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Lancet accusa Israele
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«Durante l’invasione terrestre, testimoni oculari descrivono i colpi d’artiglieria dei carri armati in questo modo: prima sparano un proiettile convenzionale; una volta distrutti i muri, un secondo proiettile – al fosforo – è sparato dentro le case. Usato in questa maniera, il fosforo brucia le famiglie. Numerosi corpi carbonizzati sono stati rinvenuti fra particelle di fosforo in fiamme. (...) Il fosforo (usato) sembra essere (immerso) in uno speciale agente stabilizzante. Il risultato che si ottiene è che il fosforo non brucia fino all’esaurimento. Residui di esso coprono i campi, le aree di gioco e i quartieri. Essi riprendono fuoco quando sono raccolti da ragazzini curiosi, o tornano a produrre fumi quando i contadini riprendono a irrigare i loro campi. Una famiglia che era tornata ad annaffiare è stata investita da nuvole di fumo fosforico, che ha prodotto epistassi (sanguinamento del naso). I residui di fosforo così trattati con stabilizzante agiscono come arma anti-uomo contro i bambini, e rendono difficile il ritorno alla vita normale».

Ad elevare questo atto d’accusa – che implica l’accusa di crimini di guerra e atrocità – non è un sito antisemita. E’ «The Lancet», la più autorevole rivista medica del mondo, universalmente stimata per la sua obbiettività scientifica (1).

Autori del rapporto sono due medici britannici, il dottor Swee Ang e dottor Ghassan Abu Sittah, che sono riusciti a penetrare a Gaza durante l’invasione israeliana.

«Un milione e mezzo di tonnellate di esplosivi sono stati gettati sulla Striscia di Gaza» durante i 22 giorni di guerra, ricordano i due medici: e «Gaza è lunga 25 miglia e larga 5, e abitata da 1,5 milioni di persone, il che ne fa di gran lunga l’area più affollata del mondo. Prima dei fatti bellici, Gaza era stata completamente assoggettata a blocco e privata di cibo da 50 giorni. Di fatto, dalle elezioni palestinesi, Gaza è soggetta a blocco parziale o totale di rifornimenti ormai da anni».

I due medici ricordano che 250 persone sono state uccise fin dal primo giorno:

«Ogni singola stazione di polizia è stata bombardata, con l’uccisione di un gran numero di agenti. Spazzata via la forza di polizia, (Israele) si è dedicata a bersagli non governativi. Gaza è stata bombardata dal cielo con F-16 ed elicotteri Apache, cannoneggiata dal mare da navi da guerra israeliane e da terra con artiglieria. Molte scuole sono state ridotte in macerie, compresa la Scuola Americana; 40 moschee, ospedali, edifici dell’ONU, e naturalmente 21 mila abitazioni, di cui 4 mila completamente demolite. Si valuta che 100 mila persone siano oggi senza tetto».

I due medici segnalano che «si è sparato su tredici ambulanze allo scopo di uccidere gli autisti e il personale di soccorso mentre era impegnato nel raccogliere ed evacuare i feriti».

Descrivono vere e proprie esecuzioni a freddo: «Tanks israeliani arrivavano davanti alle case e ordinavano ai residenti di uscir fuori. Vecchi, donne e bambini uscivano, venivano messi in fila, e semplicemente mitragliati. Ci sono famiglie che hanno perso decine dei loro membri in queste esecuzioni. La presa di mira deliberata di bambini e donne disarmati è ben documentata dai gruppi per i diritti civili presenti nella striscia di Gaza il mese scorso».

Affermano che il numero dei morti, «1.350 al 25 gennaio 2009, sta crescendo quotidianamente. Ciò è dovuto ai feriti gravi che continuano a morire negli ospedali. Il 60% dei feriti sono bambini».

