gran parte del merito sarà del nostro caro direttore.
Che Dio ce lo conservi ancora a lungo!
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# cgdv 2012-09-10 08:06
Un bellissimo condensato di verità, ma resta tuttavia ancora qualche questione. Io ad esempio ho vissuto inaspettatament e quattro giorni, in perfetta coscienza e senza una particolare sofferenza fisica, attendendo il verdetto finale. Messo alla prova in questo modo, so che non ho temuto il dopo allora e non lo temo adesso. Però non conosco ancora come reagirei in presenza della sofferenza. In assenza di questo stato, al momento come viatico mi conforta sapere di non essere mai stato un malvagio. Sarà sufficiente per l'altra vita? Devo dire che non saprei.
Giuliano
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# Scipio emiliano 2012-09-10 08:21
Leggendo questo articolo mi viene in mente il libro di Hadjadj "Reussir sa mort".
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# Nahars 2012-09-10 09:27
però Gesù a B. Kowalska ha detto : «Anche se qualcuno è stato il più grande peccatore, non lo posso punire se si appella alla Mia pietà, ma lo giustifico nella Mia insondabile e impenetrabile Misericordia».
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# r1348 2012-09-10 11:35
Citazione Nahars:
però Gesù a B. Kowalska ha detto : «Anche se qualcuno è stato il più grande peccatore, non lo posso punire se si appella alla Mia pietà, ma lo giustifico nella Mia insondabile e impenetrabile Misericordia».


Non vi è nulla, letteralmente, più difficile per un peccatore che appellarsi alla Pietà del Salvatore. A Gesù non si mente, Esso vede nei nostri cuori, e tutti i nostri peccati saranno al nostro cospetto in Sua presenza. Per chiedere Pietà, bisogna prima credere di meritarla.
La rivelazione a Kowalska non va quindi interpretata come una facile scappatoia per la vita eterna, ma come la più grande prova che la nostra anima sarà mai chiamata a compiere.
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# Nahars 2012-09-10 16:02
Citazione r1348:
Citazione Nahars:
però Gesù a B. Kowalska ha detto : «Anche se qualcuno è stato il più grande peccatore, non lo posso punire se si appella alla Mia pietà, ma lo giustifico nella Mia insondabile e impenetrabile Misericordia».


Non vi è nulla, letteralmente, più difficile per un peccatore che appellarsi alla Pietà del Salvatore. A Gesù non si mente, Esso vede nei nostri cuori, e tutti i nostri peccati saranno al nostro cospetto in Sua presenza. Per chiedere Pietà, bisogna prima credere di meritarla.
La rivelazione a Kowalska non va quindi interpretata come una facile scappatoia per la vita eterna, ma come la più grande prova che la nostra anima sarà mai chiamata a compiere.

ho capito ma dice pure chi non vorrà appellarsi alla Mia Misericordia dovrà fare i conti con la Mia Giustizia. (che è pegggio)
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# ulisse 2012-09-10 09:45
Il libro a cui allude Blondet è certamente "Apparecchio alla morte" di S. Alfonso Maria de' Liguori,che si può scaricare gratis al sito http://www.santorosario.net/apparecchio.
htm .
Ancora molti auguri, per tutto, a Maurizio Blondet.
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# codino 2012-09-10 11:54
Citazione ulisse:
Il libro a cui allude Blondet è certamente "Apparecchio alla morte" di S. Alfonso Maria de' Liguori,che si può scaricare gratis al sito http://www.santorosario.net/apparecchio.
htm .
Ancora molti auguri, per tutto, a Maurizio Blondet.

io consiglio anche "l'arte di ben morire" di san roberto bellarmino.

Auguri al Direttore e preghiamo e speriamo di averlo con noi ancora per molti anni!
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# Der Beobachter 2012-09-10 09:55
Articolo immenso. Grazie Direttore.
Due frasi mi portano ad una riflessione:

"Noi viviamo per possedere e godere, mentre in Tibet «imparare a vivere, è imparare a lasciar andare», o a «lasciare la presa»: insomma una preparazione alla morte, al sereno denudamento di ciò che non ci appartiene." e ancora "lo stato mentale i cui ci troveremo in punto di morte (in gran parte effetto del modo in cui siamo vissuti)."

A parte l'immediata deduzione conseguente (facendo un po' di leggera ironia) e cioe' che un Rotschild di certo non potrebbe mai essere buddista, mi chiedo quale sia il rapporto interiore personale, tra le pedine dell'elite, tra cui ovviamente anche alcune presenti al Vaticano, e la morte, secondo l'espressione di questa o quella religione (per il caro barone, apparentemente, la religione degli J). La condotta e il modus vivendi di tali individui, che possiedono tutto sulla terra e tendono a possedere ancora di piu', passando ovviamente su ogni cadavere, sono cosi' lontani dai principi descritti in questo intenso e profondo articolo, da farmi riflettere su un loro possibile quanto sconosciuto "ri-posizionamento". Accetto il godere nel possedere, ma… alla fine dei giochi? Avranno anche loro "paura di quel fuoco"?
E qui iniziano le domande. Certo, la mia mancanza di conoscenza in proposito puo' ben poco e posso solo fare delle umili ipotesi. Come ad esempio: e se la loro fosse solo una farsa, dove questi individui abbiano solo indossato i panni di questa o quella religione per motivi esclusivamente strategici e di potere, contraddicendon e pero' fin dall'inizio gli insegnamenti fondamentali? Cioe'… NON appartenendoci di fatto. Solo un ateo o colui che non teme alcuna condanna divina, potrebbe fare questo, no? Perfino secondo la religione J, che si basa sull'Antico Testamento, vi sarà la risurrezione di tutti gli esseri umani dopo il Giudizio finale da parte di Dio. Quindi? Quale giudizio potrebbe mai esserci per un Rockefeller, di fronte al tentativo spietato di possedere tutto qui, ancorandosi al peccato sulla terra? Probabilmente non lo sapremo mai. Ma il potere associativo che questi personaggi producono nelle nostre menti, relativamente a questa o quella religione, e' alquanto fuorviante. A meno che… essi non siano davvero servitori prescelti del male. Con in quale avranno probabilmente chiuso "altri accordi".
Immortalita'? Non mi sembra… Il volto sempre piu' scavato del barone e la storia anagrafica di questi individui certo non supporta questa disperata prossima elucubrazione ed ipotesi. Ma allora… dove il loro senso nella vita? Posso perfino capire e giustificare il fine del kamikaze, che si illude cosi di ottenere e raggiungere un posto in prima fila da qualche parte lassu'… ma cosa otterranno i membri dell'elite? Avranno anche loro… "un fuoco nel cervello, dentro la testa"?
Se si', in quel momento allora, e per assurdo, ci sara' la estrema parificazione, dove tutti saranno uguali.
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# tricco 2012-09-10 10:10
Semplicemente grazie, Direttore!
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# gattogrigio3 2012-09-10 10:57
La ringrazio Direttore. Ho 58 anni, ho navigato per 44 anni e ho smesso di fare il comandante un mese fa, dopo 31 anni di comando (salute alla frutta ormai).Quando spiego le mie azioni preventive, sia pratiche che morali in preparazione ad un eventuale e prossimo ULTIMO IMBARCO mi sento quasi sempre dire "Ma dai ! Cosa vai a pensare, Ci seppellirai tutti... vedrai che non e' niente... ma no, i medici non capiscono nulla... Insomma la negazione. Ma per pragmaticita' professionale ho la situazione chiara, accontento tutti con qualche battuta di spirito, e mi attengo ai fatti e pareri confidenziali degli specialisti. A quanto pare Lei e' l'unico con il quale non avrei bisogno di ricorrere all'umorismo. TUTTO quello che ha scritto, ogni considerazione, ci stavo proprio pensando da un mese. Peccato non averLa conosciuta prima, sarebbe stato uno dei miei migliori amici !! PS: A volte sono (mestamente e con un po' di fifa) partito per raggiungere navi poco appetibili per imbarchi da incubo... e invece poi mi sono trovato in luoghi indimenticabili e con persone deliziose... Grazie ancora !
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# Maurizio Blondet 2012-09-11 09:31
Complimenti, comandante. Il suo è l'atteggiamento più amato da Gesù, quello che lodò nel centurione - un altro comandante. Contrariamente a quel che si crede, i veri spirituali non sono i filosofi, sono uomini d'azione: per questi è stato detto "il Regno dei Cieli patisce violenza e i violenti se ne impadroniscono". Anche a me piacerebbe farmi raccontare da lei tutte le volte che s'è imbarcato per brutti comandi, e invece ha incontrato paradisi tropicali e angeli sporchi di morchia. E' bello ogni tanto iummaginare le gioie celesti. Grazie, comandante.

