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Prologo

Recentemente ho scritto che Giovanni Paolo II ha definito gli Ebrei “Fratelli maggiori dei Cristiani nella Fede di Abramo” nel Discorso che tenne domenica 13 aprile 1986 nella Sinagoga di Roma.

Ho citato a memoria, ma facendo una ricerca più accurata mi debbo correggere.

13 Aprile 1986: “Tempio Israelitico Maggiore” Di  Roma

Domenica 13 aprile 1986 Giovanni Paolo II disse, nella Sinagoga di Roma, rivolgendosi agli Ebrei lì presenti: “Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori”. Quindi non disse che gli Ebrei sono fratelli maggiori dei Cristiani “nella Fede di Abramo”, il che avrebbe aggravato quanto detto (“fratelli prediletti e maggiori”).

31 Dicembre 1986: “Chiesa Del Gesù” Di Roma

Tuttavia il mercoledì 31 dicembre 1986, nell’Omelia tenuta nella chiesa del Gesù a Roma in occasione del “Te Deum” di ringraziamento per l’anno trascorso, Giovanni Paolo II  - nel ringraziare Dio per gli avvenimenti che la Chiesa di Roma aveva vissuto nell’anno 1986 - disse: «Ringrazio la Divina Provvidenza perché mi è stato dato visitare i nostri “fratelli maggiori” nella Fede di Abramo nella loro Sinagoga romana!». Quindi in realtà papa Woytjla ha detto che gli Ebrei sono fratelli maggiori dei Cristiani nella Fede di Abramo, ma in due circostanze diverse.

Inoltre a) se si pone attenzione a quanto disse nella sinagoga romana si deve  costatare che aggiunse altri particolari storici assai significativi che precedettero la sua visita alla Sinagoga del  13 aprile 1986 e b) sparse pure altri gravi errori nella Fede sui rapporti tra Giudaismo postbiblico e Cristianesimo.

A – “Fatti Storici” Dei Rapporti Tra Capi Ebrei E Cattolici

Infatti egli aggiunse 1°) che il Rabbino capo di Roma, professor Elio Toaff, lo aveva già incontrato nel «febbraio del 1981, quando mi recai in visita pastorale nella parrocchia di San Carlo ai Catinari». Per di più 2°) lo stesso Toaff, nel *** giugno del 1963, nella notte che precedette la morte Giovanni XXIII si recò in “Piazza San Pietro, accompagnato da un gruppo di fedeli ebrei, per pregare e vegliare […] quasi a rendere testimonianza alla grandezza d’animo di quel Pontefice aperto a tutti senza distinzione, e in particolare ai fratelli Ebrei”.

B - Errori Contro La Fede

Non pago di ciò narrò 1°) anche che “il 7 giugno del 1979, visitando il lager di Auschwitz” si soffermò a ricordare come il “popolo ebreo ha la sua origine da Abramo, che è padre della nostra Fede [cristiana, ndr]”. Ora Abramo è padre carnale degli Ebrei, ma non spirituale poiché egli credeva nel Messia venturo Gesù Cristo (Giov., VIII, 40 ss.), come pure noi Cristiani crediamo che Gesù è  il Messia e vero Dio e vero uomo, ma gli Ebrei negano ciò, anzi lo reputano una bestemmia passibile di morte.

Inoltre 2°) dal punto di vista della Fede, è molto grave l’affermazione che fece sui rapporti tra Giudaismo e Cristianesimo, dicendo: «La religione ebraica non ci è “estrinseca”, ma in un certo qual modo, è “intrinseca” ala nostra religione». Ora il Giudaismo del Vecchio Testamento contiene in estrinsecamente ed potenza il Cristianesimo o il Nuovo Testamento, ma il Giudaismo talmudico o postbiblico non solo non è “intrinseco” al Cristianesimo (ossia facente una sola cosa con esso), ma neppure “estrinseco”, come il seme che contiene la pianta; infatti esso è in opposizione di contraddizione con il Vangelo, negando la SS. Trinità e la Divinità di Cristo.

Infine 3°) riprende Nostra aetate (d’ora in poi NA) al paragrafo 4, che definisce “lapidario”[1] e riafferma che “agli Ebrei, come popolo, non può essere imputata nessuna colpa collettiva” nel rifiuto e crocifissione di Gesù”, per cui «non è lecito dire che gli Ebrei sono “riprovati, reprobi o maledetti”, poiché essi “rimangono carissimi a Dio”, che li ha chiamati con una “vocazione irrevocabile” (Rom., II, 6) citata in NA e in Lumen gentium, n. 6”». Ora i Giudei increduli in Cristo hanno ricevuto una chiamata o vocazione che è irrevocabile ex parte Dei, ma non ex parte hominis.

Conclusione

Mi scuso per la piccola confusione che ho fatto mischiando in una sola affermazione due distinte esternazioni, che tuttavia si integrano e completano l’una con l’altra.  “Errare humanum est, perseverare diabolicum”.

d. Curzio Nitoglia



[1] In un certo senso … “lapidario” avrebbe voluto esserlo, … ma come la lapide di pietra che fu ruzzolata sul Sepolcro di Gesù affinché non potesse mai più uscire di lì; così NA n. 4 avrebbe voluto  definitivamente seppellire (“Qual masso che dal vertice di lunga erta montana, precipitando a valle di un rumoroso calle,  batte sul fondo e sta”, Manzoni) il Cristianesimo e il Nuovo Testamento e, se la Chiesa non fosse divina, le “porte degli Inferi” avrebbero prevalso contro di Essa, costatando lo stato in cui è stata ridotta, nel suo elemento umano, a partire da Giovanni XXIII sino a papa Bergoglio.


 
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