ARMI SCONOSCIUTE - I dottori si concentrano sulla speciale gravità delle ferite, dovute ad armi speciali e in parte sconosciute. Del fosforo e del suo uso a scopo di sterminio abbiamo già detto (2). Essi aggiungono:

«I chirurghi ospedalieri riferiscono casi in cui, dopo laparatomia primaria per ferite relativamente piccole, si rende necessaria dopo tre giorni una seconda laparatomia perchè le aree di tessuti in necrosi si estendono. Allora i pazienti si ammalano gravemente e, a circa dieci giorni, questi pazienti richiedono una terza esplorazione (chirurgica) che constata una massiccia necrosi del fegato, a volte accompagnata da sanguinamento profuso, blocco renale, collasso cardiaco e decesso. Benchè sia noto che acidosi, necrosi epatica e arresto cardiaco improvviso da ipo-calciemia sono complicazioni del fosoro bianco, non è possibile attribuire al solo fosforo queste complicazioni».

«E’ urgente analizzare e identificare la vera natura di questo fosforo modificato in relazione agli effetti a lunga scadenza sulla popolazione di Gaza. E’ anche urgente raccogliere ed eliminare i residui di fosforo che coprono l’intera striscia di Gaza: siccome emanano fumi tossici quando sono a  contatto con l’acqua, appena piove l’intera area sarà inquinata di fumi acido-fosforici. I bambini devono essere avvertiti di non toccare nè giocare con questi residui di fosforo».

BOMBE DIME - «L’uso di bombe DIME (esplosivi di materiale denso inerte) risulta evidente, anche se non è accertato l’uso d i uranio impoverito nella parte meridionale. Nelle aree civili, pazienti sopravvissuti sono stati trovati con gli arti troncati con DIME, dal momento che i monconi, oltre a risultare tagliati di netto in modo caratteristico, tipo ghigliottina, non sanguinavano».

BOMBE A IMPLOSIONE - «Sono state usate anche bombe a implosione e bunker-buster. Certi edifici, in particolare il palazzo della Scienza e Tecnologia dell’università islamica di Gaza, di 8 piani, sono stati ridotti a un ammasso di macerie alto pochi metri».

BOMBE SILENZIOSE - «Molti a Gaza hanno descritto una bomba estremamente distruttiva: essa arriva come un proiettiile silenzioso, al massimo con un suono fischiante, e crea (senza esplodere, ndr) vaste aree entro le quali ogni cosa ed essere vivente viene vaporizzato, con tracce minime residue. Non siamo stati in grado di stabilire la natura convenzionale di queste (bombe); si sospetta che siano state sperimentate nuove armi a particolati».

CLUSTER BOMBS - «I primi pazienti feriti da bombe a frammentazione sono stati visti all’ospedale Abu Yusef Najjar»; esse sono state sparate soprattutto attorno al valico di Rafah, il solo che non è controllato da Israele (ma dall’Egitto), non solo in modo da rendere impraticabili i tunnel, ma da ferire – con le sferette esplosive rimaste sul terreno – coloro che cercano di scavare e riparare i tunnel. «Poichè oltre il 50% di detti tunnel è stato distrutto, Gaza ha perso gran parte della sua linea di rifornimenti essenziali. Essi sono la via principale per il cibo e il carburante... I palestinesi stanno ricominciando a scavare i tunnel... Cinque pazienti sono stati ricoverati per aver fatto saltare una specie di ordigno dormiente (booby trap)».

GRAVITÀ DELLE FERITE - «I gravemente feriti sono 5.450, di cui il 40% bambini. Si tratta di pazienti per lo più con vaste ustioni e poli-traumatizzati. Nella cifra non sono compresi i fratturati e i feriti in grado di camminare. Molti pazienti sono morti nella zona di pronto soccorso mentre aspettavano di essere trattati. In un ospedaletto locale, il chirurgo ortopedico ha operato 13 fissazioni esterne in meno di un giorno. Nelle nostre conversazioni con medici e infermieri sono state usate ripetutamente le parole “olocausto” e “catastrofe”. Le equipes sanitarie hanno sulle spalle il peso del trauma psicologico di aver vissuto il mese nella dura situazione (di essere bombardati) e di dover trattare con masse di feriti, che hanno sommerso le loro camere operatorie e di pronto soccorso. Si valuta che, di questi feriti gravi, 1.600 subiranno invalidità permanenti: amputazioni, lesioni alla spina dorsale, ferite craniche, ustioni vastissime con contratture invalidanti» (3).