Maurizio Blondet
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# Milo Dal Brollo 2012-09-10 11:04
Spero che vada in Paradiso, Blondet. Quanto mi sarebbe piaciuto conoscerla e fare un paio di meditazioni sulla morte insieme a lei, in silenzio, magari passeggiando un po' per un giardinetto isolato. Mi avrebbe insegnato qualcosa, come ha fatto adesso, ma anche con la sua presenza visica. Vabbè, un piccolo sogno, diciamo così. Le auguro la migliore sorte.

M
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# monte.gr 2012-09-10 11:49
Direttore, lei ha la capacita' di far inumidire gli occhi con i suoi scritti... e di far pensare...
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# nuovo_larosa 2012-09-10 12:09
non e' la morte che mi fa paura ma la responsabilita' di lasciare le persone che dipendono da me. la tragedia di questo mondo di merda e' questa: siamo condannati a invecchiare avendo ancora sulle spalle la vita di altri. Una volta a 50 anni, questi problemi erano finiti e dovevi, da solo,o con tua moglie, attendere il tuo momento. Oggi, il mio momento, non e' il mio soltanto. Ecco perche' servono uno stato sociale, lavoro, ecc.. almeno si potra' morire in pace ma anche per questo serve un mondo migliore. Io chiedo a Dio di portarmi via anche subito ma di salvare prima chi non potro' piu' salvare.
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# Maurizio Blondet 2012-09-11 09:35
Stia tranquillo, l'ordine divino si prenderà cura di quelli che deve lasciare. Per noi se questi passeranno tragedia, si renda conto che le tragedie sono tutti mezzi di salvazione, che tutte le malattie sono medicine per l'aldilà. Pensi al buon ladrone: che disgrazia essere crocifisso, e che fortuna essere crocifisso a fianco di Cristo! Noi non possiamo sapere cosa è meglio.

Maurizio Blondet
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# silvio27 2012-09-10 12:10
Egregio Direttore,
augurandole tutto il bene possibile sia riguardo alla salute dell'anima che del corpo, volevo proporre, anche ad uso di noi lettori, questa piccola notazione circa il Sacramento dell'Estrema Unzione e del perchè è stato denominato così.
Distinti saluti.

La crisi che dopo l’ultimo concilio sta travagliando la Chiesa non ha risparmiato la dottrina sui sacramenti, comprese la liturgia e la pastorale che è legata alla loro amministrazione . Per quel che riguarda il Sacramento dell’Estrema Unzione, chiamato adesso comunemente Unzione dei malati, si è diffusa ora la pratica di amministrarla dopo una certa età, in maniera indiscriminata a tutti, anche a coloro che sono in perfetta salute, e questo più volte a scadenze regolari. Vorremmo qui ricordare che per la ricezione valida del sacramento è necessario trovarsi in pericolo di morte per una causa intrinseca come la malattia o le conseguenze di un incidente. Poiché il sacramento conserva la sua forza soprannaturale e agisce nell’anima fin quando dura lo stesso pericolo di morte, non può essere amministrato più volte se non nel caso in cui vi è guarigione e poi un ulteriore pericolo per la vita. Pubblichiamo qui un breve articolo tratto dal Dizionario di Teologia Dogmatica del Cardinale Pietro Parente; Mons. Antonio Piolanti; Mons. Salvatore Garofano.
ESTREMA UNZIONE (lat. extrema = ultima, unctio = unzione): è il sacramento dei moribondi. L'apostolo S. Giacomo nella sua lettera cattolica, scrive: «C'è tra voi qualcuno che sia ammalato? Faccia chiamare i sacerdoti della Chiesa, che preghino sopra di lui ungendolo con olio in nome del Signore e la orazione della fede salverà l'infermo e il Signore lo solleverà e se trovasi in peccati gli saranno rimessi» (c. 5, 12-15). In questo testo ispirato si riscontrano tutti gli elementi costitutivi del sacramento degli infermi.
L'istituzione è indicata nell'inciso «in nomine Domini» che secondo la forza dell'originale greco significa «in virtù del mandato e dell'autorità del Signore» cioè di Cristo, perché nello stile del N. T, il termine «Kyrios» (Dominus) è l'appellativo proprio di Gesù Cristo.
Ministri sono i «presbiteri» per i quali non si devono intendere gli anziani del popolo ma i vescovi e i sacerdoti debitamente ordinati, come sempre intese e praticò la Chiesa.
Gli elementi del rito sono espressamente indicati nell'olio (materia) e nella preghiera (forma). L'unzione fatta con olio di oliva benedetto dal Vescovo si pratica nelle varie parti del corpo, che sono come i veicoli del peccato; gli occhi, le orecchie, le narici, la bocca, le mani, i piedi. mentre viene recitata la formula sacramentale, così concepita nel rito latino: «Per questa santa unzione e per la sua piissima misericordia il Signore ti perdoni tutto ciò che hai commesso di male con gli occhi, con le orecchie, ecc.».
Gli effetti sono compendiosament e indicati dal Conc. Tridentino quando, riepilogando i dati della Tradizione, chiama questo sacramento «consummativum paenitentiae» (sess. 14, esordio, DB, 909). Perfeziona gli effetti del sacramento del perdono perché completa l'incorporazione a Cristo restaurata dalla penitenza, irrobustisce l'organismo soprannaturale in vista della lotta suprema, moltiplica le sollecitudini della Chiesa intorno al figlio sofferente. Completa l'incorporazione restaurata dalla penitenza. Perché togliendo le ultime reliquie del peccato abbatte gli ultimi ostacoli che impediscono la perfetta adesione a Cristo e disponendo inoltre l'infermo a soffrire e a morire in Cristo e per Cristo, lo associa alle sofferenze e alla morte del Capo.
Irrobustisce l'organismo soprannaturale e lo rende atto a superare le supreme debolezze dello spirito aggravate dall'infiacchimento della carne. Infatti le ferite del peccato originale, curate nel battesimo e quelle dei peccati attuali, rimarginate nella penitenza lasciano indebolito l'organismo spirituale dell'anima. che al sopraggiungere dello sfacelo del corpo e degli assalti del demonio, si trova esposto al pericolo grave di soccombere nella lotta suprema. Ad ovviare a tale pericolo, la grazia sacramentale aumenta la virtù della speranza, per cui l'infermo si rimette fidente nelle mani della misericordia divina, moltiplica i soccorsi della grazia attuale, in forza dei quali oppone valido scudo ai dardi del nemico. E' questa la «alleviatio», il sollievo di cui parla l'apostolo S. Giacomo. A tutte questo s'aggiungono le attenzioni materne della Chiesa che aumenta i suoi efficaci soccorsi per questo figlio, che ripartorisce alla vita eterna: invoca tutti i santi del cielo, chiama le anime del purgatorio, aduna i giusti della terra che invisibili pregano attorno al letto del morente, mentre il sacerdote, rappresentante ufficiale della Chiesa. compie il sacro rito, al cui effetto «plurimum valet devotio suscipientis et personale meritum conferentium, et generale totius Ecclesiae» (S. Tommaso, Supplementum, q. 32, a. 3). Nel caso in cui l'infermo non possa confessarsi, questo sacramento supplisce anche gli effetti della penitenza e talora, quando il Signore lo giudica opportuno, procura anche la salute del corpo.
Il soggetto è il cristiano adulto e infermo, perciò l'estrema unzione non può essere amministrata a chi è in buona salute, anche se prossimo alla morte, come il soldato nell'imminenza del combattimento o il condannato che sale il palco.
Le definizioni del Conc. di Trento contro i Protestanti che chiamano l'Estrema Unzione «un'ipocrisia da istrione» (Calvino), si trovano nella sess. 14, subito dopo i canoni della penitenza (DB, 926-929).
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# madmax 2012-09-10 12:50
Un 'Blondet da incorniciare'.
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# Zacalufla 2012-09-10 13:15
Caro Maurizio, riesci spesso a farmi commuovere e anche questa volta hai colpito duro! E' tutto bello quello che scrivi, per noi peccatori ma cristiani cattolici, è una sorsata di acqua rigenerante. Sempre. Accosto questo Tuo scritto - mi ha colpito in particolare là dove scrivi del ladrone Dima (così ne svela il nome Maria Valtorta) che chiede, anche con un pò di meravigliosa faccia tosta di essere perdonato - a quella Tua stupenda descrizione dell'incontro di Gesù Cristo con la Samaritana che sempre M.Valtorta accredita con il nome di Fotinai.
In entrambi i casi fai trasparire con poche parole ma nitidamente la sublimità dell'Infinita Misericordia di Dio.
Un abbraccio.
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# Gotico 2012-09-10 13:23
Si anche io ho ricevuto l'estrema unzione quando ero in ospedale per una brutta polmonite.

Avevo tanta voglia di vivere e tanta voglia di stare sicuro tra le braccia di Nostro Signore Gesù Cristo...

mi pare che l'Estrema Unzione funzioni benone per entrambi le legittime aspirazioni.
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# dommivincenti 2012-09-10 13:36
“nell’operazion e di by-pass il cuore viene temporaneamente fermato, e il sangue non pulsa più attraverso quest’organo; per due ore, quindi, il cuore (che non è solo una pompa) si sente di là”: in Valtorta, di Lazzaro tornato dai morti, si dice che non ricordava nulla.
Mettiamo nelle mani di Dio non solo la nostra morte, ma anche il nostro tornare a vivere.
Da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; d'altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne... Il dilemma di Paolo espresso ai Filippesi vogliamo sia del nostro caro Direttore e preghiamo che si convinca che se Dio vuole non c'è cuore aritmico, o congelato che tenga! Si sopravvive e si continua a scrivere anche in uno sconquasso generale come quello dell'organismo della Valtorta! Nulla è impossibile a Dio. Ma fatica anche Lui a cambiare i cuori congelati che ci sono in giro in cuori compassionevoli e pietosi. Per questo penso che gradirà che lo preghiamo tutti che permetta al Direttore di esercitare ancora a lungo quello che possiamo definire il suo ministero.
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# naci56 2012-09-10 13:40
Caro Direttore, l' unica esperienza che non possiamo fare in questa vita e' l' esperienza della nostra morte...possiamo semmai provare ad identificarci, a vivere, ad avere un atteggiamento di estrema compassione per un familiare, un amico morto...ma non potremo mai sperimentare la nostra morte...pertanto non occupiamoci troppo di quel momento ma viviamo semmai ogni giorno come se fosse l'ultimo.
Con affetto marcello
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# Maurizio Blondet 2012-09-11 09:39
E' vero che non si può tanto parlare della morte, per il fatto che è un'esperienza che assolutamente non abbiamo. Ma è falso che non vi si debba prepararcisi: è un grande trauma, uno spavento, un insieme di tentazioni e di estreme seduzioini diaboliche, da affrontare con fortezza e abbracciati alla Misericordia.

Maurizio Blondet
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# Peppino 2012-09-10 13:44
In una recente omelia, il sacerdote invitava noi fedeli a pensare, prima della preghiera, con quale volto il Signore si E' fatto conoscere.
Vedrete, continuava, che spunteranno nella vostra mente dei volti come tanti fiori e sarà anche più bello pregare il Signore ringraziando.
Per me, il più significativo tra quei fiori si chiama Maurizio Blondet.
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# Maurizio Blondet 2012-09-11 09:40
Non esageri, per favore. "Non chiunque dice Signore Signore entra nel regno dei cieli"... Questo è quel che faccio, non più.

Maurizio Blondet
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# Maranatha 2012-09-10 13:59
Mi ha dato tanta consolazione. Io penso giornalmente al momento della mia morte e pensavo di avere un problema psicologico. Io ci penso nel senso che vorrei rendermi conto, senza troppa sofferenza magari, che sto per fare l'ultimo passaggio e prepararmici adeguatamente e riuscire ad abbandonarmi totalmente alla fiducia in Dio ed al momento ineffabile dell'incontro con Lui.Grazie per questo articolo
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# astrorosa1 2012-09-10 14:12
Quando penso alla mia morte, mi paragono
ad un soldato di un qualsiasi esercito
del 1700/1800 giovane che suonando il tamburo accompagna la truppa.
Ha paura, la famiglia è lontana, pensa
alla vita breve senza troppe gioie alla madre povera e al padre soldato pure lui
alla possibilità di conoscere il mondo,
allo sguardo della ragazza appena conosciuta .
Ecco sei inquadrato in fila, suona la tromba inizia il rullio del tuo tamburo.
La cavalleria parete all'attacco, lo scontro è violento l'ordine è d'avanzare
dietro le file del 1° reggimento.
S'avanza per 500 mt, la gente intorno
comincia a morire, avanti sempre avanti
e poi uno sparo ed un ultimo sussurro....
Chi sei... dove sei... soldatino del 1° reggimento....chi si ricorderà di tè....
Un soffio e la vita è finita ed inizia il mistero.....
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# pelzen 2012-09-11 01:32
Bravo, è poetico questo tuo sunto, ma è anche espressivamente attento che la vità è ora e la morte è lì con noi attenta e sovrana. Lei non ha bisogno di mostrare alcunché della sua forza e nemmeno di provocare la tua irruenza. Essa è! Così come altri dissero: Io sono colui che è!
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# ryu21 2012-09-10 14:18
Articolo interessante.
Ha ragione "la volonta' di Dio e'imprevedibile".
Chissa' cosa ne pensa, questo Dio, dei milioni di esseri umani che vengono massacrati all'interno degli stessi ospedali dove lei, Blondet, e' stato operato?!
Lei e' bravo, Blondet, ma lasci perdere Dio.
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# Der Beobachter 2012-09-10 14:57
O di coloro che ieri notte con i loro Caccia F-16 hanno colpito un sito della resistenza delle brigate al Qassam a nord ovest di Tuffah, quartiere di Gaza city. L'attacco ha provocato un enorme incendio e molte case sono state danneggiate.
Successivamente , altri caccia F-16 hanno bombardato l'area dei tunnel in Rafah, a sud della Striscia di Gaza.