L’alto costo umano del recente attacco è dovuto a precisi fattori:

NESSUNA VIA DI FUGA - «Essendo Gaza sigillata dalle truppe israeliane, nessuno può sfuggire ai bombardamenti  e all’invasione di terra. Anche entro la Striscia di Gaza è impossibile il movimento tra nord e sud, in quanto i carri armati israeliani hanno tagliato in due la striscia... In confronto, nell’invasione del Libano del 1982 e del 2006, era possibile alla popolazione fuggire da una zona pesantemente bombardata ad una relativamente più calma. Questa possibilità a Gaza non c’è stata».

I CIVILI PRESI DI MIRA SPECIFICAMENTE - «Sgomenta constatare che le bombe usate da Israele sono bombe di precisione. Hanno avuto una precisione del cento per cento su edifici che sono affollati di gente, dato che Gaza è densissimamente popolata. Ne sono esempi il mercato centrale e le stazioni di polizia. Le scuole, le installazioni dell’ONU usate come rifugi contro i bombardamenti, moschee (40 distrutte), le abitazioni di famiglie che si credevano sicure perchè non vi erano combattenti, e i palazzi alti dove una singola bomba a implosione avrevve distrutto più famiglie insieme. Questo continuo e coerente prendere di mira i civili fa sospettare che i bersagli militari sono danni collaterali, mentre sono i civili ad essere i bersagli primari».

LA MANCANZA DI DIFESE CONTRO LE ARMI MODERNE ISRAELIANE - «Gaza non ha aerei, nè missili anti-aerei nè tanks contro l’armata d’invasione. Ne abbiamo avuto personale esperienza (assistendo) a un piccolo scontro fra le cannonate di cingolati israeliani contro AK47 palestinesi. Assenza di rifugi ben costruiti per i civili, anche se ci fossero, non sarebbero al sicuro dalle bombe bunker-buster a disposizione dell’armata israeliana».

CONCLUSIONE -  «Il popolo di Gaza è estremamente vulnerabile e indifeso in caso di un altro attacco. Se la comunità internazionale intende davvero prevenire in futuro una tale quantità di perdite umane, deve sviluppare qualche genere di forza di difesa per Gaza. Altrimenti, molti più civili vulnerabili continueranno a morire».

Questa testimonianza, estremamente importante, coincide con quelle di altri medici occidentali presenti all’invasione, e che hanno curato i feriti.

Il dottore norvegese Mad Gilbert (di cui abbiamo parlato in due recenti articoli) ha parlato delle armi ad alta densità che provocavano «amputazioni multiple e fratture molto gravi. I muscoli sono come strappati dalle ossa, pendono liberamente, e ci sono ustioni gravi. La maggior parte di quelli che sopravvivono all’esplosione iniziale soccombono rapidamente per setticemia».

Il dottor Jam Brommundt, un medico tedesco che ha operato a Kham Younis, una cittadina a sud di Gaza: inizialmente il medico non se ne accorge, «ma durante l’intervento si trovano decine di particelle minutissime in tutti gli organi. Sembra essere un esplosivo che disperde particelle che penetrano tutti gli organi; formano ferite in miniatura, che non si è in grado di attaccare chirurgicamente».

Il dottor Erik Fosse, cardiologo norvegese che ha operato a Gaza, conferma. Di certi feriti che ha trattato dice: «Era come se avessero camminato su una mina, ma non c’erano schegge (shrapnel) nel corpo. Alcuni avevano perso le gambe; come se fossero state tagliate di netto. Sono stato in zone di guerra per trent’anni, ma non ho mai visto simili ferite prima» (4).

Come ha detto il dottor  Gilbert al giornale Oslo Gardermoen, «esiste il forte sospetto che Gaza sia usata come laboratorio per sperimentare nuove armi».

I veri eredi dell’ideologia del genocidio (Gaza è il primo lager auto-gestito al mondo, con spese a carico dei prigionieri) si rivelano così, agli occhi dei medici occidentali, anche i veri eredi del dottor Mengele. Con un sovrappiù di arroganza.