Aggiornamento sui feriti nel campo rifugiati di Nuseirat:
4 bambini feriti: Sager Hammad Abu Khalil, 7 anni, ed i suoi tre fratelli, Jasser 6 anni , Sohaib 4 anni , Emad, 3 anni. Anche il padre è rimasto ferito.
In Rafah, Mohammed Ayuob Al Rmelat, 6 anni, ferito alla gamba destra.

Non lo ho letto su nessun giornale pero'....
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# zampano 2012-09-10 20:24
Dio ha creato l'uomo libero.
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# Maurizio Blondet 2012-09-11 09:45
Dio è uno sterminatore, Dio uccide gli innocenti, Dio manda terremoti, pesti, guerre, sciagure... Com'è vecchia questa ideologia, com'è fatalmente errata, e pericolosa per l'anima. Il Figlio di Dio è salito sulla croce, Dio non si è risparmiato. E insisto: chi può giudicare sciagura quella che invece può essere fortuna e medicina, occasione di salvezza? Gli innocenti uccisi li uccidono gli uomini. La loro sofferenza li fa accogliere nella Vita. E' un male? Un bene?

Maurizio Blondet
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# Katto 2012-09-10 14:59
e il bello è che magari muoio prima io, che al momento paio e mi reputo sano come un pesce... E' davvero "il bello", il bello di sapere che c'è il Signore della Misericordia che tutto conosce, tutto ama, tutto governa. Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Grazie per le belle e utili riflessioni
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# crisocolla 2012-09-10 15:06
Di solito evito di segnalare certe iniziative, ma dopo le sue parole "me ne dispiace come di un peccato d’omissione", mi sono sentito in dovere di farlo: le segnalo

"Sabato 6 ottobre – BELLINZONA – Auditorium Ospedale San Giovanni – 15.00 – 18.30

"Consapevoli in vita, positivi in fine vita -Idee e proposte per morire con dignità"
Incontro tenuto da Mauro Vaccani.

Cordiali saluti
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# coesistere 2012-09-10 18:00
...è proprio lasciar perdere Dio, metterlo fuori dalla nostra vita piena di "io" che certe cose orribili succedono.
Dio non c'è per fare la nostra volontà,aggiust arci i problemi,non permettere quella cosa,ecc., ma la Sua; per portarci alla salvezza tutti,nessuno escluso purchè ci pentiamo e abbiamo fede in Lui.
Con umiltà e senza giudizio.

Roberto
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# ambaradan 2012-09-10 18:05
Caro direttore,spost ando l'attenzione dal contenuto spirituale-religioso del suo scritto,mi permetto un suggerimento terapeutico:la TERAPIA CHELANTE,una ricerca su Google le consentirà di farsi un'idea di ciò che potrebbe fare per il suo caso...eventualmente mi può contattare in privato.Un augurio di tutto cuore
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# Antonio A. 2012-09-10 18:31
Riporto una frase di un autore che mi ha fatto conoscere proprio Lei, Direttore:

"L'ultima parola non appartiene alla morte ma alla resurrezione".

Non è certo esclusiva di Berdjaev tale verità, ma immagino che lo scrittore russo le stia a cuore.
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# EMERICH 2012-09-10 18:57
Sa caro Direttore perché tante volte mi trovo a pensare alla sua malattia ed altre volte , non così tante come sarebbe buono e giusto , a pregare per lei ?
Lo confesso , è per egoismo : perché Maurizio Blondet è semplicemente insostituibile , una guida così , quando sarà passato a miglior vita , non la troveremo più...
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# Nahars 2012-09-11 17:58
Citazione EMERICH:
Sa caro Direttore perché tante volte mi trovo a pensare alla sua malattia ed altre volte , non così tante come sarebbe buono e giusto , a pregare per lei ?
Lo confesso , è per egoismo : perché Maurizio Blondet è semplicemente insostituibile , una guida così , quando sarà passato a miglior vita , non la troveremo più...


Pure io.
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# Franztradizione 2012-09-10 19:06
Buonasera Sig. Direttore, solo di recente ho avuto occasione d'accostarmi alla sua opera; mi premeva tuttavia ringraziarla per la Sua testimonianza e per l'esempio che ci dona.

Francesco
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# Pietro G 2012-09-10 19:14
Un grazie di cuore per il bellissimo articolo che fa riflettere e meditare.
Ricorda a tutti la nostra condizione umana, la via della salvezza, il dono splendido della fede e la speranza di vita eterna.
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# Francesco 2012-09-10 19:21
Sembra che un mio caro amico sacerdote, in conseguenza di gravi traumi alla schiena, abbia il midollo spinale pressoché interrotto, da quanto s'evince da alcuni recenti esami medici. Secondo il suo ortopedico (che è anche il mio ed è un ottimo medico), è quasi un miracolo che non sia costretto alla sedia a rotelle.
Invece da anni cammina benissimo, guida l'auto, prende i mezzi e soprattutto trascorre tutte le sue giornate (assai dense d'impegni e faticose) a confessare, celebrare Messe, predicare e condurre catechesi, ovunque ve ne sia bisogno.
Grazie per il magnifico articolo, che anche stavolta mi ha commosso!
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# Daltanius 2012-09-10 19:59
Dopo la lettura di questo articolo, farò meglio le Orazioni.
Grazie
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# Hermann 2012-09-10 20:02
Lei, Direttore, ha ricevuto dal Cielo grandissimi doni, straordinari talenti: e li sta facendo fruttare nel modo migliore possibile. Ringrazio Lei, l'editore de Fina (al quale auguro ogni bene), tutta la Redazione e i Collaboratori: ogni vostro articolo, ogni vostro intervento mi apre prospettive sempre nuove e mi fa meditare. Grazie ancora.
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# lucianob 2012-09-10 20:32
Caro Direttore,
mi piacerebbe leggere i libri che ha letti Lei, sul tema della "buona morte ".
Potrebbe indicarmene qualcuno? Grazie
Luciano B
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# seventhwave 2012-09-10 20:59
Mi associo al commento del carroarmato fuori strada, a cui mi sento molto vicino: se sto riaprendo la porta a Gesù è grazie a FdF e a Lei Caro Direttore!
In questi anni FdF è stata un'inesauribile miniera di informazioni, una spinta a continuare e a migliorarsi, una presenza costante, e questo grazie al lavoro suo, dell'editore e di tutta la Redazione.
Il Signore lo sa che abbiamo bisogno di Lei, quindi penso che capirà il motivo di tanta insistenza quando Le auguriamo tutta la salute possibile!
La auguro anche all'Editore de Fina che ha creato un giornale fantastico.

Con stima e affetto

Davide
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Senza Blondet il giornale sarebbe molto meno fantastico.
Grazie comunque.
FdF
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# Luigi B. 2012-09-10 21:25
Tra poco avrò 51 anni e da un po' mi capita di pensarci sempre più spesso. Non ho mai sfuggito l'idea della morte, forse perché aiutato dai Pensieri di Pascal fin da giovane. Mi fa paura il dolore, che ho visto in una cara zia, la demenza senile, che ti priva della coscienza di ciò che ti sta capitando, ma soprattutto mi fa paura la morte improvvisa e repentina. Una volta pensavo che sarebbe stato meglio, ma poi morì inaspettatament e un collega e amico 35enne, salutista e sportivo. Cambiai idea; Lui, ateo convinto, ebbe un'inumazione disperante e desolante, priva di ogni senso e di riflessione, anzi, da dipendente di una multinazionale, si vide scippare il suo ultimo momento di commiato dal capo del personale, desideroso di allontanare i dubbi che lo stress da superlavoro avesse agito come causa scatenante. E così condivido i pensieri del Direttore e spero di poter anch'io avere il tempo di prepararmi bene.
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# Maraffio 2012-09-10 21:31
E' mentalità comune pensare di morire senza dolore, come ad esempio nel sonno - di questo ne ero candidamente convinto.

Ma potete immaginare la mia perplessità quando sono venoto a conoscenza dell'esistenza delle preghiere per evitare la "morte improvvisa"...

Informandomi meglio so che codeste preghiere sono necessarie per evitare di essere in peccato mortale nella conclusione della vita terrena.

Questo articolo del nostro Direttore corrobora appieno quanto ho saputo.

Miserere nobis, Domine.
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# Nova 2012-09-11 08:22
A subitanea et improvisa mortem libera nos Domine!
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# Andrea V. 2012-09-10 21:52
Grazie direttore, per farci vedere le cose da diversi punti di vista.