Non solo gli israeliani, ma gli ebrei italiani hanno risposto a D’Alema, che rilevava la «sproporzione» dell’attacco, che D’alema «sta con Hamas» (5). Al cardinal Martino, che aveva definito Gaza un grande campo di concentramento, hanno replicato: «Martino è come Hamas».

Oggi, diranno che la rivista Lancet «sta dalla parte di Hamas»?

Sarebbe bene che l’articolo di Lancet fosse letto dal Santo Padre, prima del viaggio in Israele che tanto fortemente desidera visitare. Magari chiederà anche di visitare Gaza. I suoi ospedali. I suoi feriti mutilati. E i suoi morenti.

Chissà, magari – oltre a chiedere perdono di non si sa che – potrebbe trovare il coraggio di dire la verità ai giudei. O forse perfino meglio, praticare un Esorcismo Solenne e Maggiore su quel popolo «eletto».




1) Dr Ghassan Abu Sittah, Dr Swee Ang, «The wounds of Gaza», The Lancet, 2 febbraio 2009.
2) Israele ha dapprima negato, mentendo, di usare bombe al fosforo. Poi, costrettavi dalle testimonianze degli occidentali presenti, il 20 gennaio ha ammesso di usare artiglieria al fosforo come «schermo fumogeno» (sic) e i proiettili d’artiglieria al fosforo (M825A1, di fattura americana) «contro combattenti di Hamas e lanciatori di razzi nella zona nord». In realtà, sono state bombe al fosforo a colpire il 15 gennaio i magazzini dell’UNWRA distruggendo centinaia di tonnellate di generi alimentari; una bomba al fosforo ha colpito anche l’ospedale di Al Quds a Gaza City. Naturalmente Israele ha detto che c’erano dentro combattenti di Hamas. Data l’abitudine inveterata a mentire, se ne può dubitare.
3) In nota, il dottor Swee Ang ha aggiunto: «Dopo la stesura di questo rapporto, abbiamo parlato con  primari chirurghi palestinesi che ci hanno descritto strane ‘ferite penetrate senza schegge». Anche in questo caso la ferita presenta margini nettamente tagliati. Alcuni (dei chirurghi) hanno trattato le ferite come tali, ma dopo diversi giorni – di solito tre o più – si produceva necrosi dei tessuti circostanti la traccia della ferita. Nel caso della pelle, a volte in forma di ascessi. Nell’addome si nota che la necrosi si estende attorno alla traccia della ferita, provocando necrosi del fegato, cancrena intestinale e danni renali. Sospettiamo che queste ferite siano causate da DIME al tungsteno. In esperimenti su animali il tungsteno è risultato altamente carcinogenico, con tumori maligni che compaiono nel giro di 5-7 mesi.  Il ministro della Sanità di Gaza sta facendo appelli a chiunque abbia ferite da shrapnel insolite o che non guariscono di presentarsi a un qualunque ospedale». Poi dà i suggerimenti tecnici per il trattamento di queste ferite. «E’ obbligatoria la excisione primaria e vasta del percorso della ferita per ridurre al minimo la reazione al tungsteno, che deve essere sempre sospettata. Queste ferite non devono essere confuse con tagli netti, che basta lavare e chiudere. La biopsia dei tessuti è essenziale per capire di più di queste ferite; l’urgenza è pressante dato l’effetto potenziale cancerogeno».
4) Conn Hallinan, «Israel Treated Gaza Like Its Own Private Death Laboratory», Foreign Policy, 13 febbraio 2009.
5) Anche Richard Falck, l’inviato dell’ON U per I diritti umani, ha parlato di sproporzione: «La stessa unilateralità delle cifre delle perdite umane dichiara la sproporzione». Contro 1.350 morti e 5.500 feriti palestinesi, «sono stati uccisi in totale 14 israeliani, di cui tre civili colpiti da razzi, 11 soldati, di cui quattro per fuoco amico». Israele ha espulso alla frontiera Ricgard Falck (che è ebreo) come persona non grata, mentre ha innescato una campagna di propaganda che lo ha dipinto come un estremista di sinistra.



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