Visto che qualcuno ha consigliato libri io consiglio un film, si tratta di un film danese il titolo è "Le mele di Adamo" mi ha lasciato di sasso.
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# GiuFeder1425 2012-09-10 22:17
Davvero splendido e profondo articolo carissimo Direttore.
E' purtroppo vero. Abbiamno rimosso l'idea della morte dalla nostra vita mentre essa, come credevano i nostri avi, è in realtà parte integrante di essa! Il principlae disvalore che ci è stato artificialmente inculcatò nel subconscio è l'idea che l'unico scopo della vita è il raggiungimento della felicità qui sulla terra. Si sta da più parti ormai accusando il Cristianesimo di aver fallito nella sua missione. Nulla di più falso! Cristo non promise mai giustizia, felicità e libertà sulla terra (sfido chiunque a provarlo) ma, attraverso il suo sacrificio sulla croce, ci diede la possibilità di scegliere e di accedere alla vita eterna credendo in Lui. Questa è la serenità che ci deve accompagnare quando arriverà il momento ...
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# alessio 2012-09-10 22:30
Riporta lucente la lega dell'uomo a chi la coniata chi resta bambino e non sarà vecchio mai.
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# paul.dirac 2012-09-10 22:41
Gentile Direttore,
sappia che voglio pregare il Signore Gesù affinchè Egli gli faccia "sentire" la Sua Grazia.
Che Dio La benedica!
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# pulikovskij 2012-09-10 22:47
...ridendo in faccia a Monna Morte ed al destino!
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# farouq 2012-09-10 23:27
Antico racconto: Un giorno l'angelo della morte fu mandato da Dio per portare via l'anima di una donna sola in mezzo al deserto con un bambino e l'angelo non potè fare a meno di piangere ma non poteva disobbedire all'ordine di Dio; in un altro giorno invece fu mandato a portare via l'anima di un uomo molto vecchio intento a rinforzare il suo bastone con um fondo di metallo perchè durasse ancora per anni allora l'angelo rise e Dio disse all'angelo colui che ti ha fatto piangere prima è proprio quello che ti fa ridere ora.
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# freespirit 2012-09-10 23:28
Grazie dottor Blondet, perchè oggi non si è più capaci di affrontare l'argomento morte, (davanti a questa parola oggi la maggior parte della gente scappa) quindi proporlo è un atto di verità e quando siamo veri ci avviciniamo a Dio, l'unico Verace. Non voglio inerpicarmi in pensieri teologico-sapienziali o altro del genere, ma le voglio dire che in una situazione di sofferenza un mio carissimo amico, passato a miglior vita, ricordo che lo stesso pronunciò queste poche parole, che credo mi abbia lasciate come testamento spirituale " Viviamo per imparare a morire bene". Non so se sto imparando bene, ma sono certo che in queste parole c'è una delle verità di vita. Grazie ancora, le auguro ogni bene e che il Signore della Vita, l'Eterno Vincitore, la aiuti in tutte le sue necessità, in particolare quelle spirituali. Un abbraccio fraterno.
Antonio.
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# Franco_PD 2012-09-10 23:28
Ho letto con grandissimo interesse questa testimonianza di Blondet. Che seguo da anni ma non ho mai incontrato di persona. E che mi ha imbarazzato perché l’ho vissuta come un guardare dal buco della serratura il privatissimo di un’esperienza parallela. Perché anche io ho ricevuto l’Estrema Unzione, più di due anni fa. E in realtà secondo alcuni personaggi con il camice bianco avrei dovuto tirare le cuoia allora, cosa che evidentemente non è avvenuta. Astraendo da questo “piccolo dettaglio”, l’Unzione degli Infermi, anche se è un Sacramento ripetibile, è un’esperienza unica, che comunque venga vissuta e checchè ne segua (exitus o ripresa fisica) cambia completamente la persona. E’ una porta attraverso la quale si passa, e che ho trovato essere assolutamente privata ed individuale (nelle sensazioni e nel sentire). Non condivisibile, argomentabile, discutibile. Posso solo banalizzare, per far capire come l’ho vissuta: un momento di altissimo raccoglimento del tutto personale. Una sorta di astronave privata, a tua dimensione e misura precisa, della quale stanno chiudendo il portello con sigilli millenari, e ti avvii verso una navigazione verso il tuo destino finale – nel mio caso in piena coscienza e totale consapevolezza - accomiatandoti da tutto quello che hai considerato sempre il tuo tutto e che improvvisamente diviene uno ieri privo di qualsiasi significato. Non ne parlo spesso, ma CI PENSO spesso. Ed è difficile argomentarlo con terzi. Sgranano gli occhi, cambiano discorso ed ammutoliscono. Sarà la drammaticità di come si intende il Rito, legato ad iconografie cinematografich e o ad esperienze personali di cari incoscienti sul letto di morte. Ma ho trovato sempre grande imbarazzo in ogni interlocutore. Effettivamente è un momento straordinario ed unico, condizionato (credo) anche dallo spessore dell’Officiante , che non sono certo che sempre disponga di carisma ed autorevolezza tali da rendere la solennità del momento quale deve essere. Senza banalità né pompa. Né manierismi o frettolosità. Ma gesti e contenuti essenziali e misurati nei quali si avverta una sostanza eterna e millenaria che ti sconcerta e investe nel suo essere assolutamente senza tempo, al di là di ogni dimensione concepibile. Mi mancano i dotti riferimenti di profonda cultura religiosa (del Blondet e di altri che qui hanno postato) per poter evocare paralleli di solidità dottrinale. Ma insisto nel cercare di trasmettere la sensazione di una Porta Personale ed Unica varcata – in assoluta serenità del resto - attraversata la quale nulla è più come prima. Garantisco. Perché anche se sono qui a scrivere sostanzialmente non sono quello “di prima”. Sono passato oltre una certa soglia. E questo ha fatto e fa la differenza.
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# noto 2012-09-11 00:25
Sento di doverLa ringraziare per il tempo che Lei ha dedicato a noi. Spero il cielo ce La possa conservare ancora. Con affetto.
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# pelzen 2012-09-11 01:29
Non leggo i commenti dei vari lettori per non cercare suggerimenti alcuni.
La morte, come dimostrazione terrena, non è insegnata. Essa è mascherata, sublimata, relegata e tutte le religioni monotesite, in special modo quella cattolica, osteggiano la morte come essere estraneo alla nostra vita. Che presunzione, che assurdità!
E pensare che noi viviamo e moriamo miliardi di volte in una vita, anche in quella di un neonato, tanto sono le nostre celulle che muoino e rinascono. Ma questa è biologia, un nulla rispetto a quel passaggio da essere e non essere. E', credo, un magico momento, nel quale uno ed unico entra nell'insieme del tutto. Quell'energia che si è accesa in quell'istante di decenni prima scompare per trasformarsi in altro che non ci è dato di conoscere. Non credo in quei postacci cattolici di inferno, paradiso o limbo, credo invece all'assunzione dell'unità e non perché me lo dice un qualche santo uomo, ma perché è la natura che mi insegna, è l'aria, il cielo, il sole, l'erba, è quell'attimo che non cogliamo e che ci sfugge.
Credo invece che esso sia la più bella sublimazione della nostra esistenza e in questo bellissimo ricordo mi torna a mente il momento in cu accompagnai una carissima parente sull'uscio della vita. Le strinsi forte la mano e le sussurrai di avere fede ed amore, perché noi le eravamo vicini, lì allora come sempre. Nel momento di esalare la sua fronte apparve liscia e tonica, le sue mani morbide e tese nella stretta finale e le sue labbra, tese per la malattia, si ammorbidirono per abbozzare ad un sorriso che fu quello dell'arrivederci.
Mai momento fu così intenso e profondo come quello che vissi allora, lo porto ancora con me, così come mai fu momento tragico e triste la morte della mia adorata compagna, una gattina di nove anni, che nel momento di morire si strinse su di me, fiduciosa e sicura che non le avrei mai fatto del male e sicura che l'avrei accompagnata lì, dove uomini e i loro compagni di vita si incontrano per vivere assieme nell'eterno gioco della vita che il tempo ci darà.
In campagna, un tempo, c'era l'usanza che al tempo dell'uccisione del maiale, si pregasse, si ofrisse a quella bestia il massimo rispetto e onore, perché da lui, così come in tutte le cose che ci circondano, ci è concesso di vivere qui. I contadini, più attenti lo rispettavano e spesso piangevano quando affondavano il coltello e, nel dolore e nella sofferenza, ringraziavano il dono che questo animale dava alla vita di quella famiglia. Spesso venivano bastonati i ragazzacci che denigravano il maiale, così come le altre bestie da cortile. Tutti siamo utili alla vita, così noi come coloro che popolano il creato e questo il buon dio, che non è cattolico né islamico e tanto meno quel sanguinario ebraico, lo sa e ci aiuta, anche nel momemnto del passaggio più estremo.
Abbi fede Blondet, la morte è una dolce compagna che spesso non si accorge di noi e ci lascia soffrire le pene d'inferno in questa camicia di ferro che è la vita terrena. Essa è tanto dolce, quanto ineffabile, ma non è contro di noi. E' la sola e sempre fedele compagna di tutta la nostra vita. E' anche un concetto umano, un assurdo concetto craeto per diffondere il terrore nella vita dei viventi.
Non so come sarà dopo la nostra dipartita, chissà! Mi auguro solo di poter incontrare tutti quelli che non ho consciuto della mia famiglia, di poter capire più cose di quelle che capisco ora, e di poter vedere lì dove la nostra cecità ci impedisce. Non bramo posti affianco di nessuno, ne di dio né di alcun chè, poiché io credo che tutto è l'uno e l'uno è il tutto.
In questi giorni ho potuto vedere un paio di film, uno è "Avatar" e l'altro "Al di là dei sogni" , due polpettoni made in Usa, ma al di là della considerazioni politiche le due pellicole hanno suscitato in me un aspetto sulla morte molte volte sottovalutato, l'essenza, la continuità, la rivelazione, la vita vissuta come segno e come equilibrio e non come un sasso che cade, forse sono solo fandonie,però...
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# ulisse 2012-09-11 07:50
E' commovente la testimonianza di Blondet su ciò che avviene ai malati in ospedale. Il principe di questo mondo ha ottenuto che ognuno di noi arrivi povero e nudo di fronte alla malattia e alla morte, e per di più senza nessuna "chiave interpretativa" per capirle. Se questa vita è tutto ciò che abbiamo, è veramente poco, anzi è niente.
Quando Cristo era di più tra noi, le cose erano diverse: alcun anni fa, mia madre, persona illetterata,dev otissima a Gesù e alla Madona,ebbe bisogno di un ricovero, anche lei per problemi cardiaci che al momento superò,presso un grande ospedale del Nord Italia. Appena in reparto, alle ore 18, cominciò a recitare il Santo Rosario, con me e mia sorella. Lì per lì si accodarono i due malati della stanza. Il giorno dopo, mia madre fu pregata di mettersi in corridoio, e molti malati si unirono alla preghiera. In pochi giorni,tutti i malati del reparto partecipavano alla recita del Rosario, per cui il primario del reparto (persona gentile e perspicace) venne a chiedere a mai madre di anticipare di mezzora la recita del Rosario, perchè i medici/infermieri passavano alle ore 18 per "dare la terapia". La cosa fu fatta, con soddisfazione di tutti,e alla fine , alla recita del Rosario parteciparono tutti i malati, e quella parte del personale che non era impedita dagli impegni del reparto.
Mia madre,richiesta , accettò di tornare per alcuni giorni,dopo le dimissioni,perc hè l'esperimento aveva lasciato le persone entusiaste!
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# Maraffio 2012-09-11 13:05
Bellissimo questo racconto di vita attuale, complimenti a tua madre e a tutta la tua famiglia!
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# mattix 2012-09-11 09:54
Grazie per l'emozione che riesce a trasmettere e suscitare con questi articoli, di profonda fede.
Una preghiera per lei ed un abbraccio affettuoso.
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# milvus 2012-09-11 10:23
Lei è sempre stato, fin dal successo personale di Avvenire, forse da quando vive, in "stato di Grazia": quello stato in cui tutto attorno è meraviglioso, i colori della lavanda, della magnolia, sono netti ed accentuati, il profumo già Le ispira un impegno dietro l'altro, senza scorciatoie. La salute ed il benessere non sono condizioni passive, bisogna costruirsele, affinchè nulla diventi ossessione ed incubo. Comunque stia certo che i medici di ospedale devono "esagerare" per giustificare tutto il Sistema, chiudono la porta ad una data malattia X, per poi far entrare dalla finestra qualcosa d'altro, visto che la condizione di umani è esposta a infiniti pericoli. Nessun medico è in grado di definire nel tempo un decorso. D'accordo per l'estrema unzione, però è segno di paura, giustificabilis sima.
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# Mitrandir 2012-09-11 10:23
Leggo con sorpresa un commento che parla di "abitudine a somministrare il sacramento dell'unzione dei malati più volte ad adulti anche sani"
Può darsi che un'infima minoranza ecceda nell'uso improprio del sacramento, ma la larghissima maggioranza lo trascura e ignora, come fa con la confessione.
Dunque prima di pensare alle pagliuzze, pensiamo alla trave, di tanti battezzati che si privano degli strumenti della salvezza, che, rifiutando i sacramenti, negano a Dio l'opportunità di dimostrare loro quanto li ama!
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# Rosetta M. 2012-09-11 10:41
Ho vissuto l'esperienza di tre shock anafilattici la cui causa rimane ancora ignota, per cui non sapendo a cosa stare attenta, ogni momento potrebbe essere buono per averne un quarto.Questo ha fatto si che il mio pensiero verso sorella morte sia divenuto una costante che però non pesa assolutamente sul mio quotidiano, anzi!.
L'anno scorso poi, dopo un'operazione e alcune complicanze ho ricevuto anche l'unzione degli infermi, ed è stata un'esperienza unica, mistica, liberatoria così pregna di serenità che ne serbo il ricordo con una gratitudine infinita. Gesù in persona è venuto a consolarmi e ad assicurarmi.
Sono volontaria AVO e faccio volontariato presso i malati terminali. Questa esperienza però mi procura molta sofferenza perchè nei reparti oncologici è vietato parlare di Cristo, di morte e di aldilà. Le psicologhe, a frotte, insistono che "bisgna far vivere al paziente il proprio presente!" C....O mi verrebbe da dire, ma ti rendi conto della corbelelria che pontifichi? Allora quando posso e quando sento che il malato è disponibile recito con lui delle preghiere. Mi è capitato anche più volte che pazienti agitati e con gli occhi chiusi, l'affanno e l'angoscia abbiano tratto grande giovamento da una mia mano sulla fronte o sul cuore e da un'intensa silenziosa invocazione a Maria e al Sacro Cuore.
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# Franco_PD 2012-09-11 23:03
Ho stima assoluta per i volontari AVO, che ovviamente ho conosciuto nel corso di soggiorni indimenticabili che personalmente non avrei comunque scelto... E anche di alcuni psicologi che (sono stato fortunato ?) si sono rivelati affabulatori brillanti per ingannare quantomeno il tempo conversando. Ma, contrariamente a quanto scrive Rosetta, di Dio si parla in corsia. E ne parlano i pazienti. E il sacerdote passa per i corridoi. E se glielo richiedi viene con la Comunione, la mattina prestissimo. Avrò forse frequentato altri ambienti.
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# farouq 2012-09-11 13:04
Dicono che dal punto di vista fisico la morte non è dolorosa perchè in un estrema difesa contro un evento sconosciuto il cervello libera tutti i ricordi belli e produce molecole del piacere in quantità ma è l'anima che rimane un mistero per la scienza e se è cattiva sono dolori eterni.
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# Sandra57 2012-09-11 15:25
Grazie Direttore, Lei è il nostro faro per ritrovare la Via.
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# girock77 2012-09-11 15:42
Caro Blondet,
sono stato comunista accanito per anni,ho odiato la religione che mi ha battezzato, ed ho sempre guardato sempre e solo me stesso...
Poi per caso mi sono imbattuto nei suoi scritti ed ho cominciato a crescere e a documentarmi...
Ho solo 35 anni, ma devo a lei il cambio di rotta che il mio spirito ha compiuto.
Grazie
Davide
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# Ivan 73 2012-09-11 17:36
Grazie Direttore per la sua testimonianza!
Un cordiale saluto
Ivan
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# eLahi 2012-09-11 18:39
Anche io vi vorrei tanto ringraziare, caro Direttore, voi non vi rendete nemmeno conto e sicuramente è giusto così, della stima e dell'affetto che lei ed il signor de Fina avete suscitato nei vostri lettori, anche di quelli che pur volendo dirvi qualcosa non lo fanno, ma solo per riguardo...
Siete nelle nostre preghiere!
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# sempreio 2012-09-11 19:19
Dio Padre, ha detto a Madre Eugenia Ravasio, che a Lui basta un pentimento sincero dei propri peccati.
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# Gotico 2012-09-11 20:57
Però dai!
Per completezza di ragionamento diciamo anche che un by Pass non equivale a una missione pionieristica su Marte.
è ormai routine cardiologica.
Direttò, si apparecchi pure alla morte, ma nel frattempo si metta 'sto by-pass!
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# naci56 2012-09-11 23:04
Citazione Maurizio Blondet:
E' vero che non si può tanto parlare della morte, per il fatto che è un'esperienza che assolutamente non abbiamo. Ma è falso che non vi si debba prepararcisi: è un grande trauma, uno spavento, un insieme di tentazioni e di estreme seduzioini diaboliche, da affrontare con fortezza e abbracciati alla Misericordia.

Maurizio Blondet

Citazione Maurizio Blondet:
E' vero che non si può tanto parlare della morte, per il fatto che è un'esperienza che assolutamente non abbiamo. Ma è falso che non vi si debba prepararcisi: è un grande trauma, uno spavento, un insieme di tentazioni e di estreme seduzioini diaboliche, da affrontare con fortezza e abbracciati alla Misericordia.
Maurizio Blondet


Caro Dierettore, rilegga con un po' più di attenzione ciò che ho scritto e capirà che non ho mai affermato che non dobbiamo prepararci alla morte... anzi... se pensassimo e vivessimo ogni giorno come se fosse il nostro ultimo giorno la nostra vita sarebbe completamente diversa... diverse sarebbero le nostre scelte quotidiane, diversi gli occhi con i quali osserviamo il mondo, i nostri familiari, i nostri colleghi di lavoro, vedremmo sicuramente in una luce diversa i malati, i poveri, i bisognosi e tutto il creato risplenderebbe di quella Gloria infinita... invece soffriamo di cataratta, abbiamo avuto una grave otite bilaterale nella nostra infanzia, siamo affetti da una mielografia cervicale per cui camminiamo con estrema difficoltà e siamo stati lobotomizzati... per cui caro Blondet poco o nulla, per noi, riuscirebbe a fare perfino quel grande medico che fu Gesù con magari Dimaco e Tito come assistenti...
Il tempo non esiste, ci pensi bene, è solo una invenzione umana, quindi quello che ha vissuto Lei in questi giorni capiterà, fra qualche immaginario battito di ciglia a tutti noi... la maggior parte delle persone vivrà inconsapevolmen te anche questa esperienza, qualcuno invece, assaporera' questo momento di vera "vita eterna" che lo renderà per un istante simile a Dio... che lo renderà come Dio... che lo renderà Dio... buona fortuna..
Marcello
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# Robert De Zan 2012-09-12 17:22
... ma i suoi coinquilini di camera si sono resi conto di quale personaggio avevano vicino? Avrebbero potuto approfittarne della sua strabordante personalità, del suo indomabile senso critico, spesso pungente.
Cambiando discorso, 10 mesi fa mi è morta la mamma, lo scrivo perchè in quei momenti si è impreparati, i medici lo fanno come routine, ma per un familiare la cosa ha tutt'altro significato.
E vengo al dunque.
Mia mamma stava morendo in ospedale, purtroppo, non capendo niente ed essendo in quelle condizioni non se ne accorgeva che le stavo vicino e le tenevo la mano, respirava a malapena, quando era evidente che avrebbe fatto solo qualche altro respiro, per cui era ancora viva, il dottore mi fece uscire perchè per prassi (protocollo) dovevano farle l'elettro stimolazione al cuore, per cui quando rientrai dopo cinque minuti era morta. Il mio rammarico è non avermi opposto a tale intervento e non esserle stato vicino fino all'ultimo.
E purtroppo ho anche un altro rammarico, quando, tre anni prima, per controllare se l'emorragia allo stomaco fosse risolta la addormentarono per la seconda volta, cosa che avrei potuto evitarle visto che si fa abbastanza presto a capire se il problema sussiste ancora, solo controllando le feci. Praticamente prima dell'intervento allo stomaco via cavo orale frequentava un centro diurno per anziani malati di Alzheimer,entrò con le sue gambe e ne uscì che non aveva più le sue gambe a sorreggerla e neanche quel po' di coscienza che aveva prima di entrare. L'ho scritto, spero invano, ma se a qualcuno dovesse capitare, si sa regolare in merito.
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# aloisius 2012-09-13 01:23
Fede, speranza e santità non alleviano la sofferenza; le danno senso e valore.

Questa è una frase importantissima e totalmente vera. Aggiungeri però che danno la forza di sopportarla.
Pensando a quanto dolore c'è nel mondo, a quei continui massacri sopratutto di bambini, ai genitori che li perdono stravolti dal dolore e da una rabbia impotente, e a quanti non sanno che offrendo tutto a Cristo questi dolori non rimangono fine a se stessi, ricordiamoli nelle preghiere come fratelli.
Pensiamo sempre a Maria Immacolata, la nostra grande Madre e Avvocata.
"...prega per noi peccatori adesso e nell'ora della nostra morte" Amen.

La morte certamente è un argomento serio,
ma lo è altrettanto la lotta senza quartiere che il demonio mette in atto sino all'ultimo per carpirci l'anima, questo anche Shakespeare l'ha scritto: "Vola, vola anima mia, prima che il diavolo si accorga che son morto".

Intanto pensiamo alla vita, che DIO ce la conservi secondo i suoi dettami e nella Sua Grazia.
Auguri direttore.
P.S. si procuri il "Padma" in internet trova tutta la legenda, è uno stura arterie impareggiabile, dia retta.
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# LordJim 2012-09-13 15:48
Gentilissimo Direttore,
La splendida testimonianza che ci regala evidenzia, per contrasto,quant a sorda disperazione alberghi nei cuori dei nostri contemporanei. In effetti, Sant'Alfonso e i padri della Chiesa hanno sempre sottolineato il valore della preparazione alla morte e considerato una disgrazia la morte improvvisa.
Conoscerà sicuramente l'incredibile episodio di cui fu protagonista Padre Pio, ma vale la pena, forse, ricordarlo. Il Santo di Pietrelcina, un giorno qualsiasi, mentre la chiesa di San Giovanni Rotondo era piena di fedeli desiderosi di incontrarlo, si rivolse a un giovane carabiniere, più o meno con queste parole: "Guaglio', preparati, ché tra una settimana te ne torni a casa...". Il giovane si schernì dicendo che non sarebbe potuto tornare a casa perché aveva finito i giorni di licenza...Ma la casa in questione, evidentemente, era la casa del Padre.
L'episodio mi ha sempre colpito: Padre Pio "vide", per intuizione soprannaturale, che quel giovane sarebbe morto dopo sette giorni esatti. Avrebbe potuto avvicinarlo e spingerlo a confessarsi, infine salutarlo con un abbraccio, avendo la (quasi) certezza che se ne sarebbe andato in Paradiso. E invece ritenne necessario rivelargli la verità tale e quale, senza giri di parole, una verità terribile agli occhi del mondo. Va da sé che lo fece per permettergli di prepararsi al meglio, giungendo immacolato al cospetto del Padre.
Da ministro straordinario dell'Eucaristia (chierichetto attempato...) nonché terziario francescano, assisto spesso il mio parroco durante la celebrazione delle esequie, e mi sforzo di considerare la morte una sorella, come faceva frate Francesco. Non so se ci riesco o se invece, anch'io, come tanti, quando penso serenamente alla morte, lo faccio soltanto perché penso in realtà alla morte degli altri e non alla mia, come ammonisce Kierkegaard, nello scritto che si intitola, significativame nte, "Davanti a una tomba".
Tuttavia, il fatto di partecipare a innumerevoli funerali di estranei - e quindi senza l'inevitabile partecipazione emotiva - mi ha premesso di gustare, per dir così, parola per parola il rito delle esequie. Ho colto in tal modo l'infinita sapienza e la straordinaria dolcezza della liturgia cattolica, dove ogni parola ha un peso e un significato peculiari. Così, quando ci si avvia al termine della cerimonia, il sacerdote pronuncia una preghiera bellissima, che dovrebbe far piangere di gioia, e invece è ignorata o ascoltata soltanto distrattamente. O forse, peggio ancora, non è creduta, perché abbiamo smarrito inesorabilmente la sensibilità spirituale per comprendere che quelle parole DESCRIVONO quello che succede effettivamente all'anima del defunto. Ma i più, appunto, neppure le sentono, o, se le sentono, le considerano alla stregua della filastrocca di un romanzo fantasy.
Le parole di quella preghiera sono ben note, ma non è mai superfluo ripeterle:
"Venite, Santi di Dio
accorrete, angeli del Signore.
Accogliete la sua anima e presentatela al Trono dell'Altissimo.
Ti accolga Cristo, che ti ha chiamato, e gli angeli ti conducano con Abramo in Paradiso".
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# albertotardivo 2012-09-13 22:09
Grazie Direttore per avermi (e averci) donato serenità con questo articolo, ricordandoci l'inimmaginabile felicità eterna che ci aspetterà nel Regno dei Cieli.
Ancora grazie.
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# lollus 2012-09-14 00:18
Che dire di un articolo così sentito e passionale? Io l'ho provata la grazia e mi sto riavvicinando alla religione, anche se non alla chiesa che proprio non ci sta. Mi piacerebbe leggere più articoli sulla grazia, che esiste ed è potente ma molto diafanamente sfugge quando ci si sente meglio. Mi piacerebbe anche leggere esperienze dei lettori. Cerco di mandarle un po' di grazia, direttore.
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